Tasse su zucchero, plastica, IMU e cuneo fiscale: governo Conte allo sbando totale

Manovra di bilancio scritta, riscritta e ancora rivista. Non si capisce più nulla su chi e cosa pagherà e da quando nel 2020. Il governo Conte è in totale stato confusionale.

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Manovra di bilancio scritta, riscritta e ancora rivista. Non si capisce più nulla su chi e cosa pagherà e da quando nel 2020. Il governo Conte è in totale stato confusionale.

Non sappiamo quale sarà la vita residua del governo giallo-rosso di Giuseppe Conte, ma è una certezza che così non potrà andare avanti a lungo. Spettacolo indecoroso e umiliante per una Nazione quello che esso sta offrendo agli italiani. La legge di Stabilità, ufficialmente varata due mesi fa, ancora oggi, quando manca una ventina di giorni alla fine dell’anno, resta una scatola vuota.

E per la prima volta nella storia repubblicana, il Parlamento la voterà senza nemmeno conoscerne davvero il contenuto, non avendo avuto modo di analizzarlo ed eventualmente emendarlo. Non ci sarà il tempo, ad esempio, per la Camera di apportare eventuali modifiche alla manovra approvata dal Senato.

Sul finire della scorsa settimana, il vertice di maggioranza ha stravolto ancora una volta tutto. Le tasse su zucchero e plastica slitteranno di alcuni mesi, rispettivamente a ottobre e luglio, con la seconda che dovrebbe essere ridotta dell’85% rispetto alla versione iniziale di 1 euro per chilo sulla monouso. Entrambe avrebbero dovuto entrare in vigore ad aprile.

E l’IMU? Qui, siamo arrivati a vette di ridicolo. Qualche giorno fa, il governo faceva trapelare la stretta sulle finte prime case. L’imposta si stima che venga evasa ogni anno per 5 miliardi di euro, di cui 500 milioni relativi al cambio di residenza, ad esempio, di uno dei coniugi falsamente separati solo per risparmiare sul tributo. Tuttavia, subito dopo è stato lo stesso esecutivo a rassicurare che su questo versante non si agirà, impaurito dell’immagine di vampiro fiscale che già si è tirato addosso e che, a maggior ragione, si sarebbe accentuata.

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E aumenterà il deficit

Nel frattempo, aumentano l’addizionale IRES per le concessioni autostradali, aeroportuali, portuali, acque minerali, ferrovie, radio e tv, etc. Oltre a fare cassa, servirà a “punire” la famiglia Benetton, rea di essersi ritirata dalla trattativa per il salvataggio di Alitalia, a sua volta moneta di scambio con la revoca delle concessioni autostradali dopo la tragedia del ponte Morandi a Genova.

Non è finita. Vi ricordate la baraonda sulle auto aziendali? La tassazione avrebbe dovuto triplicare dall’anno prossimo; poi, arrivò Matteo Renzi a ripensarci e a pretendere che ciò non avvenisse. Ed ecco che dall’1 luglio 2020, qualche aggravio vi sarà, ma forse limitatamente alle auto con maggiore impatto sul fronte delle emissioni inquinanti.

Ma questi rinvii, ridimensionamenti e passi indietro non possono avvenire gratuitamente, visto che le stangate erano state varate per cercare di sventare gli aumenti dell’IVA. Poiché di aumentare le aliquote sui consumi è escluso, non restano che teoricamente due sole altre strade da percorrere: improbabili e tempestivi tagli alla spesa pubblica o nuove dosi di flessibilità fiscale mendicate a Bruxelles, cioè più deficit. Ed è quest’ultima la via che l’esecutivo giallo-rosso sta imboccando, quando già aveva ottenuto il via libera dalla Commissione europea per innalzare il deficit al 2,2%.

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Governo Conte senza prospettive

In realtà, un taglio la maggioranza lo sta mettendo in conto: al taglio delle tasse. Vi ricordate il famoso abbattimento del cuneo fiscale per appesantire le buste paga? Decollerà da luglio, non da gennaio. E salvo ripensamenti, ovviamente. In sostanza, stiamo per vedere approvata una legge di Stabilità fondata sul nulla, senza obiettivi reali sul bilancio pubblico, se non quello di tirare a campare.

La domanda sorge spontanea: questa maggioranza non era nata sulla volontà di PD e Movimento 5 Stelle di evitare un aumento dell’IVA da una parte e un deterioramento dei conti pubblici dall’altra? Se questa è la manovra che sta uscendo fuori dopo mesi di presentazioni e ritirate e cancellazioni, non avrebbe potuto vararla un Matteo Salvini qualsiasi? Quale sarebbe l’anima di questo esecutivo, se sulla politica economica è diventato piuttosto palese che non esista nemmeno un denominatore comune? Sapevamo sin dall’insediamento di settembre che il bis di Conte a Palazzo Chigi fosse avvenuto con il solo intento di impedire al leader leghista di governare, ma quello che non immaginavamo è che non i due contraenti non avessero la più pallida idea di cosa andassero a fare.

E così, comunque la si veda, non potrà durare.

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