Tassa sul panino a Firenze, per vedere gli Uffizi dovrai sederti al ristorante

Anche quest'anno è partita l'italica caccia al turista "straccione". Il Bel Paese schifa anche in piena pandemia chi spende pochi soldi (e s'inventa la tassa sul panino).

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Tassa sul panino a Firenze?

Neppure i tedeschi le combinano tutte giuste. Se un anno fa, Eike Schmidt aveva fatto parlare di sé per avere ingaggiato Chiara Ferragni a pubblicizzare gli Uffizi di Firenze, stavolta è la tassa sul panino a fare discutere. Il direttore del celeberrimo museo statale di Firenze ha lamentato la sporcizia provocata dai turisti indisciplinati. E sin qui, nulla da dire. Ma ha proposto un’idea abbastanza bislacca per cercare di risolvere il problema: imporre una tassa sul panino nel capoluogo toscano.

Secondo Schmidt, l’olio e il ketchup dei panini rovinano la pietra serena cadendo per terra e per questo agli Uffizi sono costretti a pulire “in continuazione” il loggiato. Un problema, sostiene, che riguarda lo stesso Comune di Firenze, responsabile del piazzale, “messo ancora peggio”. La tassa sul panino, più in generale sul cibo da asporto, avrebbe due finalità, ha spiegato: raccogliere gettito fiscale con cui pulire la città e colmare il “dislivello” economico tra chi vende cibo da mangiare per strada e chi offre un servizio al ristorante.

Schmidt, da critico d’arte e non economista, ignora che la differenza di prezzo tra i due tipi di consumazione è figlia dei diversi costi sostenuti: perché un panino mangiato in piedi ci dovrebbe costare quasi quanto un piatto al ristorante? Ma la tassa sul panino è l’ultima “ideona” partorita da un’Italia, in cui il turismo dovrebbe rappresentare la colonna portante dell’economia e che, invece, istituzioni e parte della stessa cittadinanza avvertono spesso quasi un fastidio.

Non solo tassa sul panino nel Bel Paese dei divieti

A Venezia non è consentito consumare alcunché seduti a terra o sui monumenti. Certo, alcuni comportamenti dei turisti sono senz’altro da censurare e da cafoni, ma ci si dimentica che il turista è perlopiù una persona in cerca di soluzioni pratiche, veloci e spesso anche economiche.

Da secoli ci si siede sugli scalini della Trinità dei Monti, ma adesso non è più possibile. Ovunque, nelle città d’arte italiane scattano multe per comportamenti anche francamente innocui, segno di una mentalità restia all’accoglienza, se non esclusivamente per la parte che attiene al fatturato. Il Bel Paese schifa il turista “straccione”. Pretenderebbe che venissero a visitarlo solamente le famiglie più benestanti, che consumassero in ristoranti esclusivi e costosi e che non pretendessero alcun servizio dagli enti locali.

Peccato che questo turismo di nicchia possa incidere per una percentuale minoritaria. E, soprattutto, quest’accozzaglia di divieti che si moltiplicano di anno in anno generano negli stranieri la sensazione di trovarsi in una realtà che non li tolleri e che non punti certamente sui giovani. La tassa sul panino è una stupidaggine. Se chi consuma per strada sporca, giusto che sia multato. Servono controlli, non certo nuovi balzelli medievali. Per fortuna, stavolta l’ha ideata un tedesco. Lo stesso che un anno fa puntò ad avvicinare i giovani all’arte con la nota influencer, mentre quest’anno vorrebbe che questi stessi mangiassero tutti al ristorante. Non certo una piena consapevolezza delle condizioni socio-economiche del target mirato. La conferma che noi italiani non deteniamo il monopolio delle “genialate”.

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