Tassi Bce, perchè analisti e mercati credono nel taglio

Dopo la pubblicazione dei dati sull'inflazione in Europa nel mese di aprile le possibilità che la Bce decida un taglio dei tassi nel board di giovedì sono aumentate

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Dopo la pubblicazione dei dati sull'inflazione in Europa nel mese di aprile le possibilità che la Bce decida un taglio dei tassi nel board di giovedì sono aumentate

La BCE potrebbe decidere veramente un taglio dei tassi di riferimento per l’Eurozona al prossimo board di maggio. Stando alle previsioni degli analisti, i tassi potrebbero essere ridotti dall’attuale 0,75% allo 0,50%. Qualcuno si spinge ad ipotizzare – ma si tratta di ipotesi molto minoritarie – che il taglio potrebbe essere dello 0,50% o 50 punti base.

La decisa virata ribassista nelle aspettative sui tassi si ha da qualche ora, cioè da quando in tarda mattinata sono stati pubblicati i dati relativi all’inflazione nell’Area Euro, che nel mese di aprile è scesa all’1,2% su base annua, il tasso più basso dal mese di febbraio del 2010 e in decisa diminuzione dall’1,7% di marzo. Il consensus era di un’inflazione all’1,6%, ma la frenata è stata molto brusca anche in Germania, dove i prezzi sono cresciuti solo dell’1,1% dall’1,8% del mese precedente.

Forse, il governatore Mario Draghi non voleva sentire altro per le sue orecchie. In effetti, fosse per l’ex numero uno di Bankitalia, i tassi sarebbero stati tagliati probabilmente già ad aprile, ma all’interno del board ha dovuto sinora fare i conti con i “falchi” capeggiati dal tedesco Joerg Asmussen, timorosi che la misura possa contrastare con la stabilità dei prezzi nell’unione monetaria. Tanto che questo fine settimana è intervenuta sul caso anche il cancelliere Angela Merkel, sostenendo che per la Germania servirebbero tassi più alti, ma per molti partners europei saggi più bassi (Bce verso il taglio dei tassi, basterà a rilanciare il credito?).

Tuttavia, il forte raffreddamento dei prezzi anche in Germania dovrebbe quanto meno convincere la Bundesbank a non osteggiare così apertamente un eventuale taglio dei tassi della BCE, anche perché il rischio che il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato non troppo rumorosamente all’ultimo G20 finanziario di pochi giorni fa è che l’Eurozona possa entrare in una spirale deflazionistica, in seguito a quanto starebbe avvenendo anche in Grecia, dove i prezzi iniziano a scendere su base annua dopo 50 anni.

Le stesse borse sembrano incerte in queste ore. I dati su inflazione, disoccupazione nell’Eurozona e sulle vendite al dettaglio in Germania invitano a guardare con preoccupazione maggiore allo stato dell’economia in Europa. Tuttavia, proprio questi ulteriori segnali pessimi dovrebbero far rompere ogni indugio dentro l’Eurotower. In generale, però, taglio o meno, ci si chiede quanto possano giovare all’economia europea tassi ancora più bassi, quando a fronte del minimo storico allo 0,75%, il credito che fluisce alle imprese e alle famiglie del Sud Europa di è drammaticamente ridotto.

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