Tassi BCE, quando e perchè sarà possibile un taglio?

C'è attesa per le decisioni di politica monetaria della Bce nonostante tutto fa pensare a una conferma. Eppure non è errato impotizzare un possibile taglio durante l'anno in corso. Ecco perchè

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
C'è attesa per le decisioni di politica monetaria della Bce nonostante tutto fa pensare a una conferma. Eppure non è errato impotizzare un possibile taglio durante l'anno in corso. Ecco perchè

Mercati in attesa della decisione della BCE sui tassi di riferimento per il mese di marzo, al momento fissati allo 0,75% per l’Eurozona. Si riunisce stamane il consiglio direttivo, che dovrà decidere, come ogni mese, la politica monetaria di Francoforte. Gli analisti non si attendono mosse a sorprese, ossia alcun taglio dei tassi. Tuttavia, ci si concentra sulle parole che il governatore Mario Draghi utilizzerà in conferenza stampa, a partire dalle 14.30. Come sempre, il discorso del governatore è ritenuto essenziale per comprendere le mosse future di Francoforte.  

Discorso Draghi: inflazione e crescita in primo piano

Lo scenario che i banchieri centrali si trovano di fronte è di un peggioramento dell’economia dell’Area Euro, con la conferma di un calo del pil dello 0,6% nell’ultimo trimestre del 2012, mentre quest’anno si dovrebbe registrare una recessione dello 0,3%, per tornare a una crescita modesta e di appena l’1,2% nel 2014. Quanto all’inflazione, i prezzi dovrebbero crescere dell’1,6%, contro l’attuale +1,8%, per scendere all’1,4% l’anno prossimo. Sono numeri importanti, perché non dobbiamo mai dimenticare che la politica monetaria della BCE si basa sull'”inflation targeting”, ossia sulla stabilità dei prezzi. E si tratta dell’unico obiettivo, tradotto in un aumento dei prezzi massimo del 2% all’anno.  

E’ ipotizzabile un taglio dei tassi entro l’anno?

Restando abbondantemente al di sotto della soglia-limite per un orizzonte temporale dei prossimi 18 mesi, ciò implica la possibilità che Francoforte si decida nel corso dell’anno a tagliare ulteriormente i tassi, specie considerando che la Federal Reserve dovrebbe proseguire con la sua politica di allentamento monetario fino a tutto il 2015, mentre la nipponica BoJ ha fissato i tassi tra lo 0 e lo 0,1%. Tuttavia, giocano contro un futuro taglio dei tassi due fattori: nel corso delle ultime conferenze stampa, Draghi ha definito “accomodanti” le politiche della BCE, mentre nel board si fa notare come un ulteriore abbassamento potrebbe essere del tutto inutile. Siamo nella classica situazione in cui il cavallo non beve, anche se l’acqua è abbondante. Infatti, nonostante i tassi minimi offerti alle banche, queste non finanziano le imprese e le famiglie, specie nel Sud Europa, ossia nel contesto che avrebbe maggiormente bisogno di crescere. E ciò, nonostante la BCE abbia messo a disposizione degli istituti, tra dicembre 2011 e febbraio 2012, circa 1.100 miliardi di euro fino a tre anni e all’1% annuo, tramite le due aste Ltro. In sostanza, si fa notare come abbassare i tassi potrebbe avvantaggiare solo le economie già forti dell’Eurozona, dove le banche continuano a finanziare le imprese e le famiglie, accentuando così gli squilibri interni all’Area Euro. Certo, la notizia che in Francia la disoccupazione è salita al 10,2% nel quarto trimestre 2012 (record dal 1999) non potrà lasciare indifferente la BCE, in termini di degrado del contesto economico reale (Disoccupazione boom in Francia: è record dal 1999). Ma il mandato dell’Eurotower è chiaro e Draghi ha già detto più di una volta che Francoforte non può farsi carico delle inadempienze dei governi nazionali sul fronte delle politiche fiscali. A maggior ragione non potrà dare oggi l’impressione di aiutare il suo Paese, uscito confuso dalle urne di due settimane fa.

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Argomenti: Economie Europa, Mario Draghi