Svizzera e Norvegia lasciano invariati i tassi, ma segnalano futuri interventi possibili

Sia la Svizzera che la Norvegia lasciano i tassi invariati, ma segnalano l'intenzione di non acconsentire un apprezzamento delle rispettive valute.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Sia la Svizzera che la Norvegia lasciano i tassi invariati, ma segnalano l'intenzione di non acconsentire un apprezzamento delle rispettive valute.

La Schweizerische National-Bank (SNB), la banca centrale svizzera, ha lasciato invariati i tassi sui depositi delle banche a -0,75%, così come i Libor a 3 mesi nel range -1,25/-0,25%, ma il governatore Thomas Jordan ha avvertito che l’istituto si tiene pronto a intervenire nuovamente sul mercato valutario, perché il franco svizzero appare “molto sopravvalutato”. Allo stesso tempo ha difeso i tassi negativi introdotti nei mesi scorsi, sostenendo che essi renderebbero meno allettanti gli investimenti in valuta locale. La SNB ha tagliato le stime sulla crescita e sull’inflazione in Svizzera per il biennio 2015-2016, rispetto alle previsioni di dicembre. Adesso, si attende una crescita dell’economia dello 0,9% (la metà della precedente stima) nel 2015, mentre l’indice dei prezzi scenderebbe dell’1,1% quest’anno e dello 0,5% l’anno prossimo, quando a dicembre si prevedeva un calo dello 0,1% per l’anno in corso e un’inflazione allo 0,3% nel 2016. Si tratterebbe del calo più marcato dei prezzi in Svizzera dal 1950, quando registrò un -1,6%. Per questo, Jordan non consentirebbe al franco di apprezzarsi oltre al range 1,05-1,10 in cui si trova al momento (1,0571 in mattinata) contro l’euro. Gli ultimi dati forniti dalla SNB suggeriscono che l’istituto non avrebbe cercato di indebolire la valuta nelle ultime settimane, accettando il cambio attuale.   APPROFONDISCI – Svizzera: la SNB non svaluta più il franco, ma un nuovo taglio dei tassi non è escluso  

Tassi Norvegia stabili

E a sorpresa, anche la Norvegia ha lasciato invariati i tassi all’1,25%, anche se il governatore Oeystein Olsen ha dichiarato che se gli indicatori economici si confermassero in linea con le attese, ci sarebbe spazio per un nuovo taglio dei tassi. A differenza del resto della Scandinavia, dell’Eurozona e della Svizzera, Oslo non ha problemi di deflazione, essendo cresciuti i prezzi a febbraio del 2,4% su base annua, compatibilmente con il target del 2,5% dell’istituto. L’economia norvegese, però, è alle prese con due problemi diversi: il dimezzamento delle quotazioni del petrolio, un’industria che vale un quinto del pil da 510 miliardi di dollari e il surriscaldamento del mercato immobiliare, che avrebbe già alimentato una bolla. Per evitare che la corona si rafforzi contro l’euro e le altre valute, com’è accaduto nelle ultime settimane, Olsen potrebbe, quindi, imbracciare anch’egli l’arma della politica monetaria ultra-accomodante, anche se si ravvisano diverse criticità per un’economia con una crescita dei prezzi già sostenuta e con una bolla immobiliare in atto.   APPROFONDISCI – La guerra valutaria continua: la Norvegia verso un taglio dei tassi al minimo storico      

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Argomenti: deflazione, Economie Europa, franco svizzero, Franco svizzero, tassi negativi