Draghi rinfocola lo scontro con la Germania: stimoli restano, rialzo tassi BCE si allontana

Mario Draghi segnala di non volere alzare i tassi presto e di proseguire negli stimoli monetari. Gli replica il banchiere tedesco Jens Weidmann, che polemizza contro gli incentivi errati offerti ai governi dell'Eurozona.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Mario Draghi segnala di non volere alzare i tassi presto e di proseguire negli stimoli monetari. Gli replica il banchiere tedesco Jens Weidmann, che polemizza contro gli incentivi errati offerti ai governi dell'Eurozona.

Parlando a una platea di analisti e investitori a Francoforte, il governatore della BCE, Mario Draghi, ha confermato ieri la “forward guidance” sinora seguita sui tassi e sul “quantitative easing”, sostenendo che non sarebbe arrivato il momento per ipotizzare un ritiro degli stimoli monetari, perché ciò creerebbe tensioni sui mercati finanziari, in grado di impattare negativamente sulla dinamica dei prezzi e sulla crescita nell’Eurozona. E dopo settimane di speculazioni, a dire il vero, alimentate dallo stesso istituto, sulla tempistica del “tapering”, Draghi ha dichiarato che saranno prima cessati gli acquisti degli assets con il QE e solo successivamente alzati i tassi.

In un solo colpo, sono state duramente colpite le speranze dei cosiddetti “falchi” del board con riferimento sia al ritiro quanto prima degli stimoli monetari, sia a un rialzo imminente dei tassi, magari iniziando con quelli sui depositi overnight, fermi al -0,4% e che erodono i margini bancari. Non è casuale, che dopo le dichiarazioni del governatore, le banche europee hanno segnato un calo medio dell’1,4%. (Leggi anche: Rialzo tassi BCE prima che finisca il QE)

La replica della Bundesbank: stretta possibile

Secondo Draghi, restano i rischi al ribasso sulla crescita economica dell’Eurozona, mentre spiega che il 90% dell’aumento dell’inflazione tra il novembre e il febbraio scorsi sia stato legato alle maggiori quotazioni del petrolio, notando come l’inflazione di fondo, al netto delle componenti volatili, resti inchiodata allo 0,9%.

La replica della Germania non si è fatta attendere, arrivata pochi minuti dopo per bocca del governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, nel corso di un convegno nella stessa Francoforte. “Posso tranquillamente ipotizzare una politica monetaria meno espansiva”, ha dichiarato il numero uno della banca centrale tedesca, che pure negli ultimi mesi ha sostenuto la politica monetaria di Draghi, definendola “appropriata” e difendendola dagli attacchi di diversi esponenti del governo di Berlino. (Leggi anche: Quantitative easing e tassi BCE, Germania si prepara all’attacco di Draghi)

Le parole di Draghi innervosiscono il governo tedesco

Secondo Weidmann, tassi così bassi potrebbe fare più male che bene e torna sull’azzardo morale a cui si presterebbero, evidenziando come dal 2007 ad oggi, grazie alle politiche ultra-accomodanti della BCE, i governi dell’Eurozona abbiano risparmiato intorno a 1.000 miliardi di euro in interessi sul debito pubblico, ma senza che ciò abbia ridotto il peso di quest’ultimo, anzi finendo per alimentare l’accrescimento di alcune spese.

I governi, ha continuato, potrebbero cullarsi sulla sostenibilità dei rispettivi debiti sovrani, mentre le cose starebbero diversamente. Allo stesso tempo, per il banchiere tedesco vi sarebbe il rischio di fornire incentivi eccessivi sui mercati degli assets e di destabilizzare i mercati finanziari.

Le parole di Draghi hanno evidentemente prevalso su quelle di Weidmann, se è vero che il cambio euro-dollaro ha leggermente ripiegato dopo i due interventi, così come i rendimenti dei Bund decennali, scesi allo 0,26%. Si è trattato di un colpo difficile da parare per l’opinione pubblica tedesca, quando la Germania versa in piena campagna elettorale. In maggiore difficoltà sarà certamente la cancelliera Angela Merkel, il cui elettorato è più critico verso le politiche della BCE, considerandole alla stregua di un salvataggio mascherato degli stati indebitati del Sud Europa. Con ieri potrebbe essere nata una nuova fase di polemiche verbali tra le due Francoforte, quella di Draghi e l’altra della Bundesbank. (Leggi anche: Draghi e Merkel insieme a Berlino per difendere l’euro, servirà fantasia)

 

 

 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: Bce, Crisi Euro, Crisi Eurozona, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari

I commenti sono chiusi.