Tassa sul petrolio di 10 dollari al barile, ovvero come ti affosso Hillary Clinton

Tassa sul petrolio di 10 dollari al barile. E' la proposta del presidente USA, Barack Obama, che rischia così di avere contraccolpi sulla campagna elettorale di Hillary Clinton.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Tassa sul petrolio di 10 dollari al barile. E' la proposta del presidente USA, Barack Obama, che rischia così di avere contraccolpi sulla campagna elettorale di Hillary Clinton.

Il presidente Barack Obama ha annunciato che la sua amministrazione proporrà una tassa sul petrolio di 10 dollari al barile per finanziare il sistema del trasporto pubblico negli USA. Lo ha fatto, presentando il suo “21 Centry Clean Transportation System”, ovvero il piano di potenziamento del trasporto pubblico “pulito”, spiegando che la tassa sarà a carico delle compagnie petrolifere e che i trasporti rappresentano il 30% delle emissioni di gas serra nel paese. L’imposizione entrerebbe a regime in 5 anni, a partire già dal 2017 e sarà introdotta con l’approvazione del nuovo bilancio – l’ultimo per la sua amministrazione – attesa per la settimana prossima. Se la proposta passasse, sarebbe la prima volta in 25 anni che viene aumentata l’imposizione fiscale sulla benzina.

Tassa ambientale, via allo scontro tra democratici e repubblicani

Aldilà dei propositi di Obama, esistono scarse probabilità che il Congresso a maggioranza repubblicana in entrambi i rami di Camera e Senato lasci passare una simile iniziativa. Lo speaker della Camera, il repubblicano Paul Ryan, ha definito la proposta del presidente “una trovata per distrarre dalle elezioni”. Il presidente della Commissione Finanze del Senato ha annunciato la sua opposizione, sostenendo che non sarebbe corretto che gli automobilisti americani paghino questa tassa ogni volta che fanno rifornimento. Il tema è destinato a diventare incandescente, quando mancano 9 mesi alle elezioni presidenziali ed entrambi gli schieramenti sono alla ricerca di un candidato da schierare contro l’altro nella corsa per la Casa Bianca. Alle elezioni primarie nello stato dell’Iowa, Donald Trump è stato battuto da Ted Cruz tra i repubblicani, mentre Hillary Clinton ha vinto solamente per il lancio della monetina in 6 caucus, avendo riportato un sostanziale pareggio con lo sfidante Bennie Sanders.      

Obama vuole affossare la Clinton?

Certo, appare inverosimile che abbia vinto 6 volte su 6, grazie a “testa o croce” in 6 seggi, ma d’ora in avanti dovrà avere ancora più fortuna per prevalere contro il suo avversario interno prima e contro lo sfidante repubblicano dopo. La ex First Lady gioca il ruolo del candidato moderato e con buone prospettive di vittoria tra i democratici, per cui non potrebbe permettersi di appoggiare un aumento delle tasse sulla benzina, perché rischia di inimicarsi in una volta sola l’intera opinione pubblica e le compagnie petrolifere, che per quanto siano già schierate con la destra americana, adesso avranno una ragione in più per sostenere la loro campagna presidenziale, erogando denaro a fiumi. D’altro canto, la tassa sulla benzina rischia di acutizzare lo scontro interno alla sinistra USA, perché sono già note le posizioni ambientaliste e anti-capitalistiche di Sanders, mentre la Clinton dovrà prendere le distanze, ma rischiando di disaffezionare la base e di mostrarsi una candidata molto poco dissimile dai potenziali sfidanti repubblicani, schiacciata sugli interessi dell’establishment. Poiché in politica nulla si ha per caso, viene da chiedersi come sia potuto venire in mente ad Obama di lanciare una proposta così invisa alla stragrande maggioranza degli americani, sapendo peraltro che avrebbe poche chance di diventare legge, non godendo dell’appoggio della maggioranza di deputati e senatori al Congresso. Che sia una strategia voluta per “distrarre” gli elettori? Ma da cosa? E che non abbia in cuor suo in mente di tirare la volata a Sanders, il socialista del Vermont, le cui posizioni sarebbero più vicine a quelle dell’attuale inquilino della Casa Bianca, il quale – è bene ricordarlo – nel 2008 vinse le primarie democratiche, battendo proprio una lanciatissima Clinton. Passano gli anni, ma non forse le ruggini personali.  

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Argomenti: Elezioni americane 2016, Esteri, Politica