Tassi bassi per decenni, c’entra la previdenza. E in portafoglio servono un po’ di azioni

I rendimenti delle obbligazioni rimarranno bassi "per decenni". Lo prevede il Managing Director di DNCA, Enrico Trassinelli, che sprona a una maggiore cultura finanziaria tra i risparmiatori per non parcheggiare male il denaro.

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I rendimenti delle obbligazioni rimarranno bassi

Dal Salone di Milano, intervista ad Enrico Trassinelli, Managing Director di DNCA, il quale ci ha fornito una interessante veduta sull’andamento dei mercati finanziari di questa fase, ragionando sulle prospettive di lungo periodo per il comparto obbligazionario.

Negli ultimi mesi si registra una tendenza a livello globale a rifugiarsi nel mercato obbligazionario, sia a causa di varie tensioni geopolitiche, ma anche per le previsioni degli investitori di rischi recessivi presso le principali economie.

A suo avviso, come sta impattando questo trend sul mercato del risparmio gestito?

Il mercato del risparmio gestito è sempre stato storicamente, anche a ragione, rendimenti alla mano, un amante dell’obbligazionario. Noi pensiamo che questa domanda di obbligazioni continuerà ancora per tanti decenni, perché c’è tutta una parte di mondo che deve iniziare a parlare di risparmio previdenziale e una volta che questo mercato, soprattutto nei paesi emergenti, sarà attivo, aumenterà la richiesta di strumenti finanziari a basso rischio. Quindi, noi vediamo, anche per le tendenze in atto nei paesi sviluppati, un mondo di tassi molto bassi e di rendimenti delle obbligazioni anch’essi molto bassi per ancora un periodo molto lungo; salvo qualche apertura degli spread sul credito come alla fine dello scorso anno, salvo richiudersi molto rapidamente a inizio 2019, nonché qualche opportunità da cogliere qua e là con i fondi dedicati, l’obbligazionario sarà un asset class a rendimento basso. Non per questo non ci sarà domanda; si chiedono soluzioni non di ingegneria finanziaria, ma semplici, al fine di garantire una performance positiva fino, secondo noi, a un 3-4%. Saranno questi i livelli intorno ai quali si muoveranno i rendimenti obbligazionari. Il consiglio è, quindi, di aggiungere a un portafoglio anche prudente un po’ di azionario, il vero motore per un rendimento tangibile di portafoglio. 

Dopo l’ingresso dell’Italia in recessione, formalmente dal secondo semestre del 2018, notate segnali recessivi anche sul mercato del risparmio gestito?

No, il mercato del risparmio gestito ho sempre detto che ha un grande futuro. Si tratta di andare ad aggredire il risparmio gestito male, che è ancora parcheggiato su tante banche e in tanti conti, a causa di una cultura finanziaria bassa.

Noi cerchiamo di essere positivi, consapevoli che l’industria migliorerà con la cultura finanziaria, l’offerta e la consulenza. Senza dubbio, i cicli economici e la recessione tecnica dell’Italia non andranno a influenzare un trend, che secondo noi è di lungo termine. Penso che ad attendere ci sarà molta più gente per il risparmio gestito, che vada oltre a prodotti di base come i conti correnti. Credo, quindi, di no, che le due cose siano del tutto non correlate.

Ecco, proprio a proposito di 1.500 miliardi di euro parcheggiati presso le banche, ovvero in prodotti sostanzialmente infruttiferi, crede per caso che sia solo un problema di bassa cultura finanziaria o forse gli italiani si tengono liquidi perché sono pessimisti riguardo al futuro?

No, qualcuno magari si tiene liquido per l’incertezza; se ne sentono tante sui mercati finanziari, ovviamente le notizie negative come sempre fanno più rumore di quelle positive, per cui la scarsa cultura finanziaria fa sì che si rimanga parcheggiati male, salvo poi, alla prossima salita di borsa, tornare ad investire quando sarà magari tardi e disilludersi di nuovo. E’ un film già visto. Si migliora solo attraverso un’azione di consulenza evoluta, fatta bene, trasparente, onesta. Quindi, in futuro avremo una migliore cultura finanziaria a vantaggio del risparmiatore finale. E’ un trend già innescato, ma lento, perché l’Italia è un paese ancora tradizionale, se vogliamo anche latino per questioni culturali e geografiche, per cui c’è più agitazione quando si parla di mercati finanziari, insomma un mix di fattori. Però, penso che si possa migliorare soltanto con una più alta cultura finanziaria.

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