Taglio tassi Turchia al 9,50%, lira a -6% a maggio

La Turchia taglia ancora i tassi. Il nuovo governatore asseconda i desideri del presidente Erdogan, ma a presidio dell'ortodossia economica è rimasto solo il vice-premier. Lira turca giù del 6% a maggio.

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La Turchia taglia ancora i tassi. Il nuovo governatore asseconda i desideri del presidente Erdogan, ma a presidio dell'ortodossia economica è rimasto solo il vice-premier. Lira turca giù del 6% a maggio.

Lira turca perde 6% a maggio La banca centrale turca ha tagliato ancora una volta i tassi sui prestiti overnight di 50 punti base al 9,50%, in linea con le attese degli analisti. Si è trattato del secondo appuntamento per il nuovo governatore Murat Cetinkaya, che aveva esordito il mese scorso con un altro taglio di 50 bp.

Anche quello odierno rientra, spiega l’istituto, nei piani di semplificazione del corridoio dei tassi, decisa già sotto il predecessore Erdem Basci. I tassi di riacquisto a una settimana e quelli overnight sul denaro parcheggiato presso la banca centrale sono stati confermati rispettivamente al 7,50% e al 7,25%. La semplificazione annunciata nei mesi scorsi dovrebbe portare il limite superiore dei tassi al livello di quello di riacquisto a una settimana.

Tassi Turchia a -125 bp da marzo

I mercati hanno festeggiato il nuovo taglio dei tassi, che porta a 125 bp il calo cumulato dal marzo scorso. La lira turca guadagna quasi l’1% a pochi minuti dall’annuncio, attestandosi a un cambio di 2,9670 contro il dollaro. Resta il fatto che dalla fine di aprile, le perdite sfiorano il 6% e maggio si sta confermando per volatilità e deprezzamento sul mercato il mese peggiore da almeno un paio di anni a questa parte. Il bilancio non appare molto negativo rispetto all’inizio dell’anno (-1,6%), ma a preoccupare è la tendenza delle ultime settimane, coincidente con l’apertura della crisi di governo, scaturita dalle dimissioni del premier Ahmet Davutoglu, in rotta di collisione con il presidente Erdogan, il cui strapotere non sembra avere più limiti. Al suo posto è stato nominato un fedelissimo, Binali Yildirim, fresco della elezione a segretario dell’Akp, il partito islamico-conservatore anche del presidente.    

Un vice-premier inascoltato ad Ankara

Contribuisce a fare recuperare terreno alla lira anche la conferma a vice-premier di Mehmet Simsek, l’unico esponente dell’Akp di cui si fidi il mercato per la sua difesa dell’ortodossia economica e dell’indipendenza della banca centrale. Ex Merrill Lynch, l’uomo è considerato l’artefice del miracolo economico anatolico degli ultimi 13-14 anni, anche se la sua influenza sul governo si sta affievolendo per via della concentrazione dei poteri decisionali nelle mani di Erdogan.

Simsek è l’unico ministro ministro di peso ad avere salvato la poltrona, a conferma che il capo dello stato non vorrebbe chiudere il rapporto con il mercato. Ma cosa di concreto potrà fare l’uomo per difendere i principi su cui è stato fondato il boom della Turchia degli ultimi anni sembra poco chiaro. Già un anno fa aveva difeso l’operato di Basci alla banca centrale, ma con esiti insoddisfacenti, tanto che alla scadenza del mandato a quest’ultimo è stato preferito un altro fedelissimo di Erdogan.  

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