La Fed domani alzerà i tassi USA, con un occhio al dollaro

La Federal Reserve alzerà quasi certamente i tassi USA domani, anche se resta l'incertezza per i prossimi mesi. La differenza la farà il dollaro.

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La Federal Reserve alzerà quasi certamente i tassi USA domani, anche se resta l'incertezza per i prossimi mesi. La differenza la farà il dollaro.

Gli analisti e i mercati hanno grosso modo scontato quasi totalmente il rialzo dei tassi negli USA dello 0,25% o 25 punti base di domani, quando la Federal Reserve comunicherà le sue decisioni dopo l’ultimo board dell’anno, il penultimo presieduto dal governatore Janet Yellen, il cui mandato scade a inizio febbraio e che sarà succeduta da Jerome Powell. Nessun dubbio che i tassi di riferimento saranno innalzati dello 0,25% al nuovo range di 1,25-1,50%. Sarebbe il quinto aumento dall’inizio della stretta monetaria, avviata nel dicembre di due anni fa. Per il futuro, però, resta l’incertezza. Se è vero che la creazione dei posti di lavoro non agricoli negli USA è stata superiore alle attese anche a novembre e che il tasso di disoccupazione è rimasto ai minimi da un decennio al 4,1%, segnalando il raggiungimento della piena occupazione, i salari orari appaiono inchiodati a una crescita tendenziale del 2,5%, praticamente in linea con la media degli ultimi 7 anni, mentre l’inflazione dovrebbe essersi attestata anche il mese scorso sotto il 2%, il target dell’istituto. (Leggi anche: Powell nuovo governatore Fed, ecco la difficile scelta che ha davanti)

In audizione al Senato, Powell ha chiarito che continuerà a sostenere l’economia americana e che i tassi “aumenteranno un po’”, aggiungendo che la Fed “manterrà la sua capacità di risposta agli sviluppi economici”. Tradotto per i comuni mortali, il prossimo governatore seguirà grosso modo il solco tracciato dalla Yellen e reagirà ai dati. Semmai, l’unica reale differenza attesa dagli analisti rispetto al governatore uscente sarebbe proprio la sua maggiore inclinazione a gestire una politica monetaria “data dependent”.

Due strategist di JP Morgan hanno persino individuato una soglia dei tassi, al di sopra della quale scatterebbe il sell-off sui mercati finanziari.

Essa sarebbe dell’1% reale, ossia al netto dell’inflazione. Considerando che attualmente il punto medio del range dei tassi Fed meno l’inflazione esitano circa il -0,5%, ciò significa che vi sarebbe sufficiente spazio, a parità di crescita dei prezzi, per alzare i tassi per almeno i prossimi due anni agli stessi ritmi del 2017, sempre che le condizioni economiche lo consentano.

Occhi puntati sul super dollaro

Molto sarà legato all’andamento del dollaro, il cui cambio medio contro le altre divise si è indebolito di circa l’8,5% quest’anno, consentendo all’inflazione americana di risalire in prossimità del target. Tuttavia, se la politica pro-crescita dell’amministrazione Trump, con il taglio delle tasse varato nelle settimane scorse, dovesse surriscaldare i prezzi, spingendo la Fed ad alzare i tassi più velocemente di quanto sinora atteso, il dollaro si rafforzerebbe in previsione e ciò dovrebbe impattare negativamente sull’inflazione. Ed è questo difficile equilibrio tra inflazione, tassi e cambio a non fare dormire sonni tranquilli alla Yellen oggi e quasi certamente a Powell tra un paio di mesi.

La Fed si sta muovendo in anticipo rispetto a tutte le principali banche centrali del pianeta nell’uscita dalla lunga fase di accomodamento monetario. Dovrà rendere le sue azioni compatibili anche con quelle degli altri istituti, ovvero impedendo che la divergenza si ampli con BCE, BoE e BoJ, in particolare, altrimenti scatterebbe una corsa al dollaro dall’esito potenzialmente negativo per l’economia a stelle e strisce, la cui crescita forse non a caso è salita alla media del 3% nei precedenti due trimestri, giovandosi dello sgonfiamento del dollaro. Difficile ipotizzare che Yellen-Powell si muoveranno nel senso di rafforzare il cambio ai livelli a cui era arrivato tra la fine dello scorso anno e l’inizio del 2017. (Leggi anche: Super dollaro si sgonfia dopo le elezioni in Francia)

 

 

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