Svimez: il Sud è peggio della Grecia tra povertà, crollo degli occupati e delle nascite

Svimez: il Sud Italia è caratterizzato da un allarme povertà, occupazione ai minimi dal 1977 e da un crollo delle nascite. Rischia un sottosviluppo permanente. Peggio della Grecia.

di , pubblicato il
Svimez: il Sud Italia è caratterizzato da un allarme povertà, occupazione ai minimi dal 1977 e da un crollo delle nascite. Rischia un sottosviluppo permanente. Peggio della Grecia.

Il Sud dell’Italia va peggio della Grecia. Se avevamo già sottolineato in più occasioni come a fronte del piagnisteo sui problemi di Atene, nel nostro paese vi fosse una vasta area dalle condizioni socio-economiche persino peggiori, adesso è l’istituto Svimez a confermare con i dati questa sensazione: dal 2000 al 2013, il Meridione è cresciuto di appena il 13% contro il 24% della Grecia e il 53,6% delle regioni europee che rientrano nei piani di Convergenza della UE. Nel 2014, per il sesto anno consecutivo, l’economia del Sud Italia è diminuita dell’1,3% e ciò ha riportato ai livelli del 2000 il divario con il Nord. Adesso, il pil pro-capite nel Meridione è sceso al 53,7% della media del Centro-Nord. E se nel 2013 vi era un rischio povertà in Italia del 18%, al Centro-Nord si attestava al 10%, mentre al Sud riguardava una famiglia su 3. In particolare, la regione maggiormente a rischio povertà risultava la Sicilia con il 41,8%, seguita dal 37,7% della Campania. Preoccupanti sono i dati della crisi: tra il 2008 e il 2014, l’occupazione è crollata nel Sud del 9%, mentre nel Centro-Nord vi è stato un -1,4%. In sostanza, mentre nel Meridione vi è solo il 26% degli occupati, qui si è concentrato il 70% delle perdite occupazionali dell’intero paese. Il trend non è migliorato negli ultimi tempi, anzi segnala un aumento del divario. Nel 2014, ad esempio, gli occupati sono cresciuti in Italia di 88.400 unità, ma il Sud ne ha persi 45.000, scendendo a 5,8 milioni di unità, il livello più basso dal 1977, anno di inizio delle rilevazioni. Altro dato estremamente negativo riguarda il crollo demografico del Meridione, che l’anno scorso ha avuto il minore numero di nascite dall’Unità d’Italia ad oggi, pari a soli 174.000. Il tasso di fertilità tra le donne meridionali è sceso a 1,31 figli, meno degli 1,43 del Nord e dei 2,1 necessari per mantenere stabile la popolazione, che rischia così di ridursi di 4,2 milioni di abitanti nei prossimi 50 anni. Dal  2001 al 2014, si è avuto un’emigrazione netta nel Sud verso il Centro-Nord di 744 mila unità, di cui 205 mila laureati e 526 mila di età inferiore ai 34 anni. Complessivamente, nel periodo vi è stata una crescita della popolazione residente di 389 mila persone, mentre nel resto d’Italia si è avuto un incremento di 3,4 milioni di abitanti. La perdita di giovani, di competenze e il crollo delle nascite, sostiene Svimez, potrebbe diventare nei prossimi anni uno tsunami per il Meridione, il quale rischia così un sottosviluppo permanente e una desertificazione industriale.

   

Argomenti: