Taglio delle pensioni scongiurato con la proposta di legge

Gli assegni dei futuri pensionati italiani sarebbero salvi. Governo e sindacati vogliono evitare la tagliola provocata dal crollo del pil.

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Forse eviteremo il taglio delle pensioni

Il crollo del PIL nel 2020 avrebbe effetti negativi anche sul calcolo delle future pensioni. Il coefficiente di capitalizzazione applicato al montante contributivo rischia, infatti, di risultare negativo quando prenderà in considerazione il prodotto interno lordo di quest’anno, vale a dire con la rivalutazione da effettuarsi a partire dal 2022 e relativamente al quinquennio 2016-2020. Per capire meglio di cosa stiamo parlando, dobbiamo spiegarvi come si determina l’assegno pensionistico.

Con il passaggio graduale al metodo contributivo, l’importo della pensione verrà erogato sulla base dei contributi versati durante la propria carriera lavorativa e che formeranno il cosiddetto montante contributivo. Questi viene annualmente rivalutato di una percentuale pari alla crescita media del PIL italiano nel quinquennio precedente. Ad esempio, nel 2020 vengono rivalutati i contributi versati fino al 31 dicembre 2018, non anche quelli versati nel 2019. Nel 2021, il montante verrà rivalutato per i contributi versati fino al 31 dicembre 2019, mentre dal 2022 verranno conteggiati i contributi versati fino al 2020.

Il taglio delle pensioni retributive più alte non deve essere un tabù

Coefficiente di capitalizzazione invariato?

A quel punto, entrerà in gioco la misurazione del PIL di quest’anno, atteso in calo grosso modo del 10%. Se così fosse, il PIL nominale scenderebbe intorno ai 1.610 miliardi di euro. Nel quinquennio 2016-2020, quindi, la crescita risulterebbe negativa di circa il 3,7%, pari al -0,75% medio annuo. Anziché essere rivalutato, il montante andrebbe decurtato, cioè moltiplicato per 0,9925, dando per valide le cifre dell’esempio. In altre parole, l’importo dei futuri assegni verrebbe tagliato.

Per impedire che ciò accada, il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, in accordo con i sindacati vorrebbe presentare una proposta di legge. Era già avvenuto nel 2015, quando a seguito di ben tre anni di recessione le pensioni rischiarono di essere decurtate con il calcolo del montante.

Allora, il governo Renzi intervenne per imporre un “floor” di 1 al coefficiente di capitalizzazione, cosa che con ogni probabilità accadrà anche stavolta. Dunque, i futuri pensionati non dovranno temere che la crisi devastante di questi mesi si ripercuota negativamente sui loro assegni, i quali semmai non beneficeranno di alcun aumento, dato che il coefficiente di capitalizzazione risulterebbe azzerato.

Dunque, il crollo del PIL non taglierà il montante contributivo, ma per effetto di una legge lo manterrà invariato. I futuri pensionati vedranno azzerata la rivalutazione dei contributi ai fini del calcolo dell’assegno, sebbene di questi tempi non sarebbe un dramma reale, tra inflazione zero o negativa e mercati finanziari volatili.

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