Taglio tasse sulle imprese al via: e in Italia?

Le tasse sulle imprese stanno per essere tagliate in molti paesi, tra cui gli USA di Donald Trump. Anche in Italia si sfoltisce l'aliquota Ires, ma serve tagliare la spesa pubblica.

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Le tasse sulle imprese stanno per essere tagliate in molti paesi, tra cui gli USA di Donald Trump. Anche in Italia si sfoltisce l'aliquota Ires, ma serve tagliare la spesa pubblica.

La vittoria di Donald Trump alle elezioni USA ha riportato al centro del dibattito politico nella prima potenza economica del pianeta il tema del taglio delle tasse sulle imprese. Contrariamente alla credenza diffusa, la “corporate tax” americana risulta la più elevata tra le economie avanzate, pari al 35%, ma arrivando al 38,9% con le addizionali locali. Vero è che il peso effettivo della tassazione sarebbe molto più basso, per effetto delle numerose, quanto distorsive, detrazioni fiscali, che consentono tra le altre cose alle società USA di scalare dalle imposte persino il costo degli jet utilizzati dai propri manager, come emerso polemicamente in questi anni.

Trump propone un taglio dell’imposta sugli utili delle imprese dal 35% al 15%, un passo enorme nella direzione dell’alleggerimento della tassazione negli USA, qualora fosse davvero compiuto. A frenare ad oggi una simile scelta è stata l’assenza di una vera e propria IVA nazionale, che non consente a Washington di spostare il peso delle imposte dalla produzione ai consumi, come accade spesso altrove. (Leggi anche: Trump o Clinton, taglio tasse allettante per i poveri)

Londra pensa a tagliare le tasse con la Brexit

E anche il Regno Unito sta tagliando le tasse sulle imprese. Il precedente governo conservatore a guida David Cameron aveva previsto già la riduzione dal 20% al 17% entro il 2020, ma il premier Theresa May intenderebbe abbassare l’aliquota a non più del 15%, mentre si parla, addirittura, del 10%, nel tentativo di attirare capitali dall’estero in piena Brexit. (Leggi anche: Hard Brexit, tasse zero sulle imprese)

L’Irlanda ha l’aliquota più bassa tra le economie avanzate, pari al 12,5%, cosa che la rende sede di numerose multinazionali, tra cui colossi come Facebook, Amazon, Google.

Le cose stanno molto diversamente in Germania, dove l’aliquota totale, comprensiva delle addizionali applicate dai singoli Laender, è di ben il 30,2%, la quinta più alta. Anche Berlino, però, ha già un piano per alleggerire il peso fiscale sulle imprese e contrariamente a quasi tutte le altre economie, il governo federale dispone di un avanzo di bilancio con cui finanziare l’operazione senza imporre sacrifici ai tedeschi, che siano in forma di nuove tasse o di tagli alla spesa pubblica.

 

 

 

 

Italia quarta per tasse sulle imprese

E l’Italia? L’aliquota Ires è da noi al 27,5%, ma a questa dobbiamo aggiungere l’Irap, un’imposta sul valore aggiunto della produzione, che porta al 31,3% l’aliquota totale sui profitti, ponendoci al quarto posto, dopo USA, Francia e Belgio. Il governo Renzi ha previsto per l’anno prossimo il taglio dell’Ires al 24%, cosa che abbasserebbe sotto il 28% l’aliquota complessiva, migliorando il nostro posizionamento sul piano internazionale.

Il gettito Ires si attesta sui 14 miliardi all’anno, quello dell’Irap sui 35. In tutto, quindi, lo stato italiano incassa circa il 3% del pil dalla tassazione sugli utili. Margini per spostare il peso del fisco su altre imposte non ve ne sono. L’aliquota IVA più alta è già al 22%, tra le più elevate al mondo, mentre rischia di salire ulteriormente al 26% entro il 2019, qualora non fossero disinnescate le clausole di salvaguardia. (Leggi anche: Taglio tasse imprese, le parole non bastano)

Serve tagliare la spesa pubblica

L’ondata di tagli delle imposte sul lavoro e le imprese è iniziata negli anni Ottanta con Ronald Reagan e Margaret Thatcher. Quasi per caso, anche oggi vi sono negli USA e nel Regno Unito due governi conservatori (a Washington dovrà insediarsi a gennaio), che ambiscono ad abbassare la pressione fiscale. Per ragioni anche di competitività internazionale, è probabile che il nuovo corso nei due paesi venga imitato nel resto dell’Occidente.

Rispetto a trent’anni fa, però, non si potranno compiere più operazioni simili in deficit in molte delle economie più mature; non in Italia, gravata dal terzo debito pubblico più alto al mondo.

E rispetto ad allora, poi, le tasse sul lavoro e sui consumi sono già alte, per cui la riduzione del peso del fisco sulle imprese richiederà un abbassamento della spesa pubblica. Facile a dirsi, molto complicato a farsi. (Leggi anche: Spesa pubblica quasi al 60% del nostro reddito)

 

 

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