Taglio delle tasse in America un’opportunità per l’Europa o una minaccia, se non colta

Donald Trump promette di tagliare le tasse su imprese e famiglie e di abbattere i vincoli sulla produzione e gli investimenti. L'Europa rischia di restare a guardare e di subire la concorrenza fiscale delle principali economie mondiali.

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Donald Trump promette di tagliare le tasse su imprese e famiglie e di abbattere i vincoli sulla produzione e gli investimenti. L'Europa rischia di restare a guardare e di subire la concorrenza fiscale delle principali economie mondiali.

L’opinione pubblica mondiale si sta concentrando nelle ultime settimane sulle dichiarazioni via Twitter del presidente USA, Donald Trump, in particolare, sulle sue minacce alle case automobilistiche di imporre loro dazi del 35% sui veicoli prodotti all’estero e venduti sul territorio americano. La UE è intimorita dal nuovo corso “protezionistico” di Washington, temendo la crisi della globalizzazione economica e, in definitiva, della propria economia. L’Europa sta trascurando un altro aspetto delle politiche di Trump, quelle fiscali. Il presidente ha promesso un vigoroso taglio delle tasse sulle imprese e sulle famiglie.

Per prima cosa, avrebbe intenzione di incentivare il rimpatrio dei 2.500 miliardi di dollari di capitali delle aziende americane detenuti all’estero, imponendo sul loro rientro un’aliquota del 15%, anziché del 35% attuale. Se tutte le aziende USA decidessero di rimpatriare tutti i profitti detenuti fuori dai confini nazionali, risparmierebbero qualcosa come fino a 514 miliardi di dollari e il Tesoro ne incasserebbe 250 miliardi. La sola Apple, che all’estero avrebbe capitali per 216 miliardi, beneficerebbe di un risparmio d’imposta di oltre 43 miliardi. (Leggi anche: Azioni Apple, ecco il possibile rally)

Taglio delle tasse anche sui redditi delle famiglie

Ma Trump punta a tagliare strutturalmente le tasse alle imprese, abbassandole dal 35% attuale al 15%. Se oggi l’America è il terzo paese al mondo per livello di tassazione sulle imprese, con la riforma voluta da Trump diverrebbe tra le più competitive.

Tagli alle tasse anche a beneficio delle famiglie. Rispetto alle attuali aliquote sui redditi delle persone fisiche dal 10% al 39,6%, l’amministrazione repubblicana vorrebbe imporre solamente tre aliquote: una del 10% fino a 37.500 dollari, del 25% dai 37.500 ai 112.500 dollari e del 33% sopra i 112.500 dollari. (Leggi anche: Trump versus Clinton, ecco chi offre di più ai poveri)

 

 

 

 

 

Trumponomics un’opportunità per la UE

L’idea alla base di questa riforma è di stimolare i consumi, che rappresentano il 70% del pil USA.

Per finanziare almeno parzialmente i tagli, sarebbero eliminati praticamente quasi tutte le detrazioni fiscali, con le sole eccezioni delle donazioni e degli interessi sui mutui.

Per l’Europa, la Trumponomics potrebbe rappresentare un’opportunità, se colta, un rischio, se ignorata. Negli anni Ottanta, le politiche fiscali reaganiane e thatcheriane spinsero i governi europei di allora a seguire il modello, tagliando le aliquote, spesso dai livelli assurdi a cui erano arrivati (in Italia, la nostra aliquota Irpef massima era del 70%) e puntando sul rilancio dell’offerta, anche tramite una certa deregolamentazione dell’economia. (Leggi anche: Dottrina Trump, protezionismo o nuova globalizzazione?)

Trump punta su deregulation

Nel convincere le imprese americane e straniere a investire negli USA o a restarci, Trump ha promesso loro una deregulation del 75%, ovvero l’abbattimento di tre quarti delle regole restrittive sulla produzione e gli investimenti. Forse, si tratta di un’esagerazione, ma la sostanza sembra credibile: l’amministrazione Trump abbatterà sia le tasse, sia i vincoli gravanti sulle imprese, così come sulle banche, alle quali dovrebbe essere eliminata la legislazione introdotta da Barack Obama nel 2010 e che prende il nome di Dodd-Frank Act.

L’America cercherà di rilanciarsi, quindi, non solo e non tanto chiudendosi alla globalizzazione – una narrazione tutta della grande stampa, che non coglie la portata del cambiamento a cui ambisce il nuovo governo – bensì con meno tasse e meno regole, ovvero nel solco di Ronald Reagan prima e del bushismo dopo.

 

 

 

 

La UE imiterà Trump?

Se la UE ignora il trend e si concentrasse a rendere la vita difficile al Regno Unito fuori da essa e a reagire al rischio populismo con una retorica europeista vuota di contenuti e di prospettive di crescita, alle già pesanti condizioni attuali dovrebbe aggiungere la concorrenza fiscale Oltremanica e Oltreoceano, perché oltre agli USA di Trump, anche Londra potrebbe battere la strada del taglio delle tasse e della creazione di un clima più “business-friendly” per attirare capitali ed evitare la fuga di banche, fondi e imprese dalla City.

(Leggi anche: Brexit, Londra paradiso fiscale?)

Sarà in grado l’Europa a non farsi travolgere dagli eventi o si limiterà ad assistere alla prevedibile fuga di capitali, quote di produzione e lavoro in favore delle altre principali economie mondiali? Se il recente passato è “magistra vitae”, non avremmo granché di positivo a cui appigliarci, anche perché tagli alle tasse e deregulation implicano il superamento dello status quo, l’attuazione di quelle riforme economiche anche impopolari (si pensi al taglio della spesa pubblica improduttiva), che i governi eurofili si rifiutano da anni a implementare e che certamente non è nell’agenda delle opposizioni euro-scettiche. Rischiamo di concentrarci sul dito che indica la luna, perdendo l’occasione di rilanciare il mercato domestico.

 

 

 

 

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