Svalutazione tardiva e insufficiente di una moneta morta prima ancora di essere emessa

Lo Zimbabwe rischia di tornare all'iperinflazione e nemmeno la svalutazione della pseudo-moneta sovrana avrebbe effetti duraturi positivi. L'economia collassa anche dopo la fine dell'era Mugabe.

di , pubblicato il
Lo Zimbabwe rischia di tornare all'iperinflazione e nemmeno la svalutazione della pseudo-moneta sovrana avrebbe effetti duraturi positivi. L'economia collassa anche dopo la fine dell'era Mugabe.

Robert Mugabe è un ricordo per i 16 milioni di abitanti dello Zimbabwe, la ex Rhodesia, stato dell’Africa sud-orientale, un tempo noto come “paniere africano” per la sua ricca produzione di grano. L’anziano dittatore, che ha governato per 37 anni e fino alla fine del 2017 con il pugno di ferro, è stato sostituito dal vice Emmerson Mnangagwa, il quale nell’estate scorsa ha vinto quelle che sarebbero state le prime elezioni presidenziali libere del paese, ma che sono finite nel sangue, con le opposizioni a contestare presunti brogli.

Ad ogni modo, dopo che i militari avevano costretto Mugabe a un pensionamento forzato, milioni di cittadini hanno sperato di vedere migliorate le proprie condizioni di vita, tenuto conto che il pil pro-capite oggi, in dollari USA, risulti esattamente lo stesso di inizio anni Ottanta, quando il dittatore prendeva il potere. Insomma, lo Zimbabwe ha perso quasi 4 decenni sul piano economico e nel frattempo ha vissuto il flagello dell’iperinflazione tra il 2008 e il 2009, quando la crescita annuale dei prezzi arrivò fino alla stratosferica cifra di 500 miliardi percento.

Zimbabwe svolta dopo Mugabe e tende la mano ai bianchi, ma il mercato resta guardingo

Da allora, la Reserve Bank of Zimbabwe non emette alcuna moneta e dal 2015 il cosiddetto “Zimdollaro” non è più formalmente nemmeno accettato come pagamento. Da un decennio a questa parte, Harare adotta diverse valute straniere per i pagamenti interni e gli scambi con l’estero, tra cui il dollaro USA, l’euro, il rand sudafricano e il pula del Botswana. In realtà, le transazioni avvengono perlopiù in dollari americani, ma a causa della loro carenza, determinata dalla scarsa competitività dell’economia nazionale, nel 2016 il Tesoro ha iniziato ad emettere cosiddetti “note obbligazionarie” o “bond notes” per un controvalore di 373 milioni di dollari e secondo una parità 1:1 contro il dollaro USA.

Bocciato il ritorno alla sovranità monetaria

Già allora, per le strade della capitale vi furono proteste sui timori dei cittadini che il governo stesse introducendo di fatto una moneta sovrana e si tornasse agli anni bui dell’iperinflazione.

La scarsa fiducia di cui godettero sin dal loro debutto questi strumenti di pagamento, coperti dall’African Import-Export Bank, fece sì che subito vennero trattati a sconto, cioè accettati dai privati solo pagando un “sovrapprezzo” rispetto al dollaro USA reale. Questo sconto è stato monitorato dagli analisti per verificare la sussistenza di quelle condizioni critiche, che nel Venezuela hanno portato al collasso economico da un lato e alla (qui) ben nota iperinflazione. In effetti, man mano che i dollari sono diventati ancora più carenti e che la sfiducia in questi bond è cresciuta ulteriormente, lo sconto si è ampliato e oggi sul mercato vengono trattati a 3,66 contro un dollaro. Lo stesso dicasi per i dollari utilizzati per i pagamenti elettronici, che vengono scambiati a 3,80 contro un dollaro USA.

Sovranità monetaria? Corsa agli sportelli delle banche e paura dell’iperinflazione

In pratica, i cittadini hanno bocciato il ritorno al sovranismo monetario, mascherato da questi strumenti dalla natura ambigua. E la situazione è diventata sempre più critica, con una carenza dell’offerta sempre più marcata e generalizzata, tant’è che a gennaio l’inflazione è esplosa al 57%, quando un anno fa non arrivava al 3%. Effetto di valuta insufficiente per importare beni e servizi. E per un’economia con la bilancia commerciale e dei pagamenti cronicamente in passivo – al 13/14% del pil la prima e al -5,6% la seconda – è un bel guaio, perché implica che la produzione interna non sarebbe capace di compensare nel breve eventuali crolli delle importazioni, gravata da una legislazione sfavorevole alle imprese, così come nel Venezuela “chavista”. Peraltro, anche l’ideologia di Mugabe ha avuto inclinazioni socialisteggianti e solo con la presidenza Mnangagwa si sta puntando a ricreare un tessuto produttivo andato perlopiù distrutto nei decenni passati.

Svalutazione in vista

Per questo, il governatore John Mangudya starebbe prendendo in considerazione di svalutare i “bond notes”, così da evitare che nel paese attecchiscano le problematiche di questi anni a Caracas. Il problema forse è che sarebbe troppo tardi e troppo poco. Da un lato, sembra assurdo che un paese non possegga una moneta propria che rispecchi i propri fondamentali economici, dall’altro sono gli stessi cittadini a non volerla, non riponendo fiducia nelle istituzioni e nella banca centrale, che si sono distinte nell’era Mugabe per lo spandi e spendi e la monetizzazione del deficit.

Insomma, anziché emettere una moneta parallela per tentare un ritorno alla sovranità, il Tesoro avrebbe dovuto prima dare vita a una politica fiscale tesa a consolidare i conti pubblici e a rilanciare la produzione interna, precondizioni per garantire quella fiducia minima di base verso lo strumento di pagamento. Invece, lo scostamento crescente tra “peg” ufficiale e cambio di mercato ha spinto a gennaio il governo ad alzare i prezzi del carburante (fissati in dollari “farlocchi”) a oltre 3 dollari al litro, ufficialmente i più alti al mondo, scatenando proteste e inflazione. E la svalutazione in arrivo non farebbe che innalzare il costo dei beni importati, contribuendo all’esplosione ulteriore dei prezzi. La fine dell’era Mugabe non ha portato il sollievo sperato, anzi rischia di precipitare lo Zimbabwe agli anni più bui dell’anziano ex dittatore.

Benzina sopra $3 al litro e pannolini a $49, torna lo spettro dell’iperinflazione

[email protected] 

Condividi su
flipboard icon
Seguici su
flipboard icon
Argomenti: , , ,
>