Trump accusa la Yellen sui tassi Fed, ma cosa accade se vince le elezioni USA?

Il candidato alla presidenza USA, Donald Trump, chiede un rialzo dei tassi Fed e attacca il governatore Janet Yellen. Ma cosa accadrebbe nel caso di sua vittoria?

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Il candidato alla presidenza USA, Donald Trump, chiede un rialzo dei tassi Fed e attacca il governatore Janet Yellen. Ma cosa accadrebbe nel caso di sua vittoria?

Il candidato repubblicano alla presidenza USA, Donald Trump, ha attaccato la Federal Reserve, sostenendo che il suo governatore Janet Yellen terrebbe i tassi artificialmente bassi per impedire che tutto il resto vada giù e, in particolare, per rafforzare il mercato azionario e dare l’impressione che il presidente uscente Barack Obama stia facendo bene all’economia americana.

“A un certo punto, i tassi dovranno cambiare”, ha aggiunto.

Non è la prima volta che il magnate accusa la Yellen di essere “altamente politicizzata” e almeno su quest punto è in sintonia con i dirigenti del suo partito, visto che anche i conservatori presenti al Congresso hanno spesso criticato l’operato della prima donna a capo dell’istituto, sostenendo che rischia di provocare un’inflazione eccessiva con la sua politica dei bassi tassi.

Tassi Fed, repubblicani contro Yellen

Alle precedenti primarie di 5 anni fa, era toccato al governatore repubblicano del Texas, Rick Perry, attaccare l’allora capo della Fed, Ben Bernanke, accusandolo di essere un “assassino del dollaro”. Da questi attacchi, si evincerebbe che nel caso di elezione di Trump a novembre, la politica monetaria americana si normalizzerebbe con maggiore velocità rispetto al percorso finora studiato dalla Fed.

Ma le cose stanno esattamente così? Anzitutto, dobbiamo chiarire che formalmente la Fed è indipendente, anche se il governatore viene nominato dal presidente su ratifica del Senato. Ma la Yellen resterà in carica fino a tutto il 2017, per cui solo tra poco più di un anno, l’eventuale presidenza Trump potrebbe individuare un nome per la sostituzione.

 

 

 

Elezioni USA, cosa accadrà ai tassi

Nel frattempo, è vero, però, che l’istituto risente molto della linea di politica economica perseguita dalla Casa Bianca, com’è sempre accaduto negli ultimi decenni, indipendentemente dalle idee politiche del suo “chairman”. E così, il democratico Paul Volcker fu responsabile di una politica restrittiva sotto la presidenza Reagan, mentre il repubblicano Alan Greenspan ha guidato la Fed sotto ben 4 presidenti diversi, distinguendosi per una gestione per lo più espansiva.

Trump non avrebbe modo di influenzare direttamente il processo decisionale dell’istituto, che risponde al doppio mandato di garantire la stabilità dei prezzi, unitamente alla piena occupazione, obiettivi entrambi quasi raggiunti, stando agli ultimi dati macroeconomici USA.

Vittoria Trump, le previsioni

Secondo Citigroup, però, per paradosso potrebbe avvenire esattamente il contrario, ossia che nel caso di vittoria di Trump, i tassi USA tenderebbero a restare bassi o persino ad essere ulteriormente tagliati dalla Fed, mentre con Hillary Clinton presidente potrebbero esservi rialzi più ravvicinati e la normalizzazione monetaria sarebbe più alla portata. Perché?

Una vittoria di Trump risulterebbe sgradita ai mercati per le sue esternazioni contrarie agli accordi commerciali con le grandi aree economiche del pianeta, specie contro il TPP. Pertanto, la crescita economica americana potrebbe rallentare e finanche tradursi in una recessione anticipata rispetto alle attuali previsioni, per cui i tassi dovrebbero restare necessariamente bassi.

 

 

 

Vittoria Clinton, le previsioni

Il discorso, almeno in teoria, sarebbe diverso sotto la presidenza Clinton, che ispirando maggiore fiducia tra gli investitori, pur essendo una democratica, scanserebbe i venti di crisi e renderebbe più probabile un rialzo dei tassi più veloce.

Alla base di queste previsioni c’è anche il convincimento che la Fed non alzerà i tassi a settembre e rinvierà la stretta a dicembre, ossia a dopo le elezioni USA, in modo da verificarne l’impatto sui mercati. E se a vincere sarà Trump, dovremmo scordarci un secondo ritocco all’insù. Ad oggi, i sondaggi non appaiono chiari: dopo un agosto da dimenticare, le distanze tra i due candidate si sarebbero annullate. La Clinton viene considerata in lieve vantaggio per un numero maggiore di rilevazioni, ma Reuters darebbe leggermente in testa il repubblicano.

I mercati azionari negli USA sono sostanzialmente stabili dall’inizio di agosto, un fatto che denoterebbe incertezza tra gli stessi operatori sull’esito delle elezioni. Ricordiamo che in oltre l’80% dei casi dagli anni Venti ad oggi, Wall Street ha indovinato chi avrebbe vinto la corsa per la Casa Bianca, crescendo nel caso di previsione di vittoria del candidato appartenente allo stesso partito di governo uscente.

 

 

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