Lavoro USA, dal report di oggi dipendono i tassi Fed: ecco cosa leggere

La decisione sui tassi USA dipende in grossa parte dai dati sul lavoro americano di oggi. La Federal Reserve ha bisogno di numeri non ambigui.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La decisione sui tassi USA dipende in grossa parte dai dati sul lavoro americano di oggi. La Federal Reserve ha bisogno di numeri non ambigui.

Secondo il report mensile dell’istituto di ricerca ADP, negli USA sono stati creati ad agosto 177.000 posti di lavoro non agricoli nel settore privato. Il dato è leggermente superiore alle attese medie degli analisti, che si fermava a +173.000 unità. Ma quello più atteso arriva oggi, ovvero la lettura del Dipartimento del Lavoro, che potrebbe anche divergere parecchio dalla rilevazione privata.

Partiamo da una constatazione: negli ultimi 12 anni, per 9 volte ad agosto si è registrato un dato inferiore alle attese per una media di 46.000 unità. La differenza sale a 52.000, se prendiamo come riferimento gli ultimi 5 anni. Inoltre, sempre nell’ultimo quinquennio, il Dipartimento del Lavoro ha diramato una lettura preliminare mediamente più bassa di 62.000 unità, rispetto alle stime definitive per il mese di agosto. Il caso più eclatante risale al 2011, quando inizialmente fu annunciato che nel mese non risultavano creati posti di lavoro negli USA, mentre la stima definitiva ha parlato dopo di +107.000 unità.

Lavoro USA determinante per tassi Fed

Perché vi diciamo questo? Perché il governatore della Federal Reserve, Janet Yellen, chiamata insieme agli altri banchieri centrali del Fomc a decidere sui tassi USA al board del 20-21 settembre, potrebbe trovarsi più disorientata che altro dai dati, che emergeranno probabilmente oggi.

Dobbiamo tenere presente che mediamente nei due mesi precedenti di giugno e luglio risultano creati 273.000 posti di lavoro. Sarà molto difficile replicare un simile risultato, anzi è probabilissimo che le stime preliminari saranno persino inferiori alle 200.000 unità. Come dovrà interpretare la Yellen queste cifre? Mediamente, quest’anno sono stati creati 186.000 posti mensili, meno dei 229.000 dello scorso anno. Che vi sia un rallentamento in atto della dinamica di creazione di nuova occupazione è palese, ma ciò avrebbe a che fare con il calo della disoccupazione al 4,9% attuale, ovvero con la maggiore difficoltà delle imprese a trovare nuovi lavoratori.

 

 

 

Bassa inflazione USA non aiuta Yellen

Per capirci qualcosa nella giungla dei numeri, dobbiamo tenere d’occhio il dato sulla disoccupazione, che potrebbe ulteriormente scendere, spingendo la Fed a ritenere che il mercato del lavoro si trovi ormai in sostanziale piena occupazione. Una lieve risalita non cambierebbe granché la valutazione, ma considerando che l’inflazione è scesa sotto l’1%, a meno della metà del target, e che il rafforzamento del dollaro delle ultime settimane lascia attendere un’ulteriore frenata dei prezzi interni, è probabile che qualsiasi movimento negativo sul piano dell’occupazione venga sfruttato per rinviare la stretta di qualche mese.

I traders prezzano al 27% le probabilità che il rialzo dei tassi avvenga questo mese, una percentuale oggettivamente bassa, specie dopo i toni “hawkish” utilizzati dall’istituto per spingere il mercato verso attese più restrittive. Tuttavia, ci sentiamo di dire che se non a settembre, la prossima occasione utile per varare la seconda mini-stretta in oltre 10 anni sarebbe dicembre e non il board successivo a quello settembrino, visto che cadrebbe a pochi giorni dalle elezioni presidenziali e il cui impatto potrebbe non essere neutrale sull’esito, nel caso qualcosa andasse storto.

 

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Argomenti: Economia USA, Fed, super-dollaro, tassi USA