Rendimenti negativi, trappola fatale per banche centrali e investitori

I rendimenti negativi dei titoli di stato provocheranno perdite immense, tanto che le banche centrali non saprebbero più come muoversi.

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I rendimenti negativi dei titoli di stato provocheranno perdite immense, tanto che le banche centrali non saprebbero più come muoversi.

Secondo Bank of America Merrill Lynch, ci sarebbero adesso titoli di stato con rendimenti negativi per 13.000 miliardi di dollari in tutto il mondo, in crescita di ben 2.000 miliardi dal giorno del referendum sulla Brexit, segno che gli investitori in ogni angolo del pianeta starebbero fuggendo a ripararsi dai rischi verso gli assets più sicuri. In Germania, adesso ammontano a oltre 700 miliardi di euro i Bund con rendimenti inferiori al -0,4%, il minimo fissato dalla BCE per l’acquisto di titoli con il “quantitative easing”.

Ciò equivale ad affermare che il 70% dei titoli di stato tedeschi non sono più acquistabili da Francoforte e come un cane che si morde la coda, il governatore Mario Draghi dovrà probabilmente tagliare nuovamente i tassi overnight al prossimo board tra pochi giorni, oppure verosimilmente abbandonare la “capital key”, ovvero la regola, secondo la quale gli acquisti dei bond governativi sono legati alle dimensioni dell’economia di un paese nell’Eurozona, anziché a quelle del suo debito.

Rendimenti bond infimi, perdite potenziali enormi

Considerando che i tassi negativi colpiscono i margini delle banche e che quelle europee sono messe male, è probabile, quindi, che la BCE inizierà a comprare più BTp e Bonos e meno Bund, come soluzione finale per evitare il fallimento del QE, che sarebbe paradossalmente provocato da un eccesso di successo del medesimo programma.

Tornando ai rendimenti negativi, che 13.000 miliardi di titoli di stato rendano sottozero, tra cui persino i titoli della Svizzera a 30 anni, mentre un bond del Giappone a 40 anni offre un ridicolo 0,12%, viene avvertito sempre più come un cattivo presagio per il futuro da parte dei mercati.

 

 

 

Rischi immensi sul mercato obbligazionario

Il mese scorso, Goldman Sachs stimò che sarebbe bastato un aumento dei tassi di 100 punti base per provocare nei soli USA perdite per 1.000 miliardi di dollari, ma utilizzando una misura meno conservativa del mercato obbligazionario, queste sono attese fino a 2.400 miliardi di dollari. E pensare che da allora i rischi sono cresciuti, visto che i Treasuries hanno toccato nuovi minimi storici, scendendo all’1,36% sulla scadenza decennale.

Il dato curioso è che le preoccupazioni sembrano concentrarsi maggiormente in America, dove pur essendo i rendimenti abbastanza infimi, risultano ancora nettamente superiori a quelli dell’Eurozona, dove ammontano a circa 1.800 miliardi di euro i bond con rendimenti negativi.

Banche centrali prigioniere di sé stesse

Un minimo aumento dei tassi di mercato, infatti, scatenerebbe una caduta dei prezzi, infliggendo perdite tanto più alte, quanto più bassi sono i rendimenti attuali. Per questo, la Federal Reserve non può permettersi nemmeno di varare una seconda stretta in 10 anni, dopo averne testata una nel dicembre scorso ed equivalente ad appena 25 punti base, ma ricevendo come risposta un crollo di Wall Street nelle settimane seguenti e un’instabilità finanziaria evidente nel resto del pianeta.

Le banche centrali hanno sostanzialmente creato un problema, che non sono più in grado di gestire, senza che nel frattempo siano riuscite a centrare gli obiettivi prefissati (discorso a parte per la Fed), visto che l’Eurozona e il Giappone, tra gli altri, restano nella morsa della stagnazione e della deflazione.

 

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