Tassazione rendite finanziarie e imposta di bollo: mezzo passo indietro del governo

Una mini-patrimoniale colpirà il risparmio degli italiani e metterà in fuga ulteriormente gli investimenti di capitali. Tra Tobin Tax e tassazione risparmio, in Italia sono crollate le transazioni

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Una mini-patrimoniale colpirà il risparmio degli italiani e metterà in fuga ulteriormente gli investimenti di capitali. Tra Tobin Tax e tassazione risparmio, in Italia sono crollate le transazioni

Il governo Letta fa marcia indietro sulla tassazione delle rendite finanziarie, smentendo le indiscrezioni circolanti fino alla serata di ieri, che volevano un aumento dell’aliquota dal 20% al 22% sui proventi da capitale. Tuttavia, rimane l’aumento dell’imposta di bollo, che sale dallo 0,15% allo 0,20%. Rispetto alla bozza iniziale, l’aggravio dell’imposta di bollo risulta maggiore (er prevista allo 0,165%). Da questo, lo stato si attende introiti per 3,8 miliardi di euro in tre anni.

Un colpo al cerchio e una alla botte. Le sirene della Cgil di Susanna Camusso sono state ascoltate solo a metà, anche se resta da vedere cosa accadrà in Parlamento, se deputati e senatori non inciamperanno dietro l’ennesima proposta demagoga di tassare gli investimenti finanziari.

Ieri, era circolata voce che le rendite finanziarie sarebbero state tassate al 22%, dopo che dall’inizio del 2012 l’aliquota era stata già innalzata dal precedente 12,50%, erogando un gettito per lo stato pari a poco più della metà del previsto.

 

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Imposta di bollo conti deposito e Tobin Tax: addio investimenti in Italia

E in fatto di risparmio, tra i governi Monti e quello Letta c’è stato un gioco al massacro dai benefici inesistenti. L’imposta di bollo è stata innalzata progressivamente dallo 0,10% fino allo 0,15% dei conti deposito e si prevede un suo ulteriore aumento dall’anno prossimo, come indicato nella legge di stabilità. Dovrebbero essere esentati dall’aumento solo gli investimenti finanziari in fondi pensione, fondi sanitari e polizze vita di ramo 1. [fumettoforumright]

Per non parlare del flop della Tobin Tax, entrata in vigore dal mese di marzo sui saldi giornalieri di azioni e obbligazioni, mentre da settembre la tassa sulle transazioni finanziarie si applica anche sui derivati.

Il risultato di questa furia ideologica anti-speculazione ha portato a una caduta del numero delle transazioni a Piazza Affari e il gettito stimato per lo stato è sinora appena del 42% degli 800 milioni preventivati per tutto il 2013, già calcolati al ribasso dalla stima iniziale di oltre un miliardo.

 

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Fuga dei capitali già in pieno svolgimento

Secondo il Financial Times, il 31% degli scambi registrati a Piazza Affari verrebbero gestiti da società con sede all’estero, in particolare, da Londra. A dimostrazione che i grandi capitali sono già fuggiti da tempo all’estero e hanno trovato la soluzione per sfuggire alla continua scure del fisco italiano, lasciando che siano i piccoli risparmiatori a farsi carico dei balzelli.

Il caso italiano non è isolato. Anche la Francia di François Hollande ha introdotto una Tobin Tax sulle società con capitalizzazione minima di un miliardo e da quando tale imposizione è stata applicata, gli scambi sono crollati del 19%. Al contrario, la borsa tedesca ha visto crescere i volumi di scambio del 6% e guarda caso Berlino non ha introdotto alcuna tassazione sulle transazioni finanziarie, dopo averla proposta in sede europea.

Ricordiamo che ad oggi i proventi da capitale (fondi, pronti contro termine, obbligazioni private con scadenza superiore ai 18 mesi, Etf, polizze vit) sono tassati al 20%, ad esclusione dei titoli di stato italiani, che continuano ad essere sottoposti alla più favorevole tassazione del 12,50%. L’imposta di bollo si applica nella misura dello 0,15% dei conti deposito e degli altri prodotti di investimento (ma non meno di 34,20 euro all’anno), mentre sui conti correnti si applica un’imposta di bollo di 34,20 euro per i depositi medi nell’anno a 5 mila euro. L’unico aspetto positivo è che dal 2012 gli interessi dei conti bancari e postali vengono tassati al 20% e non più al 27%.

 

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