Tassi Bce, cosa dobbiamo attenderci dopo gli ultimi dati macroeconomici

Nessuna variazione presumibile al board di giovedì. Escluso anche un rialzo dei tassi a breve. Gli analisti sono convinti che stretta avverrà solo tra due anni

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Nessuna variazione presumibile al board di giovedì. Escluso anche un rialzo dei tassi a breve. Gli analisti sono convinti che stretta avverrà solo tra due anni

Giovedì, il board della BCE tornerà a riunirsi per decidere il livello dei tassi per il mese di settembre. Stando alle attese, non ci dovrebbe essere alcuna novità. I tassi di riferimento dovrebbero restare invariati allo 0,50%, dopo l’ultimo taglio risalente al mese di maggio. In realtà, il dato non è acquisito e proprio per evitare un’ulteriore discesa dei tassi, i tedeschi della Bundesbank, capeggiati dal governatore Jens Weidmann, nei giorni scorsi si sono fatti sentire, smentendo che Mario Draghi possa mantenere la promessa che i tassi rimarranno così bassi a lungo (I tassi Bce non saranno bassi per sempre: Wiedmann “detta” le regole tedesche).

Tradotto: quanto meno non dovrebbero essere ulteriormente tagliati. E un altro membro della BCE, Ewald Nowotny, ha al contrario sostenuto che i mercati finanziari non dovranno attendersi un rialzo dei tassi nei prossimi mesi, fino a quando le aspettative di inflazione rimarranno costanti. Anche in questo caso, la lettura che si può fare delle parole del banchiere è ben diversa dal loro tenore letterale: nessun aumento in vista dei tassi, ma ovviamente nessun taglio.

 

Inflazione Eurozona in calo a agosto

Se dovessimo basarci sui soli dati macroeconomici, uno spazio per tagliare ci sarebbe. L’inflazione dell’Area Euro è scesa ad agosto all’1,3% dall’1,6% di luglio. Al contrario, il tasso di disoccupazione a luglio è rimasto costante al 12,1%, ma con forti disparità tra Nord e Sud Europa. Tuttavia, gli indici di fiducia delle imprese e dei consumatori dell’Eurozona sembrano migliorare. Il BCI Business Climate Indicator si è attestato ad agosto a -0,21 da -0,52 di luglio e migliore delle attese di -0,3. E nel mese di agosto del 2012 era, addirittura, a -1,08. Bene anche l’indice Pmi manifatturiero, salito ad agosto a 51,8 punti dai 50,7 di luglio, mentre l’indicatore sulla fiducia stilato dalla Commissione sale a 95,2 punti per lo stesso mese.

Insomma, gli ingredienti per sperare nella ripresa in atto ci sono, ma resta la debolezza del mercato del lavoro, anche se ciò che conta per i banchieri del board è unicamente il dato sull’inflazione, ancora lontano dal target massimo dell’1,3%.

Ciò che fa, tuttavia, propendere per lo scenario di tassi invariati è la sincronia con cui si sono mosse la BCE e la Federal Reserve in questi anni. Seppur da posizioni molto distanti in tema di politica monetaria, entrambi gli istituti hanno seguito lo stesso trend in fatto di direzione dei tassi. Vero è che a differenza degli USA, l’Eurozona avrebbe ancora spazi di manovra, come rileva lo stesso Fondo Monetario, ma risulterebbe alquanto in distonia con la Fed un eventuale taglio a settembre, quando la banca centrale americana potrebbe proprio questo mese iniziare il suo piano di riduzione degli stimoli monetari.

In ogni caso, un sondaggio Reuters condotto di 60 economisti ha trovato una sostanziale convinzione che la fase rialzista non ci sarà prima del 2015. Con buona pace per la Bundesbank.

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Argomenti: Bce