Letta e l’ossessione della sinistra per la tassa di successione, ma Draghi ferma la stangata

Il segretario del PD cerca di spostare a sinistra il partito e rispolvera un'idea tanto cara ai progressisti, subito bocciata dal premier.

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Tassa di successione, Draghi dice

Una proposta non concordata con i vertici del partito e lanciata a mezzo stampa, tramite un’intervista al Corriere della Sera. Ieri, il segretario del PD, Enrico Letta, ha prospettato un aumento della tassa di successione sui patrimoni milionari, al fine di consegnare “una dote” ai 18-enni. Secondo l’ex premier, con il Covid abbiamo chiesto tanti sacrifici ai giovani e adesso sarebbe il caso di restituire loro. Un’idea che ha colto di sorpresa Mario Draghi. Interpellato dai giornalisti, ha risposto piuttosto seccamente: “non è il momento di prendere soldi, ma di dare”.

Il premier ha più complessivamente spiegato che una riforma del fisco non si fa a pezzetti, perché serve un intervento organico. Un modo gentile per rispondere picche a Letta e disinnescare sul nascere possibili tensioni nel governo. E di fatto, la sua posizione è stata apprezzata dall’ala destra della maggioranza, così come dall’unico partito all’opposizione: Fratelli d’Italia.

Sulla tassa di successione, la sinistra ha avuto sempre le idee chiare: lo stato dovrebbe prelevare una porzione rilevante delle eredità per accrescere il gettito fiscale e redistribuire la ricchezza. Letta ci tiene a precisare che la sua non sia un’idea bolscevica, bensì sostenuta da Fondo Monetario Internazionale e personalità liberali, come il presidente francese Emmanuel Macron. A suo avviso, sarebbe corretto pensare di togliere qualcosa alle vecchie generazioni per darla ai più giovani.

Tassa di successione vecchio mantra della sinistra

Ebbene, vi avevamo avvertiti che sulla tassa di successione tiri aria di stangata. A Bruxelles notano come la ricchezza privata degli italiani sia altissima, mentre le casse dello stato versano perennemente in deficit. Agli occhi dei commissari, basterebbe travasare parte della prima nelle seconde e i problemi fiscali del Bel Paese sarebbero risolti.

La sinistra italiana ha un’ammirazione ideologica per questa misura, che si denota dalle parole di Letta. Egli ritiene che lo stato dovrebbe prelevare denaro dai padri e dai nonni per darlo a figli e nipoti. Viene spontanea una domanda: non sarebbe più corretto che fossero padri e nonni a lasciare direttamente i loro patrimoni agli eredi, anziché passare per la mediazione del governo di turno?

Nella visione di Letta, lo stato investirebbe la ricchezza meglio delle famiglie a favore dei giovani. Vi risulta che sia mai stato così? Certo, si potrebbe ribattere che egli punti a una redistribuzione dalle famiglie più abbienti a quelle economicamente meno fortunate. E questo è un altro discorso. In questo senso, la tassa di successione diverrebbe una stangata sui risparmi. E lo dice espressamente il segretario dem, quando spiega che non sia normale che una parte dell’Italia continui ad accumulare, mentre altri compiono sacrifici. Questa frase racchiude tutto il PD-pensiero: la famiglia non deve accumulare ricchezza, se non per lo stretto necessario, altrimenti andrebbe espropriata a favore delle altre famiglie con bassi patrimoni.

Lo spostamento a sinistra del PD

E’ l’Italia al rovescio: chi lavora, risparmia e investe (bene), viene punito. Chi non lavora, non risparmia e non investe (bene), viene premiato. Le basi per distruggere quel che rimane dell’economia italiana. Altra questione è, invece, l’effettiva esigenza di sostenere i giovani, specie coloro che sono nati in famiglie meno abbienti. A loro va dedicata una strategia di politica economica, che non c’entra proprio nulla non la stangata lettiana. Servono investimenti su istruzione, formazione, infrastrutture nelle aree depresse del Paese, insomma creare le condizioni basilari per potenziare i tassi di occupazione, preferibilmente qualificata, tra gli under 30. La tassa di successione del PD finirebbe per trasformarsi in una mancia dannosa nel migliore dei casi, in un generico aumento delle entrate fiscali nel peggiore.

Davvero Letta crede alla sua proposta? Difficile ritenere che non sapesse quali sarebbero state le reazioni di governo e alleati.

Ma da quando ha debuttato come segretario di un PD senz’anima e subalterno al Movimento 5 Stelle, rientrando precipitosamente dalla Francia sta cercando di spostare a sinistra l’asse programmatico del Nazareno. Il suo obiettivo è di recuperare elettori tra i “grillini” progressisti e di coltivare un’area politica rimasta orfana da anni di un progetto che possa definirsi di sinistra.

Ed ecco che proposte come il Ddl Zan, lo ius soli e la tassa di successione servono semplicemente a marcare il territorio. Come a dire che contro il centro-destra esiste un programma genuinamente progressista e distinto da quello “populista” dei 5 Stelle. Del resto, dopo Renzi il PD ha perso piuttosto velocemente i ceti produttivi dal suo elettorato. Letta sta solo portando avanti un’opera iniziata confusamente con Zingaretti.

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