Tassi negativi trappola per poveri, disuguaglianze tra risparmiatori italiani si allargano

L'educazione finanziaria tra le famiglie italiane è bassa e questo allarga il divario tra i risparmiatori più abbienti e quelli meno facoltosi e poco istruiti in tempi di tassi negativi. Vediamo perché.

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L'educazione finanziaria tra le famiglie italiane è bassa e questo allarga il divario tra i risparmiatori più abbienti e quelli meno facoltosi e poco istruiti in tempi di tassi negativi. Vediamo perché.

Gli italiani e la cultura finanziaria non sono esattamente amici. Anche l’ultimo rapporto della Consob sulle competenze finanziarie delle famiglie nel Belpaese dipingono un quadro disarmante, non fosse per il fatto che siamo nell’anno di grazia 2019 e che ben il 30% degli intervistati non sia riuscito a dare una definizione accettabile di “azione”, mica uno strumento finanziario complesso.

E solo il 4% ha spiegato bene cosa sia il Bitcoin, mentre il 54% non ha nemmeno saputo effettuare un semplice calcolo percentuale. Infine, la principale fonte di informazione finanziaria per gli italiani resta la famiglia.

Ottobre, mese dell’educazione finanziaria

Conoscere poco e niente di mercati non è mai salutare, specie quando servirebbe essere in massima allerta per evitare di soccombervi. Gli italiani siamo un popolo di santi, navigatori e di risparmiatori. La nostra ricchezza finanziaria netta viene stimata in 4.200 miliardi di euro, quella complessiva sale nei pressi dei 10.000 miliardi, circa 5,5 volte il pil. Pochi popoli al mondo vantano simili fondamentali. I tedeschi, ad esempio, che pure sono noti per la loro propensione a risparmiare, di ricchezza ne posseggono solo per 2,5 volte il pil della Germania.

Ma risparmiare tanto, almeno in passato, per impiegare male il frutto dei propri sacrifici non ha molto significato economico. Sappiamo già che sui conti correnti e deposito delle banche domestiche esiste liquidità per circa 1.500 miliardi, soldi non più remunerati da anni e sui quali, anzi, gravano imposta di bollo, commissioni, canoni annui e l’inflazione, una tassa nascosta e che, però, continua ad esistere. Per non parlare dell’annuncio di Unicredit di imporre tassi negativi sui conti correnti sopra 1 milione di euro dal 2020.

Crescono le disuguaglianze tra risparmiatori

Di questo passo, le differenze tra ricchi e poveri non faranno che aumentare proprio per la maggiore cultura finanziaria dei primi o, in alternativa, per la loro maggiore propensione ad affidarsi alla consulenza per investire al meglio i risparmi. Nell’era dei tassi negativi, infatti, quando gli investitori si trovano costretti a fare i tripli salti mortali per andare a caccia di “yield” per sé e i propri clienti, l’ultimo lusso che ci si può permettere è di restare fermi, di parcheggiare denaro in attesa di un improbabile arrivo di occasioni imperdibili.

Vi diamo solo qualche dato per farvi capire di cosa parliamo. Quest’anno, chi avesse investito il proprio denaro in azioni europee, si sarebbe già portato a casa un rendimento lordo del 24%. Chi avesse optato per investimenti in obbligazioni in euro con rating “investment grade”, ossia relativamente sicure, avrebbe incassato un buon 6,5% in media. Chi avesse costruito, poi, un portafoglio per metà in azioni e per metà in bond, sempre in euro e, quindi, con rischio di cambio nullo, avrebbe ottenuto un rendimento medio del 15%.

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Se, infine, non ci si fosse mossi da Piazza Affari, lo stesso ci si sarebbe portati a casa il 28%. Tutto questo in poco più di 10 mesi. Quanti, invece, per ignoranza o codardia fossero rimasti liquidi, asi ritroverebbero oggi con risparmi dal valore reale inferiore a quello di inizio anno, considerata l’inflazione, ma anche tenendo conto dell’imposta di bollo. Dunque, i più accorti, che apparterrebbero in Italia alle fasce di reddito medio-alte, avrebbero incrementato la loro ricchezza, mentre i meno educati sul piano finanziario avrebbero persino “bruciato” parte dei loro risparmi. Moltiplicate tutto questo per tot anni e vi renderete conto che il problema dell’italiano medio sia la bassa educazione finanziaria, che amplia le disuguaglianze sociali.

Attenzione, il fai da te fa spesso male anche quando viene adottato quale modus operandi tra i risparmiatori più abbienti e con cultura finanziaria sufficiente, perché seguire un investimento non significa azzeccare l’asset da comprare per rivenderlo il prima possibile a prezzi più alti. Per una volta che andasse bene, diverse altre potrebbero provocare mal di pancia. Servono strategie a lungo termine, non prettamente speculative. Lasciamo che siano i trader a fare compra e vendi più volte al giorno e affidiamoci agli esperti per tutelare i nostri risparmi.

Ma in Italia, la consulenza è percepita solo come un costo, le conoscenze notoriamente non vengono remunerate quanto si dovrebbe e così si finisce per perdere treni in corsa e per farsi del male, specie quando si hanno già pochi denari in partenza.

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