Lira egiziana svalutata, 5 mesi dopo è boom dei prezzi: e Al-Sisi incontra Trump

La svalutazione della lira in Egitto ha evitato il peggio, ma l'inflazione è esplosa e il presidente Al-Sisi, che lunedì prossimo incontra Donald Trump alla Casa Bianca, confida nella vicinanza degli USA.

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La svalutazione della lira in Egitto ha evitato il peggio, ma l'inflazione è esplosa e il presidente Al-Sisi, che lunedì prossimo incontra Donald Trump alla Casa Bianca, confida nella vicinanza degli USA.

Cinque mesi fa, agli inizi di novembre, la banca centrale de Il Cairo lasciava fluttuare il cambio liberamente sul mercato, accettando una svalutazione della lira, che da allora è pari al 51% rispetto al dollaro. Il cambio è passato, infatti, da 8,8 ai 18,20 odierni. E la conseguenza del crollo della lira si sta facendo notare sui prezzi in Egitto, che a febbraio sono cresciuti su base annua del 30,2%, la maggiore percentuale da oltre un trentennio.

Cibi e bevande nelle aree urbane sono rincarati del 40,5%.

La svalutazione della lira egiziana è stata un passo necessario per il governo, al fine di ottenere i 12 miliardi dei prestiti richiesti al Fondo Monetario Internazionale, elargiti in cambio di alcune riforme, tra cui la liberalizzazione del tasso di cambio. (Leggi anche: Egitto spera nella svalutazione, turisti scomparsi)

Crescono gli aiuti ai più poveri

Secondo il ministro delle Finanze, Amr El-Garhy, l’inflazione inizierà a rallentare alla fine dell’anno, da novembre o dicembre. Nel frattempo, però, il governo è preoccupato delle ripercussioni che un’inflazione galoppante sta avendo sulle condizioni di vita delle fasce più deboli della popolazione locale. Su 92 milioni di abitanti, 70 usufruiscono dei sussidi alimentari di 21 lire al mese, pari a circa 1 euro al mese, oltre a 5 pagnotte di pane al giorno per persona.

Tra i piani dell’esecutivo, si parla di un aumento dei sussidi del 29% a 27 lire al mese, il cui impatto sarà inevitabile sui già dissestati conti pubblici. La voce loro dedicata passerebbe, infatti, dai 49,5 miliardi di quest’anno ai 62,6 miliardi del 2017-’18. Il Cairo stima un calo del deficit dal 10,5-10,7% dell’anno fiscale in corso (in scadenza il 30 giugno) al 9,1% del prossimo. Ma per Moody’s, il disavanzo fiscale scenderà quest’anno all’11%, sopra lo stesso 10% stimato dall’FMI. (Leggi anche: Svalutazione lira fa impennare l’inflazione, ma niente tumulti di piazza)

Riforme economiche necessarie, ma impopolari

L’obiettivo è un tasso di crescita del pil del 4,6% (dal +4% atteso per quest’anno dalla Banca Mondiale, in calo dal 4,3% del 2016), da raggiungere anche con un aumento della spesa pubblica del 20% a 1.188 miliardi di lire locali (65,3 miliardi dollari), a fronte di entrate per complessivi 818 miliardi (45,2 miliardi).

Salirà il peso degli interessi sul debito, attesi a 380 miliardi di lire egiziane dai 304 di quest’anno.

Il malcontento popolare provocato dalle misure necessarie per evitare lo scivolamento verso una crisi in stile venezuelano potrebbe rallentare il calendario delle riforme per Moody’s. Il boom dei prezzi, in effetti, non è solo dovuto alla svalutazione della lira, bensì pure alla liberalizzazione dei prezzi dei beni primari, compresi quelli energetici. Non l’ha proprio presa benissimo quel 27% di egiziani, che vivrebbe oggi sotto la soglia di povertà, circa 25 milioni di persone. (Leggi anche: Crisi in stile Venezuela evitate in poche settimane)

La vicinanza al governo Trump

Ma la svalutazione della lira un effetto positivo immediato lo ha avuto: far crescere le riserve valutarie a 26,4 miliardi di dollari, il livello più alto dall’agosto del 2011. E le speranze del presidente Abdel Fattah al-Sisi sono legate anche al rapporto con la nuova amministrazione americana. Lunedì, sarà in visita proprio alla Casa Bianca, dove incontrerà il presidente Donald Trump. Al-Sisi fu il primo capo di stato a congratularsi con il repubblicano per la vittoria alle elezioni dell’8 novembre scorso e ha espresso soddisfazione per il suo arrivo alla presidenza, essendo anch’egli impegnato in una lotta senza quartiere contro l’estremismo islamico nel paese, portato avanti principalmente dai Fratelli Mussulmani.

Gli scambi commerciali USA-Egitto sono di 5 miliardi all’anno ( di cui 1,3 miliardi in armi americane) e gli americani detengono nel paese nordafricano investimenti diretti per 2,3 miliardi, quasi un terzo di quelli interi destinati all’Africa. La lotta al terrore sarà un terreno di accordo comune tra Trump e Al-Sisi, ma quest’ultimo spera anche di intensificare le relazioni economiche e di ottenere che Washington prema sull’FMI, perché sia benevola nella sua politica di assistenza finanziaria. Mettere insieme riforme economiche e lotta al terrorismo islamista non è facile. (Leggi anche: Crollo lira egiziana è dura lezione sui cambi fissi)

 

 

 

 

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