Tasse, tasse e tasse: il governo di sinistra in Spagna colpisce tutti i contribuenti

Il governo Sanchez vara una manovra economica tutta impostata sulle tasse per aumentare gli investimenti pubblici. Colpite un po' tutte le fasce della popolazione.

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La Spagna vara una manovra

La Spagna è in piena seconda ondata di contagi da Covid e ha da qualche giorno imposto il coprifuoco nazionale. Il governo social-comunista di Pedro Sanchez e appoggiato dall’ultra-sinistra di Pablo Iglesias ha varato una manovra finanziaria che potremmo riassumere con il motto “tassa e spendi”. Ha annunciato investimenti pubblici record nel 2021, tra l’altro incrementando quelli per la scuola del 70%. Ma queste misure avranno un costo e sarà immediatamente a carico dei contribuenti spagnoli.

La manovra contempla aumenti delle imposte per 6,8 miliardi di euro e si fonda su stime di crescita del gettito fiscale nel 2021 per 33,4 miliardi, trainato dall’atteso rimbalzo del PIL (+7,2%) dopo il collasso di quest’anno, quando l’economia domestica dovrebbe contrarsi a doppia cifra (-11,2% atteso da Madrid). Con il prossimo bilancio, arriverà un’imposta sui patrimoni superiori ai 10 milioni di euro dell’1%. E i redditi sopra i 300 mila euro all’anno verranno stangati da un inasprimento dell’aliquota fiscale del 2%. I redditi da capitale superiori ai 200 mila euro, invece, subiranno una ulteriore tassazione del 3%.

Non è finita affatto. Le società d’investimento immobiliari quotate in borsa dovranno pagare un’aliquota minima del 15%. Verranno ridotte le detrazioni fiscali a favore dei piani pensionistici privati. Gli acquisti di azioni di società spagnole verranno tassati da una sorta di Tobin Tax dello 0,2%. E spunta anche una web tax del 3% sugli introiti online, derivanti dalla pubblicità o dalla vendita di beni/servizi. Si applicherà alle società che abbiano nel mondo almeno un fatturato annuo di 750 milioni e in Spagna di almeno 3 milioni. Riguarderà i colossi americani, in particolare, tant’è che la stampa l’ha ribattezzata “Google tax”. E ancora: IVA più che raddoppiata dal 10% al 21% sulle bevande zuccherate e sui dolcificanti artificiali.

Infine, non potevano mancare le “green tax”: gli imballaggi di plastica non riciclabile verranno sottoposti a tassazione di 45 centesimi di euro per kg.

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Cedimento all’ultra-sinistra di Podemos

Dire che siamo dinnanzi a una manovra di sinistra sembra riduttivo. Il governo Sanchez-Iglesias sembra intenzionato a reagire alla crisi di consenso con una legge di bilancio apparentemente ostile perlopiù ai ricchi, ma che rischia di penalizzare tutta la popolazione, incentivando la fuga dei capitali e colpendo i posti di lavoro, quando già il tasso di disoccupazione risulta sopra il 16%. Le opposizioni di centro-destra, stando ai sondaggi, sfiorerebbero il 50% dei consensi, mentre i due principali alleati di governo (socialisti + Podemos) si fermerebbero poco sopra il 35%.

Nelle scorse settimane, Madrid ha fatto trapelare l’intenzione di non richiedere i fondi sanitari del MES, né i prestiti del Recovery Fund, puntando solamente alle sovvenzioni del fondo europeo che sta per nascere. Alla base di questa scelta, la possibilità di emettere debito pubblico a tassi bassissimi. La scadenza a 30 anni rende meno dell’1%, mentre quella a 10 anni si ferma sotto lo 0,20%.

I mercati finanziari non hanno tolto la fiducia al governo dell’ultra-sinistra di Sanchez, confortati sia dal sostegno della BCE offerto ai governi dell’area con la pandemia, sia delle ottime relazioni intrattenute da questi con Bruxelles. Ma la manovra che il premier socialista sta per far approvare dal Parlamento appare davvero dannosa per la finanza e l’economia, rischia di rallentare parecchio il tasso di crescita nel medio-lungo periodo. Era il fiore all’occhiello dei governi di centro-destra, ereditato da Sanchez e adesso minacciato con un’impostazione economica tesa a punire la creazione di ricchezza. Il cedimento alle posizioni radicali di Podemos sembra evidente.

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