Tassi Fed, rialzo ad aprile o giugno? La Yellen parla oggi

Tassi USA, rialzo ad aprile o giugno? Ecco cosa potrebbe dire oggi il governatore Janet Yellen.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tassi USA, rialzo ad aprile o giugno? Ecco cosa potrebbe dire oggi il governatore Janet Yellen.

E’ molto atteso il discorso, che il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, pronuncerà oggi all’Economic Club di New York. I mercati ritengono che dovrebbe essere in grado di segnalare loro con maggiore precisione la tempistica del prossimo rialzo dei tassi USA, che sempre più analisti e investitori iniziano a intravedere già a partire dal mese entrante. A tale proposito, però, dire che vi sia un pizzico di confusione non è scorretto. Al board di metà marzo, la Yellen ha tenuto toni “dovish”, sostanzialmente rinviando intorno alla metà dell’anno la prossima stretta sui tassi e con i suoi funzionari a pubblicare previsioni dimezzate rispetto a dicembre, in relazione al numero di aumento dei tassi entro il 2016, attesi adesso per appena un paio da 25 punti base (dai 4 di fine 2015).

Lavoro USA, segnali positivi

Tuttavia, il tasso di crescita dei posti di lavoro resta soddisfacente e la disoccupazione è scesa al 4,9%, mentre l’economia americana non invierebbe segnali di rallentamento preoccupanti. Inoltre, il dollaro ha frenato la sua corsa negli ultimi mesi, perdendo mediamente il 2,6% dall’inizio dell’anno contro le principali valute del pianeta e allontanando lo spettro della deflazione. Quest’ultima appare un rischio meno elevato, dopo che le quotazioni del petrolio hanno segnato un rialzo del 50% dalla seconda metà di gennaio, attestandosi intorno ai 40 dollari. Infine, le tensioni sui mercati finanziari internazionali sembrano essersi sopite, un’altra ragione per rasserenare la banca centrale a stelle e strisce sull’impatto della stretta sulla sua economia e sul resto del pianeta. Diversi autorevoli funzionari della Fed hanno dichiarato nei giorni scorsi di essere pronti a chiedere un secondo rialzo dei tassi in aprile, in considerazione del quasi raggiungimento del target d’inflazione e della discesa della disoccupazione verso un livello di piena occupazione del mercato del lavoro americano. Si è espresso in questi termini, ad esempio, il governatore della Fed di St.Louis, James Bullard, considerato un “centrista” all’interno del board, anche se più incline alle posizioni dei cosiddetti “falchi” e non gode per quest’anno del diritto di voto.      

Fiducia tra americani sembra non essere elevata

Dal canto suo, la Yellen potrebbe porre anche oggi l’accento su altri aspetti salienti del dibattito di queste settimane. Gli organismi internazionali continuano a stimare la crescita del pil USA per quest’anno intorno al 2%, ma hanno ridotto le loro previsioni di alcuni decimali. Il tasso di aumento dei salari orari resta inchiodato nel range 2-2,5% da 5 anni e ciò non depone in favore di attese inflazionistiche stabilmente ancorate al target. Inoltre, la stessa Fed di Atlantia ha tagliato in pochi giorni le attese sul pil nel primo trimestre dal precedente +1,4% ad appena il +0,6%. C’è una doppia faccia della crescita americana in questa fase: da un lato, i dati sembrerebbero confortare coloro, che ritengono che l’America sia ampiamente uscita dalla crisi e sia ormai in piena occupazione, ma allora come spiegare che i rendimenti dei Treasuries continuano a restare bassi, scendendo di una quarantina di punti base da inizio anno sulla scadenza decennale e attestandosi al momento all’1,88%? Va bene che il mercato starebbe scontando da tempo una stretta molto graduale, ma sembra anche che dietro alla forza dei titoli di stato emessi dal Tesoro americano ci sia la volontà degli investitori di ripararsi in beni-rifugio, come se non si fidassero della potenza della crescita USA. E chissà che nel discorso di oggi, la Yellen non farà accenno proprio alla “fiducia” di famiglie e imprese americane, lasciando intendere che la monitorerà con attenzione, prima di decidere quando alzare i tassi per la seconda volta dopo un azzeramento di 7 anni.

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Argomenti: Economia USA, Fed, super-dollaro, tassi USA