Il franco svizzero è ai massimi da 3 settimane contro l’euro alla vigilia delle elezioni

Il franco svizzero sale ai massimi da 3 settimane, quando mancano 2 giorni alle elezioni.

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Il franco svizzero sale ai massimi da 3 settimane, quando mancano 2 giorni alle elezioni.

Si vota per rinnovare il Parlamento nazionale in Svizzera dopodomani, ma non sono attesi grossi cambiamenti politici a Berna, dove è attesa un’avanzata della destra dell’UDC, che dovrebbe confermarsi primo partito. Al secondo posto dovrebbero rimanere i socialisti, per cui non vi è in vista alcuno scossone politico. La campagna elettorale è caduta in una fase di transizione dell’economia elvetica, che ha subito un lieve calo del pil nel primo trimestre, ma ha subito reagito con una ripresa già nel secondo, dopo che la banca centrale, la Schweizerische National-Bank  (SNB), il 15 gennaio scorso ha annunciato l’abbandono della difesa del cambio minimo di 1,20 tra franco svizzero contro l’euro.

Il cambio forte provoca deflazione

Il forte apprezzamento del franco, che è arrivato a guadagnare oltre il 30% contro la moneta unica, sta colpendo certamente le esportazioni, rendendo più convenienti gli acquisti di beni e servizi all’estero. Ciò ha anche contribuito in maniera determinante a portare il paese alpino in deflazione, che secondo le stime dovrebbe permanere fino a tutto l’anno prossimo, mentre solo nel 2017 ci sarebbe la ricomparsa di una timidissima inflazione. Nelle ultime settimane, il cambio si è indebolito, vuoi per l’allentamento delle tensioni sull’euro, dopo la firma del terzo salvataggio della Grecia, vuoi anche per l’efficacia delle misure attuate dalla SNB e gli interventi di questa sul mercato valutario, come dimostrerebbe l’aumento delle riserve. Tuttavia, il rapporto con l’euro si sta allontanando dalla soglia di 1,10, attestandosi oggi a 1,0833, in risalita dell’1,2% mensile e restando del 10% più forte dalla fine del cambio minimo.  

Tutta la politica svizzera non contraria alla fine del cambio minimo

Il tema non è stato divisivo in campagna elettorale, perché salvo alcuni screzi tra il governatore Thomas Jordan e il Partito Socialista nei mesi scorsi, tutta la politica ha valutato come inevitabile la mossa dell’SNB e nemmeno la sinistra, che è la più aperta sui rapporti con la UE, ha mai avanzato alcuna proposta concreta per entrarvi, né per fare parte dell’Eurozona.

Il rafforzamento del franco potrebbe avere poco o nulla a che fare negli ultimi giorni con le elezioni, ma certamente pesa il fatto che i sondaggi diano per favoriti i partiti conservatori, più inclini a tollerare un cambio più forte. Negli ultimi 10 anni, la valuta elvetica ha guadagnato il 30% contro l’euro e il 48% dal 1999, anno in cui la moneta unica fu introdotta a livello di scambi finanziari.

Nessun nuovo cambio minimo

Il processo di rafforzamento del franco è iniziato 8 anni fa, alle prime avvisaglie della tempesta finanziaria che avrebbe travolto l’economia del pianeta. Da allora, ha guadagnato il 35% contro la moneta unica, tanto che nel settembre del 2011 fu introdotto un cambio minimo, per evitare un ulteriore apprezzamento. Tale cambio dovette essere abbandonato all’inizio di quest’anno, perché la SNB era costretta ad acquistare quantitativi ingenti di valuta estera per indebolire la valuta nazionale. Non sappiamo e né crediamo che Jordan sia intenzionato a introdurre un nuovo cambio minimo, se non al livello informale. Il range tollerato dovrebbe essere quello di 1,05-1,10, che è quello in cui il franco sosta da 3 mesi. Livelli, forse considerati compatibili con la crescita dell’economia. Sulla SNB, però, pesa il rischio di una  nuova ondata di acquisti del franco, qualora dovessero materializzarsi nuove tensioni nell’Eurozona o se si confermassero i dubbi sulla crescita globale. Per questo, Jordan avverte da mesi di tenersi pronto a intervenire, se occorre.      

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