Tassi negativi a lungo contro la bolla del credito

Tassi negativi introdotti per azzerare i rendimenti dei bond e rendere sostenibile il debito pubblico e privato? Una visione non ortodossa delle reali finalità delle banche centrali.

di , pubblicato il
Tassi negativi introdotti per azzerare i rendimenti dei bond e rendere sostenibile il debito pubblico e privato? Una visione non ortodossa delle reali finalità delle banche centrali.

Sapete a quanto ammonta la montagna del debito totale (pubblico e privato) nel mondo? A ben 200.000 miliardi di dollari, segnando un aumento di 60.000 miliardi dal 2008 e arrivando a circa il 300% del pil globale (+20%). La cifra è spaventosamente alta e quel che maggiormente rileva è che tenderebbe a crescere di anno in anno, in rapporto al pil, a causa del livello superiore dei tassi rispetto alla crescita economica.

Con questi numeri, infatti, un tasso medio del 2% equivale al 6% del pil dell’intero pianeta, per cui servirebbe una crescita del 6% solo per stabilizzare il rapporto tra debito e pil. Considerando che quest’anno, se tutto va bene, l’economia globale crescerà del 3%, si capiscono i timori delle principali banche centrali, che stanno cercando nei fatti di comprimere artificialmente i tassi, in modo da non fare esplodere la bolla del credito, che pur in rallentamento con la crisi finanziaria del 2008, continua a crescere.

Debito Eurozona insostenibile con bassa crescita

L’Eurozona non viene risparmiata da questo problema, anzi. Il suo indebitamento complessivo si attesterebbe intorno al 225% del pil. Poiché registra una crescita relativamente molto bassa, allo stato attuale servirebbero tassi medi non superiori allo 0,6-0,7% per evitare che il suo grado di indebitamento aumenti.

Avete capito a cosa servono i tassi negativi, introdotti dalle principali banche centrali del pianeta (per ora, esclusa la Federal Reserve)? Il debito sovrano negoziato sui mercati finanziari con rendimenti negativi dovrebbe aggirarsi sugli 11.000 miliardi di dollari, quasi un terzo del totale.

 

 

 

Rendimenti bond già bassi, ma serve di più

Nell’Eurozona, anche 485 miliardi di corporate bond con rating “investment grade” mostrano oggi rendimenti negativi. Mediamente, le obbligazioni societarie non speculative nell’area rendono il nuovo minimo storico dello 0,7%.

Per quanto infimi siano i rendimenti sia dei titoli di stato che dei corporate bond, così come per quanto in basso siano precipitati i tassi sui mutui e i prestiti erogati a famiglie e imprese, a causa della bassa crescita registrata nell’area, l’obiettivo di stabilizzare il rapporto tra debito totale e pil non può dirsi raggiunto.

Tassi negativi contro bolla credito

Per farlo, quindi, bisognerà comprimere il credito, ovvero man mano che i prestiti nel settore privato arriveranno a scadenza, solo in parte dovranno essere rinnovati. Lo stesso potrebbe accadere nel settore pubblico, ma implicherebbe avanzi di bilancio irrealistici, per cui resta un esercizio più teorico che pratico.

I soli tassi negativi non salveranno il mondo e, in particolare, l’Eurozona dallo scoppio della bolla del credito sempre meno sostenibile. Da qui, la soluzione ricercata per via traversa da parte della BCE di sopprimere i rendimenti con acquisti crescenti di bond pubblici e privati, che se da un lato stanno distruggendo il mercato obbligazionario, dall’altro stanno facendo crollare il costo medio dell’indebitamento di imprese e governi, avvicinandolo a quella soglia di sostenibilità sopra mostrata.

 

 

 

Carenza bond in Eurozona

Stando ai dati recenti sugli acquisti dei bond, Francoforte starebbe beneficiando maggiormente Germania, Francia e Italia, le grandi economie dell’area. I titoli tedeschi rappresentano il 27,4% degli acquisti complessivi, l’1,8% in più della quota loro spettante, mentre per quelli francesi e italiani si ha un eccesso dell’1,4%.

Questi numeri sarebbero la spia delle difficoltà dei funzionari di Mario Draghi di eseguire il “quantitative easing”, secondo le linee-guida previste sin dall’inizio dello scorso anno. Ricordiamoci che tra queste vi è anche il limite di un terzo dei bond acquistabili su ogni emissione (dal 25% precedentemente perseguito).

Ristrutturazione debito sempre meno facile con BCE

A causa proprio della carenza di bond sul mercato secondario, è probabile che questa soglia venga innalzata, magari al 50%. Un intervento simile ha, però, effetti indesiderati proprio per il mercato, in quanto a seconda dei titoli, esiste una percentuale di blocco, variabile dal 25% al 33%, che consente agli obbligazionisti di non avallare eventuali ristrutturazioni del debito dell’emittente, sia esso un governo o una società privata.

Poiché la BCE non può per statuto acconsentire a ristrutturazioni, man mano che incrementa la sua percentuale detenuta, complica le probabilità che il resto della platea degli obbligazionisti riesca a raggiungere quella maggioranza qualificata di almeno i due terzi per dare il via libera a eventuali richieste di allungamento delle scadenze e/o al taglio delle cedole e/o ancora al taglio del valore nominale dei titoli posseduti.

 

 

Rischio default disordinati futuri

Per concludere, le banche centrali principali stanno adottando i tassi negativi per arrestare la crescita esplosiva del debito totale nelle rispettive economie, più che per accelerare l’inflazione ai target. Per farlo, però, stanno imbarcandosi in stimoli monetari non solo rischiosi, in quanto fonte di una nuova e più pericolosa bolla finanziaria, ma anche dagli effetti potenzialmente paralizzanti per il mercato, in quanto numerose ristrutturazioni del debito di società private o di governi potrebbero essere impedite dalla presenza proprio degli istituti tra i creditori, con il rischio che alla lunga si creino le premesse per default disordinati.

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , , , , , , , , , , , , ,
>