Tassi Fed, a cosa guardare nel comunicato di stasera

Tassi USA, stasera arriva la decisione della Fed. Non sono attese novità rilevanti, ma ecco a cosa dovete guardare nel comunicato.

di , pubblicato il
Tassi USA, stasera arriva la decisione della Fed. Non sono attese novità rilevanti, ma ecco a cosa dovete guardare nel comunicato.

Si concluderà questo pomeriggio (ore USA) la due giorni del Fomc, il braccio operativo della Federal Reserve, che per la terza volta quest’anno è chiamato a decidere il da farsi sui tassi negli USA. Non è prevista alcuna conferenza stampa del governatore Janet Yellen, al termine dell’incontro, né saranno comunicate nuove proiezioni economiche. Per intenderci, non saremmo di fronte a un board di grande interesse. Stando alla storia recente dell’istituto, questi preferisce annunciare novità, quando è prevista anche la conferenza stampa, in modo che il governatore abbia modo di spiegarle meglio al mercato. In ogni caso, non bisogna nemmeno sottovalutare la portata dell’evento. A marzo, la Fed è apparsa abbastanza “dovish” nel linguaggio utilizzato con il comunicato e la stessa Yellen avrebbe allontanato la prospettiva di un rialzo imminente dei tassi, quando ha spiegato che i rischi gravanti sull’economia americana e derivanti dalle azioni dell’istituto sarebbero “asimmetrici”. Ciò, in quanto i tassi sono oggi molto bassi e da lungo tempo, per cui la Fed avrebbe molto spazio per alzarli, nel caso si rendesse necessario. Viceversa, gli spazi per ulteriori tagli sarebbero ristretti.

Tassi Fed, stretta sarà graduale

In altre parole, la Yellen ha voluto spiegare, che se l’inflazione salisse velocemente, avrebbe la possibilità di correggere il tiro con l’aumento dei tassi, mentre lo stesso non potrebbe dirsi nel caso opposto. Certo, vero è anche che una stretta repentina non avrebbe un impatto positivo sull’economia americana, il che sarebbe da escludersi quale scenario desiderabile. I tassi USA sono legati al doppio target della Fed: inflazione e disoccupazione. La percentuale dei senza-lavoro è scesa al 4,9%, compatibile con uno stato di piena occupazione.

La crescita tendenziale dei prezzi, invece, è ancora un po’ al di sotto del 2% perseguito dall’istituto, che non riesce a centrare l’obiettivo da tre anni e mezzo.      

Inflazione USA attesa al 2% presto

Gli scarsi miglioramenti avvenuti in questi ultimi mesi in Cina potrebbero spingere il board a reintrodurre nel comunicato il riferimento ai “rischi bilanciati”, anche se una simile ipotesi implicherebbe un allontanamento del rialzo dei tassi alla seconda metà dell’anno. E, invece, ci sarebbe spazio per prevedere una nuova stretta entro l’estate, considerando che il prezzo del petrolio è aumentato di quasi il 70% rispetto ai minimi toccati nel gennaio scorso, così come il dollaro si è indebolito del 4,4% dall’inizio dell’anno e dell’1,5% dall’ultimo board contro le principali valute. Questi elementi farebbero intravedere il raggiungimento del target d’inflazione nei prossimi mesi e considerando anche che gli USA sono un paese produttore di greggio, l’aumento delle quotazioni avrebbe un impatto positivo anche sulla sua economia. Pertanto, è probabile che nel comunicato sarà inserita l’espressione “rischi approssimativamente bilanciati”, per segnalare al mercato che questi incomberebbero ancora, seppure disinnescati per lo più dal trend dell’economia.

Dollaro debole segnala aspettative accomodanti

I traders continuano a prevedere tassi invariati nel range 0,25-0,50% fino alla fine dell’anno prossimo e una risalita graduale solo tra un paio di anni e mezzo. Al contrario, le proiezioni della stessa Fed danno i tassi all’1,25% entro la fine dell’anno, suggerendo che sarebbero possibili altri tre rialzi nel 2016, un’ipotesi poco probabile, essendo stimata dagli analisti solo una nuova stretta verso la fine dell’anno o non più di un due. L’andamento del dollaro nelle ultime sedute e quello delle quotazioni delle materie prime fanno pensare che tra gli investitori ci sarebbe l’attesa di un messaggio complessivamente accomodante. Resta da vedere quanti saranno i banchieri centrali a dissentire dalla votazione. Se fossero più di un paio, una seconda stretta non sarebbe lontana.  

Argomenti: , , ,