Tassazione rendite finanziarie: ecco chi la propone in Italia e all’estero

Tanti messaggi inequivocabili per il governo Renzi: da Cgil, Cisl e PD si chiede di stangare il risparmio.

di , pubblicato il

Si moltiplicano i segnali su un possibile aumento della tassazione sul risparmio, ovvero sulle rendite finanziarie. Se da Francoforte, il governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, ha invitato i governi dei Piigs a prendere in considerazione una patrimoniale una tantum per abbattere i debiti sovrani, è dall’interno del nostro paese che avanzano proposte in tal senso. Qualche giorno fa, il segretario confederale della Cgil, Susanna Camusso, da Napoli, invitava l’esecutivo nascente a spostare la tassazione dal lavoro sulla ricchezza. E nelle ultime ore, ben due esponenti di tutto peso nella compagine politica e dei rapporti sindacali si sono espressi in tal senso.

Il primo è stato il responsabile economico del PD, Filippo Taddei, secondo cui il governo Renzi “rimodulerà” le aliquote sulle rendite finanziarie. Nel linguaggio politichese, rimodulazione significa certamente aumento. E la conferma arriva dallo stesso Taddei, che parla dell’esigenza di vincere la sfida dell’abbattimento del cuneo fiscale, andando a fare cassa tramite le rendite finanziarie, che in Italia sarebbero tassate meno della media europea. Da noi al 20%, altrove al 25% medio.

E sempre oggi, anche il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ha tuonato contro i legami tra la politica e le rendite, auspicando che Matteo Renzi aumenti la tassazione di queste ultime, dopo averlo elogiato, perché a suo dire il premier incaricato sarebbe in grado di porre fine a tale circuito, che rappresenta una “palla al piede” per il nostro paese e terrebbe alla larga gli investitori stranieri. Bonanni ha anche aggiunto di non volere parlare di “patrimoniale”, perché il termine non gli piace e renderebbe male l’idea di cosa si voglia fare.

Il gettito stimato, nel caso in cui la tassazione sulle rendite finanziarie (esclusi i titoli di stato) salisse dal 20% al 28%, è di 2,5 miliardi, pari a poco più di 110 euro all’anno per ogni lavoratore o meno di 10 euro al mese.

Sempre che il gettito si rivelerà tale, Tobin Tax docet.

E sarebbe corretto continuare ad esentare i titoli di stato dall’inasprimento fiscale, garantendo nei fatti una rendita maggiore a chi investe sui bond sovrani, come hanno fatto e continuano a fare abbondantemente le banche? E infine: siamo sicuri che le rendite finanziarie siano tassate oggi in Italia meno che nel resto d’Europa, se è vero che bisogna fare i conti anche con l’imposta di bollo sui depositi e con la tassa sulle transazioni finanziarie per le operazione di borsa?

 

 

Argomenti: ,