Tassi Fed: il rialzo a settembre si avvicina, gli USA camminano tra 2 fuochi

La Fed dovrebbe alzare i tassi USA a settembre. Lo chiede un membro autorevole del board e lo sostiene anche Schroders, che vede altrimenti il rischio di un aumento eccessivo dell'inflazione, come alla fine degli anni Sessanta.

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La Fed dovrebbe alzare i tassi USA a settembre. Lo chiede un membro autorevole del board e lo sostiene anche Schroders, che vede altrimenti il rischio di un aumento eccessivo dell'inflazione, come alla fine degli anni Sessanta.

Il governatore della Federal Reserve di Atlanta, Dennis Lockhart, ha da poche ore dichiarato che servirà un forte deterioramento dei dati economici sugli USA per convincerlo che a settembre non ci debba essere un rialzo dei tassi. Il banchiere, che ha diritto di voto nel Fomc, il braccio operativo dell’istituto, è considerato un moderato, uno di quelli che si muove con le sue dichiarazioni in linea con il consenso maggioritario dentro la Fed. Per questo, le sue parole non stanno passando inosservate e ne risente il dollaro, che si rafforza contro le principali valute del pianeta e guadagna quasi l’1,2% su base settimanale, portandosi a un cambio di 1,086 contro l’euro. I commenti di Lockhart seguono quelli di venerdì scorso del collega a capo della Fed di St.Louis, James Bullard, secondo cui l’economia americana sarebbe “in buona forma” per sostenere un aumento dei tassi a settembre, che sarebbe il primo dal giugno del 2006.   APPROFONDISCI – Fed, Bullard: il rialzo dei tassi USA probabile a settembre. Giù i Treasuries  

Tra due fuochi

Gli analisti di Schroders vedono l’istituto al bivio, come se camminasse tra “due fuochi”. Da un lato, il governatore Janet Yellen e il resto del board hanno timore di avviare troppo presto la stretta monetaria, facendo ricadere gli USA nella recessione, come avvenne nel 1937. Dall’altro, però, essi hanno il ricordo del 1966, quando un eccessivo allentamento della politica monetaria portò alla fine degli anni Sessanta e agli inizi degli anni Settanta a un livello elevato di inflazione. Dunque, si chiede Schroders, prevarrà lo scenario di rischio del ’37 o quello del ’66? L’analista spiega che sarebbero molto più probabili scenari intermedi, ossia non è detto che la Fed debba per forza fronteggiare uno dei 2 rischi. Le principali economie, sempre Schroders, presenterebbero ancora segnali deflattivi. Tuttavia, l’economia americana appare in decisa ripresa e insieme al Regno Unito, gli USA hanno mostrato di avere rafforzato notevolmente il loro sistema finanziario. In entrambi i paesi, poi, si iniziano a intravedere le prime pressioni inflazionistiche, che spingono a ritenere che la Fed alzerà i tassi il mese prossimo e la Bank of England seguirà il febbraio del 2016.   APPROFONDISCI – Tassi USA, stasera la Fed potrebbe preparare i mercati alla prima stretta dal 2006  

Rischio inflazione USA

Le stesse dichiarazioni rese al Congresso USA dalla Yellen, continua, evidenziano il timore del governatore di correre rischi sia nel caso di un rialzo troppo anticipato dei tassi, sia di uno tardivo.

Poiché il resto del pianeta presenta ancora rischi al ribasso per la sua economia, è probabile che USA e Regno Unito procedano a una stretta monetaria di tipo neutrale, ossia tale da non provocare un deprezzamento delle altre valute. In sostanza, sia da fonti interne alla Fed che da un analista autorevole arriva una sorta di endorsement ad alzare i tassi. Ricordiamo, infatti, che la disoccupazione negli USA è già scesa al 5,3%, ai minimi da oltre 7 anni, mentre l’inflazione starebbe tendendo al 2%, target che l’istituto non centra da 38 mesi consecutivi. La ripresa dell’economia appare solida, anche se pesano alcuni rischi esterni, tra cui il crollo della borsa cinese. Sopra ogni cosa, però, la Fed vuole evitare che il dollaro si apprezzi ulteriormente, essendo già rafforzatosi di oltre il 20% su base annua contro le principali divise straniere.   APPROFONDISCI – Tassi USA, ecco perché la Fed potrebbe alzarli a settembre        

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