Uscita dalla crisi per Padoan, ma ex Confindustria: falso, governo senza meriti

Taglio delle tasse, discesa del debito pubblico e uscita dalla crisi. E' l'Italia vista con gli occhi del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

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Taglio delle tasse, discesa del debito pubblico e uscita dalla crisi. E' l'Italia vista con gli occhi del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

Partecipando al convegno dell’American Chamber of Commerce, intitolato Italy is back, il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si è mostrato ottimista ancora una volta sull’andamento della nostra economia, sostenendo che l’Italia starebbe uscendo da una “trappola infernale” e che bisogna ammettere che rispetto a sei mesi fa, tutti gli organismi internazionali hanno abbassato le stime di crescita globale, per cui è naturale che la revisione al ribasso riguardi anche il nostro paese.

La crescita interna, secondo il ministro, sarebbe sostenuto dai consumi e gli investimenti, a loro volta incentivati dalle politiche del governo. E sul debito pubblico, ammette che il suo rapporto con il pil scenderà quest’anno meno delle attese (“inferiore all’1%”), ma spiega la lentezza con l’assenza di inflazione. In ogni caso, assicura, l’Italia ha i conti pubblici a posto, “siamo tra i più disciplinati” in Europa.

Taglio Irap e calo debito pubblico

Appello sulle riforme, che consentono al governo di programmare in un’ottica di legislatura e di confrontarsi con gli enti locali in un clima positivo. E sulle tasse, spiega che il taglio dell’Irap è stato parzialmente previsto già con la legge di stabilità 2016 (attraverso la detrazione del costo del lavoro), ma che qualcos’altro potrebbe esservi anche l’anno prossimo, sebbene il sentiero sia stretto, a causa dei “vincoli di bilancio”.

Il ministro ha anche espresso contrarietà al reddito di cittadinanza, un cavallo di battaglia del Movimento 5 Stelle, giudicandolo uno strumento molto oneroso per le casse statali, mentre al contempo ha invitato a guardare con maggiore attenzione al settore manifatturiero, il secondo in Europa dopo la Germania e che rappresenta il 15% del nostro pil, 4 milioni di lavoratori e altri 8 milioni come indotto nei servizi collegati.

 

 

 

Stime crescita economica abbassate

Ieri, la Banca Mondiale ha tagliato le stime di crescita mondiale al 2,4% dal +2,9% atteso in precedenza, additando la previsione più pessimistica alle difficoltà registrate in questa fase dalle economie emergenti e dai bassi prezzi delle materie prime.

L’altro ieri è stata la Banca d’Italia a tagliare al +1,1% le prospettive di crescita della nostra economia per quest’anno, intravedendo solo una lieve accelerazione per il prossimo biennio e una discesa della disoccupazione al 10,8% nel 2018, ovvero di pochi decimali rispetto ad oggi.

L’accusa di Squinzi al governo Renzi: non c’è vera ripresa e non è merito vostro

Il calo del rapporto debito/pil atteso da Padoan appare matematicamente non probabile, considerando una crescita reale del pil intorno all’1% e un deficit verso il 2,5%. Ma se c’è una cosa che l’ex capo economista dell’OCSE ci ha insegnato in questi 28 mesi da ministro è il suo inguaribile ottimismo, che si rispecchia nelle stime “generose” e puntualmente smentite dalle successive.

Uno schiaffo morale a Palazzo Chigi è arrivato, però, ieri dall’ex presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, che ha definito “sopravvalutata” la ripresa e ha spiegato come non sarebbe nemmeno merito del governo, ma delle condizioni “esterne”, ovvero dei bassi tassi, dell’euro debole e dei prezzi bassi del petrolio, invitando semmai la politica a fare la sua parte con le riforme (anche attuandole) e un fisco meno “bizantino”.

 

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