Tassi zero, rischi per economia e banche anche nel lungo termine

I bassi tassi minacciano l'economia e danneggiano sia l'occupazione che le banche. Vediamone i motivi principali.

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I bassi tassi minacciano l'economia e danneggiano sia l'occupazione che le banche. Vediamone i motivi principali.

I bassi tassi fanno male all’economia nel medio-lungo termine. A spiegarlo ieri è stato uno studio dell’OCSE, che sostiene quanto essi si siano rivelati poco efficaci, come dimostrerebbero gli scarsi investimenti realizzati in questi anni, pur in presenza di stimoli monetari senza precedenti.

Sarebbe meglio, spiega l’Organizzazione con sede a Parigi, che i governi realizzassero le riforme per stimolare la crescita nel medio-lungo periodo, che lasciassero fallire le aziende inefficienti, incentivando quelle più dinamiche, mentre le banche dovrebbero svalutare i crediti erogati alle società più a rischio default.

E stamattina, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha avvertito contro i rischi di un’adozione prolungata dei tassi zero, che potrebbero spingere il mercato verso l’azzardo. L’opinione del tedesco è nota da anni e viene sempre più condivisa sul piano accademico e nel mondo finanziario: quando i tassi sono molto bassi, gli investitori sono costretti a spostarsi su assets sempre più rischiosi per ottenere un rendimento minimo accettabile, ma questo crea i presupposti per perdite potenziali elevate e diffuse.

Tassi zero a lungo fanno male

I tassi zero possono anche rappresentare una soluzione di breve periodo per stimolare l’economia, ma se restano tali a lungo, comportano più di un problema nel medio e nel lungo termine. Quando i tassi sono troppo bassi, al di sotto dei livelli naturali di mercato, si crea una distorsione, che consente anche alle aziende meno efficienti di restare attive, grazie ai bassi costi per rifinanziarsi.

Per quanto possa apparire impopolare dirlo, un’azienda inefficiente sarebbe meglio che chiudesse, perché è destinata a protrarre una sorta di accanimento terapeutico, che si traduce in bassi salari, bassa occupazione e scarsa competitività.

Per non parlare del fatto che, contrariamente a quanto si pensi, i bassi tassi non vanno d’accordo a lungo con un’elevata occupazione. Perché? Gli imprenditori hanno due possibilità per aumentare la produzione: investire in capitale fisico o in capitale umano, ovvero comprare nuovi impianti, macchinari, etc., oppure assumere nuovi lavoratori. In genere, utilizza un mix delle due opzioni, sulla base del costo di ciascuna.

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Tassi zero riducono occupazione

Il costo del capitale fisico, che richiede elevati esborsi e, quindi, prestiti, è dato dagli interessi, mentre quello del lavoro è il salario. Più bassi sono i tassi, meno conviene assumere lavoratori, perché per l’impresa diventa più economico puntare sul capitale fisico. Risultato? Bassa occupazione e mix inefficiente di capitale-lavoratori.

I bassi tassi possono colpire le banche, poi, sia nel breve che nel medio-lungo termine. L’impatto, sappiamo, è negativo sui margini degli istituti, ma c’è un aspetto poco studiato e che forse merita maggiore attenzione: il rapporto tra banca e cliente. L’Italia è un paese banco-centrico, come dimostra il fatto che i depositi delle famiglie e delle imprese ammontano a oltre il 100% del pil, così come i prestiti degli istituti sfiorano il 115% del pil.

Clienti banche in fuga anche nel lungo periodo?

Ma chiunque abbia anche solo qualche migliaio di euro di risparmi in banca, sa che da tempo non becca nemmeno un quattrino di interessi. Ciò potrebbe spingere le famiglie non solo a risparmiare di meno (al netto della crisi dei redditi), bensì pure a trovare alternative più remunerative alle banche, come il mercato obbligazionario, azionario, etc.

E’ quella riduzione dell’avversione al rischio di cui dicevamo prima, ma quel che qui importa è interrogarci su cosa accadrà, quando i tassi si normalizzeranno. Le famiglie torneranno in banca o continueranno a puntare sui “nuovi” mercati scoperti nella fase dei tassi zero e negativi? Non c’è il rischio per le banche, cioè, che alla fine si allenti in maniera permanente il rapporto con la clientela. In sé non sarebbe una cattiva notizia, ma andiamolo a dire ai banchieri!

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