Tassi Fed, l’economia americana è pronta all’avvio della stretta?

La Federal Reserve potrebbe alzare i tassi USA, settimana prossima. I dati andrebbero in quella direzione, anche se resta il dubbio sull'inflazione futura.

di , pubblicato il
La Federal Reserve potrebbe alzare i tassi USA, settimana prossima. I dati andrebbero in quella direzione, anche se resta il dubbio sull'inflazione futura.

Tra 6 giorni sapremo se la Federal Reserve alzerà o meno i tassi USA, cosa che si è impegnata di fare entro l’anno. I trader ci credono sempre meno, assegnandovi il 30% di probabilità che si verifichi la settimana prossima e il 60% entro dicembre. Ad avere rafforzato i dubbi sull’avvio della prima stretta monetaria dal 2006 sono state le turbolenze finanziarie in Asia, dove la Cina sta rallentando vistosamente il ritmo di crescita e la Borsa di Shanghai ha perso il 40% dal picco di 3 mesi fa. Eppure, i dati sull’economia americana sono molto buoni. Ad agosto, il tasso di disoccupazione è sceso al 5,1%, ossia nel range del 5-5,2%, che la Fed ritiene essere quello di piena occupazione. Vero è che l’indice dei prezzi al consumo in agosto si confermava ancora debole, ma depurato delle componenti più volatili (energia e alimentari freschi), esso cresce dell’1,8% su base annua, a un soffio dal +2% del target dell’istituto. (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/tassi-usa-ecco-perche-la-fed-potrebbe-alzarli-a-settembre/).

Con piena occupazione, inflazione USA dovrebbe salire

Inoltre, un tasso di disoccupazione ritenuto in linea con uno stato di piena occupazione per il mercato del lavoro americano lascia intravedere un’accelerazione dei prezzi, in quanto al di sotto del livello attuale, definito anche NAIRU (“Non accelerating inflation rate of unemployment”), la minore disoccupazione inizierebbe a stimolare l’inflazione. Dopo tutto, la Fed guarda al futuro a breve e medio termine per assumere una direzione di politica monetaria, non si limita a guardare cos’è accaduto nel recente passato. Se lo facesse, ne dedurremmo che il rialzo dei tassi sarebbe non probabilissimo, visto che ad agosto si è registrato un calo dei prezzi dei beni importati dell’11,4% annuo e dell’1,8% mensile.

In entrambi i casi vi è stata un’accelerazione al ribasso dal -10,5% e -0 ,9% rispettivamente. Anche le attese erano migliori, pari a un calo annuo dell’11,1% e uno mensile dell’1,6%.

Rischio deflazione impensierisce la Fed

Prezzi più bassi per i beni importati indicano minori costi di produzione e prezzi finali inferiori anche per i consumatori americani, nei prossimi mesi. In sostanza, anziché tendere all’obiettivo, l’inflazione potrebbe tornare a scendere, cosa che il governatore Janet Yellen vuole evitare, per impedire che l’economia americana scivoli verso la deflazione. (APPROFONDISCI – https://www.investireoggi.it/economia/tassi-usa-perche-il-crollo-dei-prezzi-delle-commodities-frena-la-stretta-della-fed/). D’altra parte, il Dipartimento del Lavoro ha rilevato per il mese di luglio ben 5,75 milioni di annunci delle imprese, in crescita dell’8% e ai massimi dal 2000. Al contempo, però, il ritmo delle assunzioni sarebbe rallentato, con ciò segnalando che le imprese americane cercherebbero nuovi lavoratori da assumere, ma prima di passare ai fatti prenderebbero più tempo, in modo da valutare gli sviluppi dell’economia e non solo di quella americana. Da rilevare, infine, come mai dal 1940 ad oggi vi sia stato in America così tanto spazio di crescita per i prezzi degli immobili, in attesa di un rialzo dei tassi. Ci sarebbero, in pratica, un pò tutte le condizioni per avviare la stretta monetaria, anche se non è detto che ciò accadrà la prossima settimana. In genere, la Fed alza i tassi al termine di board che prevedono una conferenza stampa finale del governatore, cosa non prevista per l’incontro di questo mese.  

Argomenti: