Tassi BCE, a quando il primo rialzo dell’era Draghi?

L'inflazione nell'Eurozona rialza la testa. A quando il primo rialzo dei tassi dell'era Draghi?

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
L'inflazione nell'Eurozona rialza la testa. A quando il primo rialzo dei tassi dell'era Draghi?

L’inflazione nell’Eurozona a dicembre è salita all’1,1%, il dato più alto da circa tre anni. In Germania, prima economia dell’area, la crescita tendenziale dei prezzi è stata ancora maggiore, ovvero dell’1,7%. In pratica, già più di un quarto del pil dell’unione monetaria sta registrando un’inflazione prossima al target fissato dalla BCE, ovvero di quasi il 2%, per cui nasce spontanea la domanda su quando avverrà il primo rialzo dei tassi. Se fino a qualche mese fa era forte la sensazione che il governatore Mario Draghi avrebbe concluso il mandato (in scadenza a fine ottobre 2019) senza avere mai alzato i tassi, adesso le cose sembrano mettersi piuttosto diversamente.

Per quanto il “quantitative easing” sia stato prorogato fino a tutto l’anno in corso, Draghi è riuscito nell’impresa di far passare il “tapering”, ovvero il ritiro graduale degli stimoli, per un loro potenziamento. In effetti, è un po’ entrambe le cose. (Leggi anche: Quantitative easing a rischio, ecco perché gli stimoli di Draghi potrebbero durare meno delle attese)

Tempi minori rispetto alla Fed per la stretta

Se dovessimo seguire l’esempio della Federal Reserve, dovremmo attendere almeno un anno dalla fine degli stimoli monetari per assistere al primo rialzo dei tassi, in altre parole, fino alla fine del 2018. Tuttavia, le condizioni odierne sono diverse da quelle americane di un paio di anni fa. L’inflazione sta attecchendo, pur restando a livelli storicamente bassi, sia negli USA che nell’Eurozona e se il “tapering” della Fed coincise con un crollo delle quotazioni del petrolio, queste sono in risalita da un paio di mesi e tendono verso i 60 dollari, il doppio dei livelli toccati un anno fa.

In più, il cambio euro-dollaro è sceso già ai minimi dal 2002 e potrebbe anche sfiorare la parità al prossimo rialzo dei tassi USA, quando la divergenza con la politica monetaria della BCE si amplierà. E quest’ultimo è un altro elemento, che gioca in favore di un accorciamento dei tempi per la prima stretta monetaria dell’era Draghi, perché va bene un euro debole, ma con un petrolio in rialzo e un’inflazione possibilmente in accelerazione verso il target nei prossimi mesi, sarebbe destabilizzante attendere troppo, anche perché le pressioni saranno sempre più forti in tal senso da parte della Germania. (Leggi anche: Cambio euro dollaro, aspettando Trump)

 

 

 

La tempistica possibile della stretta BCE

Per questo, è ipotizzabile che i tassi di riferimento vengano alzati entro i prossimi 18 mesi, orientativamente intorno ad aprile-giugno 2018, preceduti da un aumento dei tassi sui depositi overnight, che sono negativi da oltre due anni. Non sarà una svolta improvvisa, ma ben preparata da Francoforte, similmente a quanto fece la Fed nel 2015. I toni dei banchieri centrali dell’Eurozona muteranno gradualmente nel corso già dei prossimi mesi, passando prima da un cauto ottimismo sul raggiungimento dell’obiettivo della stabilità dei prezzi e successivamente tramutandosi in maniera generalizzata in un linguaggio “hawkish”, da “fachi”. (Leggi anche: Quantitative easing e tassi BCE, la Germania si prepara all’attacco di Draghi)

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Argomenti: Bce, Crisi Euro, Economia Europa, Mario Draghi, quantitative easing, stimoli monetari

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