Tassi negativi, anche gli USA ci pensano: ma non erano in ripresa?

Tassi negativi preso realtà anche negli USA? Ecco perché potrebbe accadere e quale significato avrebbe.

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Tassi negativi preso realtà anche negli USA? Ecco perché potrebbe accadere e quale significato avrebbe.

La Federal Reserve ha chiesto alle banche americane di simulare negli stress-test anche l’eventuale uscita del Regno Unito dalla BCE (cosiddetta Brexit), nonché una recessione dell’economia USA per 5 trimestri, il crollo del mercato azionario del 50%, l’impennata della disoccupazione al 10% e, audite, audite, l’effetto dei tassi negativi sui loro bilanci.

Prima domanda: cosa sono gli stress-test? Scenari critici ipotizzati, per valutare la resistenza patrimoniale di una banca a vari gradi di avversità economico-finanziarie.

In genere, vengono presi in esame fattori di estrema criticità, molti dei quali per fortuna poco probabili, ma utili per capire di quanto capitale avrebbe bisogno una banca nel caso questi si verificassero.

USA non escludono più tassi negativi

Ora, il fatto che la Fed faccia simulare alle banche americane il rischio Brexit non significa che questo si materializzerà nei prossimi giorni. Lo stesso dicasi per i tassi negativi. Eppure, più di un indizio spinge a ritenere che l’istituto possa adottarli presto.

Per prima cosa, dopo avere dato vita alla prima stretta monetaria negli USA dal 2006 nel dicembre scorso, ha rinviato di board in board un secondo rialzo dei tassi, temendone gli effetti sull’economia americana. E poche settimane fa, lo stesso governatore Janet Yellen non ha escluso che i tassi negativi possano essere studiati anche per l’America, tenendo conto che un quarto dell’economia mondiale è gestita da banche centrali, che li hanno adottati. Infine, l’inserimento negli stress-test.

 

 

 

Due tipi di tassi negativi

Cosa sono di preciso i tassi negativi? In Giappone e Svezia, le banche centrali li hanno adottati per la fissazione dei saggi di riferimento, nel senso che prestano denaro a breve termine alle banche dei rispettivi paesi senza alcun costo, ma anzi “pagando” loro per il denaro prestato. La misura è tesa a stimolare la liquidità in favore dell’economia reale.

Nell’Eurozona, in Svizzera e Svezia, invece, per tassi negativi s’intende che le banche devono pagare gli istituti centrali per depositarvi i loro eccessi di liquidità.

Anche questa misura, per altra via, mira a stimolare il credito, “costringendo” le banche a prestare denaro a famiglie e imprese, anziché “bruciarlo” parcheggiandolo. In entrambi i casi, poi, un effetto perseguito è l’indebolimento del cambio, tramite la fuga dei capitali.

Effetti scarsi ovunque

I risultati di questi esperimenti monetari estremi sono scarsi ovunque. Il credito non riparte e non si avvertono segni di miglioramento evidenti nemmeno sul fronte dell’inflazione, dei consumi e degli investimenti. Al momento, presso la BCE risultano depositati poco più di 300 miliardi di liquidità da parte degli istituti in forma di overnight.

Certo, gli effetti sull’economia americana potrebbero essere migliori. Pochi giorni fa, il ceo di Deutsche Bank, Paul Achleitner, nell’attaccare i tassi negativi, ha dichiarato quanto segui: “se dai 100 dollari a un americano, questi probabilmente li spenderà; se li dai a un tedesco, li risparmierà”.

 

 

 

Sarebbe segnale negativo per economia globale

Questa diversa propensione, spiega il manager, è frutto di aspettative diverse sullo stato della propria economia. Nell’Eurozona, complici proprio i tassi negativi, si starebbe generando la sensazione che il futuro potrebbe essere più grigio del presente. Non sappiamo se anche negli USA potrebbero aversi simili aspettative future, ma qui stiamo sostanzialmente prevedendo che la Fed sarebbe pronta a tornare sui propri passi e ad allentare nuovamente la politica monetaria, quando sono passati pochi mesi dal primo timido rialzo dei tassi di appena 25 punti base. I tassi negativi in America segnalerebbe a famiglie, imprese e mercati finanziari che la situazione è così critica da richiedere un’inversione a U e l’ingresso in una nuova fase di sperimentazione monetaria. Potrà mai questo segnale portare a un rinvigorimento di consumi, investimenti e crescita?

 

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