Svalutazione monetaria, la nuova guerra sarà a colpi di valute?

La BCE respinge le richieste di svalutazione competitiva, ma USA, Giappone e Cina barano sui cambi. Si teme uno scenario di crisi e l'Europa rischia di soccombere

di Giuseppe Timpone, pubblicato il
La BCE respinge le richieste di svalutazione competitiva, ma USA, Giappone e Cina barano sui cambi. Si teme uno scenario di crisi e l'Europa rischia di soccombere

La BCE non ha un target sull’euro“. E’ questa l’ultima dichiarazione sul caso del tasso di cambio corretto tra euro e le principali valute straniere, proveniente dal governatore della banca centrale finlandese, Erkko Liikanen. Il banchiere ha sottolineato come Francoforte abbia solo un obiettivo sui prezzi a medio termine, non anche sul tasso di cambio. E ha ragione, comunque la si pensi (L’euro non va alla guerra valutaria. Tasso cambio non riguarda Bce). La questione dell’euro sta diventando sempre più cruciale anche alle riunioni tra i capi di stato e di governo, specie da quando il mese scorso il presidente francese François Hollande ha chiesto espressamente alla BCE di darsi un obiettivo di politica valutaria, giudicando eccessivo il tasso a cui viene scambiato l’euro contro il dollaro e non solo.  

Svalutazione monetaria: cosa succede se tutti svalutano?

Il tema delicatissimo è stato affrontato anche all’ultimo G20 di Mosca, dove i ministri economici hanno convenuto sul fatto che non vi sarebbe in corso una guerra valutaria. Una bugia evidente, che nasconde le tensioni sotterranee tra gli stati e, in particolare, il coinvolgimento di USA, Giappone e Cina nella responsabilità di avviare il mondo verso una guerra all’insegna della svalutazione competitiva, che alla fine risulterà soltanto disastrosa per tutti. Perché è chiaro che se tutti svalutano, ogni cosa rimane come prima, tranne il fatto che alla fine si sarà innescata una spirale inflazionistica, per non parlare della mancata convenienza a investire, ad accrescere la produttività, ad innovare e magari il tutto condito da uno scontro politico che porterebbe dritti a chiudere le frontiere commerciali.  

Euro forte? Verso un taglio dei tassi BCE moneta zero euro

Francoforte non può per statuto fissare un livello di cambio desiderato. Ma è lo stesso Mario Draghi a riconoscere che l’euro si sarebbe rafforzato eccessivamente contro il dollaro e nonostante i suoi fondamentali economici non siano affatto positivi. Per questo, ci si attende che già a partire dal mese di aprile, la BCE possa tagliare i tassi di riferimento, oggi allo 0,75%, non già per incoraggiare la crescita interna, quanto per deprimere il cambio, visto che sia la Federal Reserve che la BoJ hanno tassi compresi tra lo 0 e lo 0,1% (Roubini alla Bce: tagliate i tassi o la crisi si aggraverà). Tale misura sarebbe compatibile con il target dei prezzi, visto che l’inflazione per i prossimi 18 mesi nell’Eurozona è prevista sotto la soglia-limite del 2% annuo. Basterà un taglio dei tassi a spegnere il fuoco di una guerra tra valute? Con ogni evidenza, no. C’è preoccupazione, ad esempio, sul nuovo corso della politica monetaria in Giappone, dove la banca centrale ha annunciato misure molto più aggressive che in passato per combattere la deflazione e la stagnazione. Obiettivo dichiarato è di svalutare lo yen, sceso ai minimi da 3 anni e mezzo contro il dollaro, e fare aumentare l’inflazione al 2% all’anno, per cercare anche di monetizzare l’enorme debito pubblico accumulato (230% del pil). Già nel 1997, la svalutazione dello yuan cinese sin dal 1994 si dice sia stata la causa della crisi finanziaria asiatica, date le dimensioni dell’economia di Pechino. Il Giappone non è da meno, essendo la terza economia del pianeta e dietro proprio a USA e Cina, che attuano altrettante misure di allentamento monetario.  

Crisi Euro: alla fine a pagare sarà il Vecchio Continente?

L’economia globale rischia di essere trascinata negli abissi dai tre colossi e l’Europa ancora una volta sarebbe chiamata a pagare pesantemente per le colpe altrui. Per ora, paradosso vuole che sia proprio la crisi di fiducia a singhiozzo verso l’euro a deprezzare la moneta unica, facendo risalire l’export. E’ accaduto nel 2012, anche se gli attuali tassi di cambio a 1,30 contro il dollaro potrebbero avere già spento il trend positivo della bilancia commerciale dell’Area Euro. Il problema più grande, tuttavia, per la salvaguardia della nostra politica commerciale è dato dalla forte eterogeneità interna. Se Berlino sopporterebbe un cambio fino a 1,94 contro il dollaro, l’Italia non va oltre 1,16 e la Francia a 1,24. Vai a trovare la quadra!

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Argomenti: Crisi Euro