Germania in crisi politica: fallito negoziato per quarto governo Merkel, e adesso?

Germania nel caos sul naufragio delle trattative tra i partiti per formare il prossimo governo. La cancelliera Angela Merkel sarebbe vicina a chiedere elezioni anticipate. Segnale molto negativo per la tenuta dell'euro.

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Germania nel caos sul naufragio delle trattative tra i partiti per formare il prossimo governo. La cancelliera Angela Merkel sarebbe vicina a chiedere elezioni anticipate. Segnale molto negativo per la tenuta dell'euro.

La Germania starebbe andando ad elezioni anticipate, quando sono trascorsi nemmeno due mesi dalle ultime tenutesi al livello federale per rinnovare il Bundestag. La scadenza fissata a ieri dalla cancelliera Angela Merkel per trovare un’intesa tra conservatori, liberali e Verdi non ha sciolto i nodi delle trattative e la FDP di Christian Lindner si è alzata dal tavolo del negoziato, sostenendo che le soluzioni proposte sarebbero state “contraddittorie”, non intravedendo la possibilità di formare un nuovo governo con gli altri due schieramenti politici. E così, il quarto mandato per la cancelliera si allontana, nonostante l’appello alla responsabilità del presidente Frank-Walter Steinmeier.

A questo punto, due le strade possibili per Frau Merkel: governo di minoranza o elezioni anticipate. La prima ipotesi sarebbe più che altro teorica, perché la CDU-CSU ha al Bundestag solo 246 su 709 deputati, per cui ai conservatori mancano ben 109 seggi per avere la certezza di fare passare i propri provvedimenti in Parlamento. In sostanza, la cancelliera rischia di esporre la Germania agli umori delle opposizioni di giorno in giorno, ma con gli euro-scettici dell’AfD già terzo gruppo con 94 seggi, sarebbe un assist in loro favore varare un governo così politicamente fragile. (Leggi anche: Germania, dimissioni Merkel possibili)

Tasse dividono i partiti

E allora, escludendo che i socialdemocratici continuino a sedere nell’esecutivo con gli avversari, dopo avere incassato il loro peggiore risultato di sempre, l’unica soluzione sarebbe quella delle elezioni anticipate. Il problema sta nei numeri: se si tornasse a votare tra qualche mese, cambierebbe qualcosa alle urne, in termini di risultati? Se la risposta fosse no, Berlino rischia una paralisi piuttosto lunga, una impasse con conseguenze disastrose per tutta la UE, dato che i tedeschi sono nei fatti azionisti di maggioranza a Bruxelles.

In effetti, alla notizia che le trattative fossero naufragate, il cambio euro-dollaro è arrivato a cedere fino allo 0,60%, scendendo in area 1,172. Al momento, perde lo 0,26% e si attesta a 1,174. Peggio ancora, però, accadrebbe se l’instabilità di queste settimane rafforzasse proprio gli euro-scettici, aumentandone i consensi e i deputati al Bundestag, con effetti ancora più negativi per la tenuta politica interna alla Germania.

A provocare la rottura tra i partiti sono stati diversi temi. Uno riguarda le tasse: i liberali dell’FDP desiderano un taglio alle aliquote più sostanzioso di quello offerto dai conservatori e, in generale, vorrebbero impostare la politica economica tedesca su misure pro-business. Ad esempio, chiedono che venga eliminata finalmente la tassa di solidarietà, cosiddetta “Soli”, a carico dei contribuenti dei Laender occidentali, introdotta dopo la riunificazione tra le due Germanie per finanziare le infrastrutture e la previdenza nei Laender della ex DDR.

Anche il tema dell’immigrazione divide, con liberali e conservatori più rigorosi sui nuovi ingressi e i Verdi a chiedere che siano facilitati i ricongiungimenti familiari, anche se la vera discordia ha riguardato la difesa dell’ambiente. I liberali e i conservatori bavaresi della CSU restano contrari alla chiusura di tutti gli impianti di carbone in Germania, mentre i Verdi la chiedono per ottemperare agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, ovvero per abbattere le emissioni inquinanti. (Leggi anche: Germania oggi un po’ italiana con la crisi politica)

L’euro al centro della contesa

Per non parlare dell’euro: l’FDP chiede che vengano espulsi dall’unione monetaria gli stati che non rispettano le regole fiscali, mentre la CDU-CSU appare più morbida per ragioni di Realpolitik e i Verdi sostengono le proposte di riforma del presidente francese Emmanuel Macron su bilancio comune e unico ministro delle Finanze nell’Eurozona, ipotesi respinte senza tentennamenti dai liberali.

E così, la granitica stabilità politica tedesca starebbe subendo un duro colpo, ponendo fine a 12 anni di invidiata forza personale della cancelliera, che dal 2005 ha superato senza colpo ferire qualsiasi burrasca in patria e in Europa, fondando la propria immagine sul pragmatismo e riuscendo a scegliersi gli alleati di volta in volta senza troppe remore ideologiche.

Mentre tutto tremava attorno alla Germania, la cancelliera aveva potuto superare indenne l’ondata euro-scettica, giovandosi anche del buon andamento dell’economia tedesca. Ma i nodi sono arrivati al pettine. L’indecisionismo cronico di Frau Merkel le ha consentito ad oggi di dribblare ogni ostacolo a Berlino come a Bruxelles, ma ora che il suo partito è ridotto ai minimi termini e deve negoziare con gli alleati seriamente l’impalcatura su cui reggere il prossimo esecutivo, la scarsa identità su cui la donna ha modellato lo schieramento conservatore tedesco le si sta ritorcendo contro.

Per l’Europa, significano mesi di stallo. Macron perde il partner storico con cui cercare di reagire alla crisi dell’Eurozona, mentre Bruxelles si troverà scoperta sul piano politico, con l’inevitabile paralisi su ogni proposito di riforma delle istituzioni comunitarie. E si consideri che questi sono mesi di confronto acceso con il Regno Unito per negoziare la Brexit. A questo punto, le trattative con Londra appaiono tra due parti politicamente deboli, un disastro per entrambe, anche se il governo May può un po’ godere della fragilità anche della controparte. Uno scenario simile non potrà che avere ripercussioni deleterie sui mercati finanziari. Meno male che ci sarà ancora la BCE a comprarsi i nostri titoli di stato, perché con la crisi di governo tedesca sembra che abbiamo raggiunto l’apice di uno sfarinamento politico, che è arrivato al cuore dell’Europa. (Leggi anche: Niente Eurobond e Grecia fuori dall’euro, così futuro alleato di Frau Merkel)

 

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