Tassazione rendite finanziarie, nuova stangata. Ecco tutte le tasse di Renzi in arrivo

La legge di stabilità per il 2015 appena varata dal governo Renzi contiene aumenti di tasse palesi e non. Ci sono certamente anche i tagli alle tasse già annunciati dal premier, ma nel complesso preoccupa l'assenza di coperture solide.

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18 miliardi in meno di tasse? No, la manovra finanziaria del governo Renzi rischia di essere ricordata tristemente dagli italiani per le varie stangate in arrivo che comporterà. La prima notizia certa è l’aumento delle entrate derivanti dalla tassazione delle rendite finanziarie: il maggiore gettito dovrà essere di 3,6 miliardi, comprensivo dei 2,4 miliardi già annunciati dal governo. Per intenderci, viene confermato l’innalzamento dell’aliquota sulle rendite dal 20% al 26%, ma a questo si aggiungono 1,2 miliardi di euro di maggiori tasse anche sulle fondazioni bancarie e sui fondi pensione, che non pagheranno più evidentemente l’11,5%, bensì il 20%. Proprio quest’ultimo punto si configura quale stangata contro i contribuenti, disincentivando la previdenza integrativa, che anziché essere rilanciata, viene ancora una volta bastonata. Un altro miliardo di maggiori tasse sarà a carico dei gestori delle slot machine, mentre anche l’espediente del Tfr in busta paga farà pagare più tasse ai lavoratori. Il governo ha sancito la libera scelta del lavoratore, che potrà chiedere alla sua azienda di accreditargli ogni mese la metà dell’accantonamento previsto per l’anno per il Tfr. La norma resterebbe in vigore fino al 2018, in coincidenza con la fine delle aste Tltro della BCE.   APPROFONDISCI – TFR in busta paga: come Renzi fa propaganda con i soldi degli altri   Tuttavia, se ad oggi era prevista una tassazione più favorevole sul Tfr liquidato alla fine del rapporto di lavoro, così non sarà in questo caso, perché una volta versato in busta paga, esso sarà assoggettato alle stesse aliquote Irpef marginali pagate sullo stipendio. E ancora: 7 miliardi di coperture derivano dai tagli ai trasferimenti agli Enti locali, cosa che lascia intravedere all’orizzonte un nuovo aumento delle imposte locali, perché comuni e regioni, avendo a disposizione minori entrate, “torchieranno” ancora di più il contribuente, tramite le addizionali Irpef, Irap, IMU sulle seconde case, Tari e Tasi. E non dimentichiamoci che 11,5 miliardi di coperture finanziarie arriveranno dall’aumento del deficit-obiettivo dal 2,2% del pil precedentemente concordato al 2,9%. Ma questo equivale a dire che i due terzi della riduzione delle tasse annunciata dal premier Matteo Renzi sono finanziati in deficit, creando un buco nei conti pubblici.   APPROFONDISCI – Renzi annuncia il taglio delle tasse, ma le coperture non ci sono: un giallo da 27 miliardi  

Rischio stangata dal 2016

  Poiché ci siamo impegnati formalmente con l’Unione Europea a raggiungere il pareggio di bilancio, verosimilmente entro il 2018 (obiettivo inserito anche in Costituzione), il governo ha dovuto garantire il raggiungimento di questo traguardo con una clausola di salvaguardia di 51 miliardi di euro nell’arco del triennio 2016-2018.

Se in quei tre anni, non saranno ottenuti i risparmi necessari per pareggiare i conti, l’Italia dovrà alzare l’IVA e le altre imposte indirette per un pari ammontare. Una stangata durissima ai danni dei consumatori, in particolare, che ora sembra più realistica e vicina, vista la portata di una manovra complessivamente in deficit. Infine, la maggioranza delle altre coperture esibite ieri dal governo, al termine del Cdm, appare blanda. Ad esempio, i 3,8 miliardi derivanti dalla lotta all’evasione fiscale sono la solita “fuffa” che tutti gli anni i governi annunciano per assenza di idee. Come si fa a prevedere quale sarà il gettito ottenuto dagli evasori, essendo per definizione aleatorio? Ovviamente, tra gli altri provvedimenti, positivi appaiono quelli che vanno a riduzione delle tasse a carico dei lavoratori con la conferma del bonus Irpef degli 80 euro al mese (9,5 miliardi), la detassazione Irap per la parte relativa al costo del lavoro (5 miliardi), gli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato di nuovi lavoratori per i primi 3 anni (1,9 miliardi), le minori tasse a carico delle partite IVA (800 milioni). Tuttavia, sulla bilancia devono essere pesate anche le misure che inaspriscono la pressione fiscale e sembra di trovarsi dinnanzi a uno spostamento di voci di bilancio da una parte all’altra, senza una visione lunga sulle cose. Il rischio è che qualcuno potrebbe pagare oggi di meno, per pagare tutti di più domani e a interessi salati.   APPROFONDISCI – Renzi scherza col fuoco dei conti pubblici, ecco cosa rischiamo

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