Tassi Fed: economia USA solida, allora perché la nuova stretta si allontana?

Tassi USA, il rialzo sembra allontanarsi dopo il discorso del governatore Janet Yellen. Eppure, l'economia americana viene definita "solida". Che succede?

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Tassi USA, il rialzo sembra allontanarsi dopo il discorso del governatore Janet Yellen. Eppure, l'economia americana viene definita

Il discorso tenuto ieri dal governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, partecipando al “West Philadelphia Skills Initiative”, era molto atteso dai mercati, che volevano un segnale dall’istituto dopo i dati deludenti sul mercato del lavoro negli USA a maggio, quando sono stati creati solo 38.000 posti non agricoli, abbassando la media trimestrale a 116.000, decisamente al di sotto dei 230.000 dei 12 mesi precedenti.

E proprio l’occupazione è stata al centro delle domande rivolte dagli studenti alla Yellen, la quale non ha negato che i dati del mese scorso siano stati “problematici”, ma ha anche segnalato un miglioramento del numero di coloro che hanno richiesto i sussidi. L’istituto, ha spiegato, monitorerà nel prossimo futuro se il dato di maggio sia stato isolato o se abbia anticipato una tendenza strutturale alla riduzione del numero delle assunzioni.

Ripresa USA solida, ma gravata da incertezze esterne

In ogni caso, ha definito “solida” la ripresa economica americana, sostenuto dalla creazione di posti di lavoro, ma allo stesso tempo ha mostrato dubbi sulle “incertezze” globali, che essendo varie non consentirebbero alla Fed di programmare una tempistica certa sui prossimi rialzi dei tassi.

Si tratta di una smentita all’affermazione resa dalla stessa Yellen nelle settimane scorse, quando aveva definito “opportuno” un rialzo dei tassi USA nei mesi seguenti. Non è casuale che il mercato abbia interpretato tali parole come l’allontanamento della seconda stretta, dopo la prima del dicembre scorso. D’altronde, la Fed è “data dependent” e già dalla pubblicazione dei dati sul lavoro a maggio si era registrato un crollo al 4% dal 21% delle probabilità stimate dai traders di un nuovo rialzo dei tassi a giugno. Salgono, invece, quelle per fine luglio, come se l’istituto si prendesse qualche mese in più di tempo per evitare di commettere errori.

 

 

 

Referendum Brexit un rischio

In realtà, aldilà dei dati sull’occupazione non era molto credibile un aumento dei tassi a pochi giorni dal referendum sulla Brexit, specie ora che i sondaggi iniziano a mostrare il serio rischio di una vittoria dei “Leave”.

E tra le incertezze di cui ha parlato la Yellen, certamente il rischio Brexit è di prim’ordine.

Il governatore ha ribadito che il prosieguo della stretta avverrà con l’ulteriore espansione dell’economia americana, se trainata da un progressivo miglioramento del mercato del lavoro e una risalita dell’inflazione al target del 2%. Da questo punto di vista, l’arresto dell’apprezzamento del dollaro e l’aumento delle quotazioni del petrolio rappresentano una buona notizia per la Fed, perché entrambi vanno nella direzione di stimolare la crescita interna dei prezzi al consumo.

Super-dollaro si sgonfia, buona notizia per Fed

Nessuna risposta, invece, del governatore a una domanda rivoltale sui rischi finanziari seguenti a un’eventuale vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali americane. Il magnate ha dichiarato di recente di essere favorevole alla politica accomodante praticata dalla Fed, ma di volere sostituire la Yellen con un esponente repubblicano, qualora arrivasse alla Casa Bianca, per cui è probabile che nel caso l’attuale governatore non otterrebbe un secondo mandato.

Il dollaro ha iniziato a declinare contro le altre valute dalla fine di maggio, perdendo in queste prime sedute di giugno mediamente il 2% e portando il deprezzamento dall’inizio dell’anno al 4,5%. Considerando anche che la disoccupazione risulta scesa al 4,7% – sotto il livello di piena occupazione individuato dalla Fed – e che l’inflazione è ormai prossima al 2%, un nuovo rialzo dei tassi USA non sarebbe lontano, sempre che dall’estero non arrivino cattive notizie, specie dal Vecchio Continente, che tra ripresa incerta e poco dinamica e il rischio di disgregazione della UE sono alte le probabilità di “disturbare” la politica monetaria americana.

 

 

 

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