Debito pubblico: Padoan scopre che è alto, ma con Renzi lo ha fatto esplodere

Il debito pubblico italiano va abbattuto per il ministro Padoan, lo stesso che sotto il governo Renzi ha sciupato l'occasione unica di risanare i conti con i tassi zero, inseguendo la strada elettoralistica dei bonus.

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Il debito pubblico italiano va abbattuto per il ministro Padoan, lo stesso che sotto il governo Renzi ha sciupato l'occasione unica di risanare i conti con i tassi zero, inseguendo la strada elettoralistica dei bonus.

Lo spread ci ricorda “con sgarbo” che abbiamo un problema di debito pubblico e che tagliarlo resta “centrale nell’azione di questo governo”. Sono le parole utilizzate ieri dal ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che ha così reagito alla risalita dei rendimenti dei BTp ai massimi da un anno e mezzo e a un differenziale di 200 punti base sulla scadenza decennale rispetto ai Bund tedeschi. Lo stesso Padoan ha anche spiegato che non sembra possibile abbattere la montagna del debito puntando sulla cessione sul mercato del patrimonio immobiliare pubblico, in quanto solo una porzione di esso sarebbe alienabile e per giunta, in molti casi, necessita prima investimenti per evitare che le alienazioni avvengano a prezzi non congrui. (Leggi anche: Crisi debito italiano, quando scatterà l’allarme?)

E se il ministro replica alle richieste di Bruxelles di una manovra correttiva dei conti pubblici con una seconda lettera (“il proseguimento della prima”), sembra che abbia preso consapevolezza dell’esistenza di un problema di alto debito per l’Italia, quando è responsabile del Tesoro ormai da tre anni, nel corso dei quali ha avallato ogni operazione dell’ex premier Matteo Renzi dal sapore più elettoralistico che di politica fiscale, come le elargizioni di vari bonus (non ultimo, i 500 euro ai 18-enni) e la lotta in Europa per ottenere maggiore flessibilità sui conti pubblici, la stessa che in queste ultime settimane Padoan sembra ripudiare con un’inversione a U della gestione ad oggi seguita dei conti pubblici.

Con Renzi e Padoan, conti pubblici non sono migliorati

Partiamo da un dato: sotto Renzi-Padoan, la spesa pubblica, le entrate tributarie e il debito dello stato sono cresciuti, mentre il deficit si è solo di poco ridotto e la spesa per interessi è stata abbattuta grazie al “quantitative easing” della BCE.

Le uscite complessive della Pubblica Amministrazione sono verosimilmente aumentate nel triennio renziano (non sono ancora definitivi i dati del 2016) di 13 miliardi di euro, quando nello stesso arco di tempo la spesa per interessi è diminuita di 15 miliardi. Come dire, che se i risparmi sugli interessi fossero stati impiegati totalmente per risanare i conti pubblici e la spesa pubblica fosse stata mantenuta invariata, questa sarebbe oggi più bassa di una trentina di miliardi. (Leggi anche: 760 miliardi di interessi pagati in 10 anni)

Stato ha incassato di più e speso altrettanto

Non stupisce, che il deficit fiscale sia passato dal 2,9% del pil del 2013 al 2,6% dello scorso anno, mostrando una riduzione impercettibile, pari in valore assoluto a meno di 5 miliardi di euro, un terzo dei risparmi ottenuti con i minori esborsi per gli interessi sul debito. E non che nel frattempo le entrate tributarie abbiano deluso, anzi sono aumentate di 27 miliardi, anche se il dato certo lo avremo a giorni.

Riassumendo: sotto Renzi-Padoan, il fisco ha incassato 27 miliardi in più e ne ha dovuti spendere per interessi 15 in meno. Questi sono i dati scaturenti dal confronto tra la fine del 2013 e il dicembre 2016. Ciò sarebbe bastato per azzerare il deficit, che è, invece, rimasto sostanzialmente invariato, perché nel frattempo il governo ha dilatato ulteriormente la spesa pubblica, non riuscendo così a frenare la corsa del debito, che in rapporto al pil si attesta a un soffio dal 133%, essendo cresciuto sotto il precedente esecutivo di quasi 110 miliardi. Oggi, Padoan ci viene a spiegare con fare professorale come si dovrebbero rimettere a posto i conti pubblici, percorrendo la facile vecchia strada dell’aumento delle accise, dopo avere sciupato l’occasione storica di risanarla in anni di tassi zero. (Leggi anche: I numeri di Padoan non convincono nemmeno la UE)

 

 

 

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