Taglio parlamentari: gli italiani hanno vinto un caffè, ma pagheranno loro il conto

Deputati ridotti a 400 e senatori a 200. Il "sì" trionfa con il 70% e adesso tutti guardano ai risparmi, ma il taglio si porta dietro costi indiretti ben maggiori.

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Deputati ridotti a 400 e senatori a 200. Il

Il “sì” ha trionfato con il 70% al referendum di domenica e lunedì sul taglio dei parlamentari. Chi aveva creduto nella rimonta del “no” o è stato ingenuo o ha commissionato sondaggi fatti in casa. Non puoi chiedere a un popolo mal governato se voglia rinunciare all’opportunità di far perdere il lavoro a 345 dei suoi (percepiti) inutili rappresentanti istituzionali. Il numero dei parlamentari scende complessivamente da 945 a 600, di cui 400 saranno i deputati (da 630) e 200 i senatori (da 315). Non accadeva dal 1963, anno in cui il numero dei parlamentari venne fissato in Costituzione.

I risparmi attesi dalla riforma ammontano a poco più di 80 milioni di euro all’anno, qualcosa come 1,35 euro per ciascun residente sul territorio nazionale, bambini compresi. Si è ironizzato in queste settimane che gli italiani risparmieranno annualmente qualcosa come il costo di un caffè al bar. A parte che la storia di questi decenni ci spinge alla cautela, perché il “palazzo” è capacissimo di far rientrare dalla finestra i soldi ufficialmente usciti dalla porta, il problema principale consiste, però, nel fare un’analisi complessiva dei benefici-costi del taglio.

Partiamo da una premessa: la democrazia è salva e la rappresentanza dei territori, pur sforbiciata, pure. Il “no” aveva puntato su questo motivetto, che agli occhi di decine di milioni di italiani è suonato come una barzelletta. Alzi la mano chi conosca i deputati e i senatori eletti nei propri territori, spesso catapultati dalle segreterie dei partiti da un altro angolo d’Italia!

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Legge elettorale e ingovernabilità

Ma il taglio dei parlamentari si porta dietro la necessità di rivedere la legge elettorale, non solo tecnicamente parlando.

Essendo passata la riforma fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle, adesso la maggioranza si sente in diritto, se non in dovere, di rimettere mano alla legge che lo stesso centro-sinistra volle non più tardi di 3 anni fa e da sempre invisa ai grillini. E la direzione che il PD vorrebbe prendere sarebbe quella di un proporzionale puro, con sbarramento al 5% e diritto di rappresentanza ai partiti che non lo superano.

Sapete cosa significa? Non avremo più un vincitore e uno sconfitto, perché tutti potenzialmente potranno allearsi con tutti gli altri dopo le elezioni. Scompariranno le coalizioni e, soprattutto, i governi resteranno in totale balia dei giochi di palazzo. Una Prima Repubblica tornata sotto forma di farsa, perché se fino al 1992 si avevano almeno riferimenti di tipo ideologico-culturali nei processi di formazione dei governi, adesso si potrà saltellare ufficialmente da destra a sinistra e viceversa senza alcun ritegno. Il “voltagabbanismo” verrà istituzionalizzato. Il voto degli italiani sarà solo un gruzzolo da poter spendere al tavolo delle trattative perenni parlamentari per entrare in maggioranza o uscirne alla prima occasione utile.

L’instabilità politica, che è sempre stata una costante negativa della nostra storia post-unitaria, si accentuerà. In termini pratici, chi entrerà a Palazzo Chigi avrà un orizzonte temporale di riferimento ancora più corto di oggi per la sua azione di governo. Non ci saranno riforme, non si muoverà foglio di carta che conti, tutto l’agire politico sarà impostato su un’ottica di breve periodo. E’ la morte della speranza. E gli italiani, inconsapevolmente, pensando di dare una spallata alla “casta”, sono finiti per sbattere contro il portone di ferro del palazzo, lussandosi la spalla.

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