Rialzo tassi BCE prima che finisca il QE, ecco svelata la sequenza del tapering

La BCE alzerebbe prima i tassi, partendo da quelli sui depositi overnight delle banche, e poi cesserebbe il piano di acquisti noto come QE. E' la dichiarazione del governatore austriaco Ewald Nowotny.

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La BCE alzerebbe prima i tassi, partendo da quelli sui depositi overnight delle banche, e poi cesserebbe il piano di acquisti noto come QE. E' la dichiarazione del governatore austriaco Ewald Nowotny.

Non è detto che l’uscita dagli stimoli monetaria avvenga per la BCE con la stessa sequenza tracciata dalla Federal Reserve negli anni passati. Lo ha spiegato il governatore della banca centrale austriaca, Ewald Nowotny, intervistato dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt. Lo stesso banchiere, che è componente del board della BCE, ha notato come non sia nemmeno detto che i tassi vadano alzati tutti nello stesso momento o nella stessa misura, suggerendo che quelli sui depositi overnight potrebbero essere aumentati prima degli altri.

Commentando le indiscrezioni del collega, il membro esecutivo Peter Praet si è limitato a rinviare alla forward guidance dell’istituto, ribadita piuttosto nitidamente dal governatore Mario Draghi al board della settimana scorsa. In effetti, quelle di Nowotny non sono rivelazioni vere e proprie, in quanto già il venerdì passato era stata battuta l’indiscrezione sulla possibile diversa tempistica per il “tapering” europeo, la quale sarebbe stata discussa proprio all’ultima riunione di Francoforte. (Leggi anche: Tassi BCE in rialzo prima o dopo la fine del QE?)

Saranno alzati prima i tassi overnight?

Il problema è che ad oggi dall’istituto sono arrivati segnali di segno opposto. Draghi ha ribadito che i tassi resteranno ancora bassi a lungo, cosa che farebbe presagire un loro mantenimento ai livelli attuali anche aldilà di quest’anno, quando scade, in teoria, il “quantitative easing”, che da aprile sarà tagliato da 80 a 60 miliardi di acquisti mensili dei vari assets di cui è costituito il piano.

Stando al tasso forward Eonia, quello interbancario vigente nell’Eurozona, nel dicembre di quest’anno i tassi overnight dovrebbero salire al -0,27% dal -0,40%, corrispondente a una probabilità dell’80% di un rialzo dei tassi di 10 punti base all’ultimo board dell’anno. Per il gennaio 2018, tale probabilità viene scontata dal mercato al 90% e per il marzo dell’anno prossimo al 100%. (Leggi anche: Tassi negativi inefficaci nell’Eurozona)

Ecco la sequenza dei prossimi anni

La sequenza a cui la BCE potrebbe dare vita sarebbe, quindi, quella che vi avevamo suggerito in un nostro articolo della settimana scorsa, quando si era diffusa l’indiscrezione sulla tempistica innovativa del “tapering”, rispetto a quella tracciata dalla Fed: tassi overnight alzati già entro l’anno, ma verosimilmente ancora negativi fino al termine del QE; acquisti degli assets prorogati in misura decrescente di mese in mese fino ad annullarsi a metà 2018; tassi di riferimento in rialzo alla fine dell’anno prossimo, quando è possibile che anche quelli overnight saranno azzerati, ovvero non saranno più negativi.

Chiaramente, lo scenario appena delineato incorpora due aspettative-chiave: che l’inflazione nell’Eurozona si stabilizzi intorno o poco sopra il target (di poco inferiore al 2%) e che non vi siano ulteriori tensioni politiche nell’area, che possano minacciare la ripresa economica e fare deragliare ancora i prezzi dal loro trend stabile. In assenza di almeno una di queste due condizioni, il processo di normalizzazione della politica monetaria sarebbe ancora più lento.

Dall’ultimo board di giovedì 9 marzo, il cambio euro-dollaro si è rafforzato del 2% ai massimi da un mese e mezzo, mentre i titoli bancari europei hanno guadagnato mediamente il 5% in borsa, il 7,3% quelle italiane. I tassi negativi riducono i margini sull’interesse degli istituti, per cui un loro aumento viene auspicato dal settore. In ascesa anche i rendimenti sovrani, con quelli decennali dei Bund a segnare +10 punti base allo 0,47%, scontando anche minori tensioni politiche nell’Eurozona, specie dopo il voto olandese di ieri. (Leggi anche: Banche italiane euforiche dopo Draghi)

 

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