Tassi BCE in rialzo prima o dopo la fine del QE?

Mario Draghi alzerà prima i tassi e dopo cesserà il "quantitative easing" o viceversa? Contrariamente alle attese del mercato, si scopre che sul punto non v'è certezza.

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Mario Draghi alzerà prima i tassi e dopo cesserà il

Il board di giovedì scorso della BCE ha affrontato il dibattito sull’opportunità di alzare o meno i tassi per l’Eurozona, prima che finisca il “quantitative easing”, il piano di acquisto di vari assets. Lo hanno riferito funzionari dello stesso istituto, aggiungendo che non si sarebbe arrivati ad alcuna conclusione. Il solo fatto, però, che il tema sia stato posto sul tavolo segnalerebbe che l’arrivo di una stretta monetaria a Francoforte potrebbe essere più vicina di quanto il governatore Mario Draghi non ci abbia fatto credere in conferenza stampa, adottando un linguaggio “dovish”, in perfetta linea con le precedenti conferenze stampa. (Leggi anche: Quantitative easing, Draghi prova ad allontanare la svolta)

Ad oggi, i passi della tempistica da seguire per l’uscita da una lunga fase di politiche monetarie ultra-espansive vengono previsti dal mercato sulla base di quant’è accaduto negli USA negli ultimi anni, dove la Federal Reserve ha prima avviato il “tapering”, ovvero il ritiro graduale degli stimoli, e solo a distanza di tempo (un anno) dalla loro cessazione ha alzato per la prima volta dopo 10 anni e mezzi i tassi.

Nessuna certezza su tempi e modi della stretta

Tuttavia, nel board prevarrebbe la consapevolezza che tale tempistica potrebbe rivelarsi poco idonea per l’Eurozona, considerando che qui le imprese ricorrono per lo più alle banche per finanziarsi e non al mercato dei capitali, come in America. E allora, il rialzo dei tassi potrebbe giungere persino prima che abbia termine il QE, tanto che BNP Paribas prevede che i tassi sui depositi overnight possano essere alzati dall’attuale -0,4% già a settembre di quest’anno. Anche perché i tassi negativi erodono i margini già scarsi delle banche dell’area, di fatto frenando il credito, anziché incentivarlo, contribuendo ad alimentare tensioni attorno al comparto. Non è affatto casuale, che le banche europee abbiano mediamente segnato rialzi del 2,2% in borsa venerdì (+2,45% a Milano), a fronte di guadagni generali sui listini di oltre 5 volte meno. (Leggi anche: Tassi negativi inefficaci, cresciuti solo i risparmi)

In effetti, proprio i tassi (negativi) overnight potrebbero sparire per primi, senza che per questo anche l’intera struttura dei tassi venga rivista al rialzo nel breve termine. La stretta vera e propria dovrebbe arrivare non prima della fine dell’anno prossimo, a distanza di circa sei mesi di tempo dalla fine del QE. Si capisce, però, perché il cambio euro-dollaro sia balzato di quasi l’1% venerdì scorso, giorno in cui si è diffusa l’indiscrezione relativo al dibattito sui tassi all’ultimo board della BCE. Il mercato è consapevole che d’ora in avanti non solo non ci saranno più maggiori stimoli, ma gradualmente verranno ritirati e se sembrava assodato che prima cessassero gli acquisti di bond e dopo si alzassero i tassi, adesso sappiamo che sul punto non v’è certezza.

 

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