Il taglio delle tasse di Trump offre diversi spunti anche per l’Italia

Donald Trump ottiene il suo grande primo successo da presidente USA con il taglio delle tasse per imprese e famiglie. Qualche buona idea esce pure per l'Italia, in cerca di rilancio per la sua economia.

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Donald Trump ottiene il suo grande primo successo da presidente USA con il taglio delle tasse per imprese e famiglie. Qualche buona idea esce pure per l'Italia, in cerca di rilancio per la sua economia.

Dopo il via libera della Camera, il Congresso ha definitivamente approvato la riforma fiscale voluta dal presidente Donald Trump, che ottiene così la sua prima significativa vittoria da quando ha messo piede alla Casa Bianca, un asso che tenterà di giocarsi alle elezioni di medio termine dell’anno prossimo per il rinnovo di parte dei seggi delle due Camere. Diverse le novità annunciate ieri dal presidente, attorniato da tutti i “congressmen” repubblicani, in diretta televisiva dal giardino del n.1600 di Pennsylvania Avenue, che prevedono un taglio delle tasse in deficit per 1.500 miliardi di dollari in 10 anni per famiglie e imprese americane. Anzitutto, viene ridotta dal 35% al 21% l’aliquota sui profitti delle imprese (“corporate tax”), che inizialmente avrebbe dovuto scendere al 20%, ma alla fine la maggioranza ha trovato un’intesa al suo interno per finanziare una riduzione anche dell’aliquota più alta sui redditi delle persone fisiche dal 39,6% attuale al 37%, quella per lo scaglione dal milione di dollari l’anno. Le aliquote per questi ultimi restano sette, ma raddoppiano le detrazioni standard a 12.000 dollari l’anno per i contribuenti singoli e a 24.000 dollari per le coppie. In generale, le detrazioni vengono abbassate e contenute fino a un tetto massimo, come quello di 10.000 dollari per l’imposizione dei singoli stati, cosa che ha indisposto parte della stessa maggioranza e di Wall Street, dove alcuni colossi temono di dovere pagare più e non meno tasse dalla sforbiciata, nonostante le aliquote più basse.

Le imprese potranno giovarsi anche della “repatriation tax”, l’imposta sugli utili tenuti all’estero e che ammonterebbero a non meno di 2.400 miliardi di dollari per le sole società non finanziarie, di cui 250 di Apple.

Anziché scontare il 35% attuale per riportare tale denaro negli USA, potranno avvalersi di una tassazione una tantum dell’8%, che sale al 15,5% per i profitti detenuti in forma liquida. (Leggi anche: Grandi d’Europa contro Trump: così è guerra commerciale)

Sale a 22 milioni la soglia di esenzione dei patrimoni dall’imposta di successione, mentre per le società di persone, ovvero per le imprese individuali (“pass through”) continueranno ad essere applicate le stesse aliquote previste per i redditi delle persone fisiche, ma con una detrazione del 20%, che porterebbe la tassazione effettiva al 26,5%, al di sotto della media OCSE di pochi decimali.

Le frizioni con l’Europa

I trasferimenti di denaro infragruppo verso società con sede fuori dagli USA verranno anch’essi tassati con aliquota del 21%, cosa che ha scatenato le ire dei ministri finanziari europei, cinque dei quali (quelli di Germania, Francia, Italia, Spagna e Regno Unito) hanno scritto a Washington per chiedere una modifica, che renda la riforma fiscale compatibile con le regole del commercio mondiale, temendo che finisca per violare i trattati sulla doppia tassazione, così come per la minore aliquota al 12,5% prevista sui profitti maturati dalla vendita di beni e servizi all’estero, ovvero sulle esportazioni.

Nel complesso, l’America di Trump punta a rilanciare la competitività delle imprese americane sul piano fiscale, abbassando le aliquote al di sotto della media per le economie avanzate (22%) e sostenendo le esportazioni, anche se resta da vedere quali strascichi avranno le prese di posizioni di vari membri UE. E anche le società individuali pagheranno un po’ meno tasse della media OCSE, cosa che incrementerà l’appetibilità degli USA rispetto alle altre economie principali del pianeta, rilanciando investimenti, consumi e produzione interna. Non a caso, la crescita attesa per l’anno prossimo sarebbe prossima al 3% a cui ambisce proprio il presidente, mentre la disoccupazione potrebbe arrivare a scendere fin sotto il 3%. L’Italia prenda appunti, perché è questo lo shock che ci serve, anche se chiaramente da noi il problema resta il reperimento delle risorse.

Il taglio delle detrazioni faticosamente ottenuto dalla Casa Bianca ci fornisce almeno parte della soluzione al problema, escludendo qualsivoglia soluzione a deficit, improponibile e nemmeno desiderabile. (Leggi anche: Perché il taglio delle tasse di Trump sarà un piccolo regalo anche all’Italia)

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