Tasse sul lavoro killer: ecco quanto pesano sugli stipendi degli italiani

In base all’annuale rapporto Taxing Wages dell’Ocse l'Italia è terza per il cuneo fiscale più elevato.

di Chiara Lanari, pubblicato il
In base all’annuale rapporto Taxing Wages dell’Ocse l'Italia è terza per il cuneo fiscale più elevato.

Brutte notizie per quanto riguarda le tasse sul lavoro in Italia. In base all’annuale rapporto Taxing Wages dell’Ocse nel nostro paese si registra il terzo cuneo fiscale più elevato, peggio di noi, in tal senso, solo Belgio e Germania. Ciò conferma le enormi difficoltà degli imprenditori di dover far fronte al pagamento di imposte e contributi previdenziali per i dipendenti con tutte le conseguenze negative per chi lavora appunto.

Quanto costa un dipendente?

Il cuneo fiscale è la differenza tra quanto un dipendente costa all’azienda e quanto lo stesso dipendente percepisce in busta paga al netto e nel nostro paese questo peso è molto alto e condizionato da tasse, contributi e oneri. In Italia, secondo il rapporto Taxing Wages, il peso complessivo del cuneo fiscale è pari a 47,7% per un lavoratore singolo mentre per una famiglia di 4 persone con un unico reddito il cuneo è pari al 38,6% contro una media Ocse rispettivamente del 35,9% e del 26,1%. Nel caso delle famiglie le agevolazioni per i figli danno una mano effettivamente ad abbassare il peso. Per quanto riguarda il datore di lavoro e il costo del lavoro, il peso maggiore è dato dai  contributi previdenziali pari al 24% mentre per le imposte sui redditi si parla del 16,5%. Dal 2000 al 2017 il peso del cuneo fiscale in Italia è dunque aumentato per i single e leggermente diminuito per le famiglie

Il confronto con gli altri paesi

Rispetto agli altri paesi a fare peggio dell’Italia per i lavoratori single sono Belgio e Germania che superano il 50%, cifre alte anche per Austria, Francia e Ungheria mentre Messico, Cile e Nuova Zelanda presentano la percentuale più basse. Per le famiglie le cifre più alte si registrano in Francia, Belgio, Finlandia, Grecia e Svezia mentre i più bassi in Nuova Zelanda, Cile e Svizzera. In Grecia, Portogallo e Stati Uniti, la forbice tra famiglie e lavoratore single  si è allargata ugualmente negli ultimi 17 anni mentre si è ristretta nei Paesi Bassi, in Norvegia e in Lettonia.

Le retribuzioni nette

L’Ocse mette a disposizione anche alcuni dati riferiti alle retribuzioni nette a parità di potere d’acquisto. In tal senso l’Italia registra una media di 24.603 euro netti l’anno, meno della Spagna che invece conta su una cifra pari a 26.352 euro netti l’anno, a seguire la Francia con 28.257 euro e la Germania con 31.541. Peggio di noi i greci con 21491 euro. Secondo la segretaria Cgil Gianna Fracassi «Il vero problema che emerge dai dati Ocse è che l’Italia è 17esima per livello del costo del lavoro e 19esima per ammontare della retribuzione che entra nelle tasche dei lavoratori». La soluzione sarebbe dunque un taglio del cuneo e un aumento significativo delle detrazioni per i redditi fino a 45 mila euro, insomma più soldi per i lavoratori.

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Argomenti: Crisi economica Italia, Economia Italia