Tassi negativi inefficaci: ecco perché non funzionano e arriverà il deficit spending

I tassi negativi non stanno funzionando. Vediamo perché e cerchiamo di capire come si arriverà al deficit spending.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
I tassi negativi non stanno funzionando. Vediamo perché e cerchiamo di capire come si arriverà al deficit spending.

I tassi negativi sono realtà in buona parte dell’economia mondiale. Eppure, l’Eurozona non esce dalla stagnazione economica e dalla deflazione strisciante, così come il governo di Tokyo non riesce a portare il Giappone dalle secche della stagnazione e della deflazione ventennali. Ciò, nonostante sul mercato globale sono arrivati a rendere sottozero titoli di stato per un controvalore di 11.700 miliardi di dollari.

Qual è l’idea alla base delle azioni delle banche centrali, le artefici dei tassi negativi, ovvero di una politica monetaria non convenzionale? Poiché i tassi regolano i risparmi, gli istituti ritengono che un loro abbassamento finanche in territorio negativo incentiverebbe i consumatori a spendere, anziché a risparmiare. Questo, perché il risparmio non sarebbe più remunerato, ma anzi, addirittura, tassato.

Sta accadendo, però, che le famiglie e le stesse imprese non solo non stanno aumentando rispettivamente i consumi e gli investimenti, ma al contrario li starebbero comprimendo, aumentando il risparmio complessivo e, pertanto, non contribuendo alla ripresa della propria economia, come le banche centrali si aspettavano.

Teoria reddito permanente

Come mai? Diverse le spiegazioni di questo fenomeno apparentemente paradossale, ma vi proponiamo una delle più solide da un punto di vista teorico e nota come “teoria del reddito permanente”. Secondo i suoi sostenitori, tra cui il Premio Nobel, Milton Friedman, padre del monetarismo, un individuo tende a stabilizzare il reddito nel corso della sua vita.

In sintesi, ciascuno di noi sarebbe consapevole che la propria esistenza sia caratterizzata da tre fasi: una prima, durante la quale si è piccoli, successivamente si studia e non si lavora, per cui il reddito risulta inferiore ai propri consumi, che vengono di fatto sussidiati dalle famiglie; una seconda, durante la quale si lavora e si tende a consumare meno di quanto si guadagna, risparmiando il resto; una terza, caratterizzata da bassi redditi (pensione e risparmi accantonati nella fase precedente), durante la quale si tende a consumare di più di quanto si guadagna.

 

 

Bassi consumi con tassi negativi

Come vengono finanziati i consumi di questa terza età? Dai risparmi effettuati seconda fase, durante la propria carriera lavorativa. Ora, i lavoratori, secondo i teorici del reddito permanente, sanno che il loro reddito futuro è legato ai risparmi attuali, rivalutati al tasso d’interesse. Tuttavia, se questi sono molto bassi o persino negativi, ciò implica che a parità di reddito futuro desiderato, essi dovranno risparmiare di più e non di meno.

Ecco spiegato, quindi, perché le famiglie in Europa (e non solo) starebbero tagliando i consumi, quando i tassi negativi dovrebbero incoraggiarle a spendere di più. Contrariamente a quanto pensano e desiderano i governatori centrali di mezzo pianeta, con l’allentamento eccessivo della politica monetaria starebbero ponendo le basi per un clima depresso di lungo periodo, caratterizzato da bassi consumi, bassi investimenti e alti risparmi.

Si punterà su deficit spending

In questo clima, è evidente che i prezzi dei beni e dei servizi non potranno salire granché, costringendo le stesse banche centrali a mantenere intatte le loro politiche, temendo altrimenti di spingere le rispettive economie verso la deflazione. Se questo è vero, però, allora significa che prestissimo sarà evidente a tutti l’inefficacia della sola politica monetaria nel ravvivare l’economia.

Cosa succederà allora? E’ molto probabile che l’accento sarà posto sempre più sulle politiche fiscali accomodanti, ovvero sull’aumento della spesa pubblica e/o sul taglio delle tasse in deficit. Resta un grosso problema: non tutti avrebbero spazi di manovra su questo versante; non l’Italia, con un rapporto debito pubblico/pil già al 133%. E paradossalmente, proprio la nostra sarebbe una delle economie avanzate più bisognose di crescere. Un altro motivo per non essere molto ottimisti sul futuro a medio termine del Belpaese.

 

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Argomenti: bond sovrani, Crisi Euro, Economia Europa, quantitative easing, rendimenti bond, rendimenti negativi, stimoli monetari, tassi negativi