Svezia al rebus delle alleanze di governo dopo le elezioni e la corona si rafforza

Le elezioni in Svezia non hanno esitato la vittoria di una delle due principali coalizioni e i nazionalisti sarebbero divenuti ago della bilancia. La corona si rafforza dopo le perdite delle scorse settimane.

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
Le elezioni in Svezia non hanno esitato la vittoria di una delle due principali coalizioni e i nazionalisti sarebbero divenuti ago della bilancia. La corona si rafforza dopo le perdite delle scorse settimane.

Le elezioni politiche in Svezia di ieri per il rinnovo del Riksdag hanno esitato risultati inconcludenti per la formazione del nuovo governo. I partiti di centro-sinistra del premier uscente Stefan Loefven hanno eletto complessivamente 144 deputati su 349, quelle dell’Alleanza di centro-destra di Ulf Kristersson hanno ottenuto un paio di decimali in meno, eleggendo 143 deputati. Al terzo posto si è posizionata la destra euro-scettica e anti-migranti di Democratici Svedesi, guidati da Jimmie Akesson, che con il 17,7% e 62 seggi farà la differenza nel nuovo Parlamento. I socialdemocratici ottengono il risultato peggiore della loro storia, scendendo dal 31% del 2014 al 28,4% di ieri, sebbene siano andati meglio delle previsioni, che erano per non più del 25%. Al contrario, Democratici Svedesi hanno visto sfumare negli ultimi giorni di campagna elettorale la soglia del 20%, data quasi per certa dai sondaggi della vigilia, non riuscendo a superare i Moderati di centro-destra, che con il 19,8%, pur in calo dal 23,3% di 4 anni fa, restano la principale formazione avversaria dei socialdemocratici.

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Kristersson ha invocato le dimissioni di Loefven da premier, il quale a sua volta ha dichiarato che le darà solo nel caso in cui i deputati riusciranno a formare una maggioranza parlamentare alternativa a quella uscente, escludendo ogni collaborazione con gli euro-scettici. E Akesson ha chiamato Kristersson, chiedendogli di scegliere se diventare premier appoggiato da lui o se fare asse con la sinistra. Non è un caso che il leader moderato non abbia ancora espresso una posizione netta sulla possibilità o meno di collaborazione con Democratici Svedesi. In teoria, il loro sostegno gli garantirebbe una maggioranza certa in Parlamento, quand’anche non tutti gli alleati di centro-destra se la sentissero di governare con loro.

Fatto sta che la corona svedese si è rafforzata stamattina contro l’euro fino allo 0,3%, anche se con il prosieguo della seduta in mattinata ha ridotto i guadagni allo 0,1%, attestandosi a un cambio di 10,45. Difficile che lo stallo politico venga sbloccato immediatamente. Tra gli scenari: una riedizione del governo di minoranza di centro-sinistra, anche se i numeri obiettivamente sarebbero deboli per azzardare una tale ipotesi; un’alleanza trasversale tra socialdemocratici e pezzi del centro-destra; una Grande Coalizione tra socialdemocratici e Moderati (improbabile) e un governo di centro-destra, sostenuto (dall’esterno?) da Democratici Svedesi.

Gli scenari politici e la corona svedese

Non si può negare l’evidenza. La destra anti-UE è il partito che ha registrato il principale balzo rispetto al 2014 nei consensi, progredendo del 4,7%, praticamente tutto a discapito del 3,5% perso dai Moderati. Il boom ha coinciso con l’apertura delle frontiere ai migranti nel 2015, quando la Svezia accolse ben 600.000 profughi su una popolazione di appena 10 milioni di abitanti, scatenando le ire di svariate comunità locali, vista anche la crisi abitativa che tale fenomeno ha aggravato. Detto questo, perché la corona ha reagito positivamente a risultati pur sempre negativi per la stabilità politica a Stoccolma? Come vi abbiamo anticipato nei giorni scorsi, dopo il timore di un arrivo dei nazionalisti al governo svedese, hanno prevalso nelle ultime due settimane più i ragionamenti pratici. L’agenda economica dello stato scandinavo difficilmente verrebbe stravolta anche nel caso di una coalizione di governo che includa i Democratici Svedesi.

Fuori dal dibattito è uscito certamente il tema del referendum sulla permanenza nella UE, invocato da questi ultimi, che aveva fatto parlare di rischio “Swexit”, a dire il vero irreale, dato il rifiuto di almeno l’80% degli svedesi di inseguire Londra sulla vita del divorzio da Bruxelles. E allora, un accordo tra Kristersson e Akesson verrebbe trovato sul taglio delle tasse e dei sussidi assistenziali promesso dal primo e apprezzato pure dal secondo. L’economia svedese, per quanto stia rallentando negli ultimi mesi, è cresciuta in questi anni del 3% in media e vanta un tasso di disoccupazione al 6%, nettamente inferiore alla media europea dell’8%. L’agenda pro-crescita del centro-destra agevolerebbe i piani della Riksbank per uscire dall’accomodamento monetario e iniziare ad alzare i tassi, ancora ai minimi storici del -0,5%.

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Tutto ciò avrebbe implicazioni sostanziali sulla corona, che tornerebbe a rafforzarsi contro la moneta unica, dopo avere segnato quest’anno oltre il 6%, con punte dell’8,3% toccate a fine agosto. Lo scenario più rassicurante per i mercati finanziari sarebbe certamente quello di un accordo tra Loefven e Kristersson, ma nel medio termine si tradurrebbe in un regalo elettorale per Akesson, ragione per cui i Moderati escluderebbero a priori una tale opzione. Quale che sia lo sbocco a questa impasse, però, la politica fiscale sarebbe salvaguardata dai vincoli di bilancio auto-imposti dal Riksdag sin dal 2010, che prevedono dal 2019 surplus di bilancio dello 0,3% del pil e un target del 35% per il rapporto debito/pil. La Svezia registra già vigorosi avanzi e un tasso di indebitamento ormai prossimo all’obiettivo. Insomma, tanto rumore per nulla? Semmai, la spia che la socialdemocrazia versa in crisi persino dove dovrebbe dominare nell’immaginario mondiale e che il “sovranismo” avanza anche in economie floride, pur non prive di grossi problemi, come quella svedese.

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Argomenti: Economie Europa, Politica, Politica Europa