Tassa del 5% sullo smart working, ecco la proposta choc di Deutsche Bank

La banca tedesca propone una stangata sui redditi prodotti ricorrendo al lavoro agile, al fine di sostenere i lavoratori meno "fortunati".

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Tassare lo smart working per sostenere i lavoratori meno

L’emergenza Covid ha costretto milioni di persone a lavorare da casa, anziché in ufficio. La necessità di evitare assembramenti e di limitare la mobilità ha favorito il dilagare del cosiddetto smart working, sebbene più che altro nella versione del telelavoro. In Italia, ad averne beneficiato sono stati circa 5 milioni e mezzo di lavoratori, 10 volte in più i numeri del 2019. Adesso, Deutsche Bank propone ai governi di imporre una tassa del 5% sui redditi maturati in smart working, così da ottenere quel gettito fiscale necessario a sostenere i lavoratori meno “fortunati”, vale a dire quelli che non possono avvalersi del lavoro da remoto.

Secondo la banca tedesca, questa stangata farebbe introitare nelle casse dello stato americano 48 miliardi di dollari e in quelle della Germania circa 16 miliardi di euro all’anno. La cifra sarebbe sufficiente negli USA a garantire 1.500 dollari a ciascuno dei 29 milioni di lavoratori impossibilitati a svolgere la loro mansione in modalità diversa dalla presenza fisica in azienda.

Quali effetti avrà lo smart working in piena emergenza Covid sul lavoro?

Dunque, quello che in moltissimi stiamo considerando il futuro del mercato del lavoro e con conseguenze dirompenti per l’economia mondiale viene già adocchiato da qualche ufficio studi come una vacca da mungere per ricavare un maggiore gettito fiscale. Alla base di questa ipotesi vi è l’esplicita considerazione di Deutsche Bank, secondo la quale gli smart workers non contribuirebbero a mantenere l'”infrastruttura economica” di uno stato.

Le ragioni alla base della proposta choc

Che cosa significa di preciso? In soldoni, chi lavora da casa non esce per andare in ufficio, per cui non usa la macchina o un mezzo pubblico, non fa colazione al bar, né la pausa pranzo in un ristorante convenzionato.

Insomma, non spende come avviene oggi. Ma non si era detto che la riduzione della mobilità ridurrebbe l’inquinamento ambientale, i cui costi ricadono sulla collettività? E non è in virtù di tale considerazione che analisti e governi ci propinano tasse ambientali sui mezzi di trasporto privati, al fine di disincentivarne l’uso? Comunque la si giri, insomma, ecco spuntare una qualche analisi che giustifichi una stangata a carico del cittadino-contribuente.

Quanto all’idea che lo smart working crei un vantaggio a discapito dei lavoratori costretti a svolgere la loro mansione in presenza, appare francamente ridicolo. I lavori manuali e quelli intellettuali sono sempre stati caratterizzati da diversità di condizioni e semmai la tecnologia ha da un lato reso i primi meno faticosi (si pensi ai muletti per spostare grossi carichi) e dall’altro consentito ai secondi di lavorare anche a distanza. Punire questi ultimi per dare ai primi equivarrebbe a tassare lo studio, la conoscenza e a disincentivare comportamenti virtuosi, quali la riduzione della mobilità. Si consideri che lo smart working diffuso consentirà alle grandi città di smaltire parte significativa del traffico, fenomeno che beneficerebbe gli stessi lavoratori “sfortunati” di cui parla Deutsche Bank, facendo risparmiare loro tempo, denaro e malanni.

Occhio a fare spallucce dinnanzi a una simile proposta. Di solito, funziona che le banche d’affari fanno uscire dai loro uffici studi ricerche dagli esiti inizialmente considerati sconvolgenti, ma che piano piano trovano apprezzamento presso un nutrito pubblico di analisti, commentatori e “opinion makers”, fino ad arrivare sul tavolo dei governi in forma di vere e proprie proposte, ovviamente con lo scopo nobile di aiutare i più deboli. La verità è che Deutsche Bank avrebbe raccolto le paure di svariati pezzi dell’economia – dal ristoratore al petroliere, passando per le attività commerciali – che temono di restare vittime di questo cambiamento epocale e premono affinché venga ritardato il più possibile. Sarebbe come illudersi di fermare una mareggiata con la mano.

Il telelavoro rivoluzionerà il nostro modo di vivere e anche il mercato immobiliare

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