Supplenze scolastiche: 650.000 aspiranti prof sono cronaca di un paese fallito

650.000 domande di supplenza per le scuole in qualche giorno. Sito del Ministero dell'Istruzione preso d'assalto, conferma che intere generazioni ambiscono ormai solo a un impiego pubblico.

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650.000 domande di supplenza per le scuole in qualche giorno. Sito del Ministero dell'Istruzione preso d'assalto, conferma che intere generazioni ambiscono ormai solo a un impiego pubblico.

C’è fame di lavoro in Italia, altro che ripresa rassicurante dell’economia. Al Ministero dell’Istruzione sono arrivate 650.000 richieste per le supplenze scolastiche, quelle di seconda e terza fascia, che presuppongono rispettivamente il possesso dell’abilitazione all’insegnamento e alcun titolo abilitante. Sono state proprio le supplenze senza necessità di abilitazione ad essere state prese d’assalto, tanto che il sito del ministero è andato in tilt, avendo ricevuto registrazioni al ritmo di fino 150 al minuto. Numeri impressionanti, più che doppi rispetto alle già alte attese dei funzionari del ministero, che puntavano sulle 300.000 richieste. A un certo punto, quando il sito ha rallentato, migliaia di aspiranti docenti sono andati nel panico, temendo di non essere più in grado di iscriversi. Invece, ieri è arrivata la rassicurazione del ministro Valeria Fedeli, che ha parlato di 160.000 domande già inserite regolarmente, quasi un quarto del totale.

C’è tempo fino al 25 luglio per fare domanda e bisogna scegliere fino a 20 istituti in cui si desidera insegnare. Si tratta dell’aggiornamento della graduatoria triennale, con il quale verranno scelti i nuovi supplenti sin dal mese di settembre. L’assalto non ha riguardato la prima fascia, quella che prevede l’inserimento in ruolo di 50.000 docenti nel tempo. (Leggi anche: Concorsi pubblici 2017: procedure di selezione, novità)

650.000 domande in qualche giorno rappresentano oltre l’1% della popolazione, bambini e anziani compresi, circa l’1,6% di quella in età lavorativa. In altre parole, sarebbe almeno un italiano su 60 a tentare la sorte per potere insegnare tre anni, pur solo come supplente; numeri che diventano ancora più spaventosi, se si pensa che le domande vengano presentate da persone appartenenti a una classe di età ristretta e con titolo di studio medio-alto.

In pratica, ci sarebbe un’intera generazione in cerca di quel colpo di fortuna con il quale calciare il barattolo nella propria esistenza e allontanare per un po’ lo spettro della disoccupazione.

Generazione di aspiranti dipendenti pubblici

Il mese scorso era accaduto di peggio alla Banca d’Italia, che per 30 posti di vice-assistenti si era vista presentare 85.000 domande. Alla fine, l’istituto ha dovuto scremare le richieste, alzando il titolo di studio richiesto a laurea magistrale o del vecchio ordinamento, facendo scendere i candidati a non oltre 9.000.

Siamo un popolo di partecipanti a concorsi pubblici, quali che siano gli sbocchi professionali, segno di una mancanza cronica di lavoro, specie nel Meridione. Sarebbe interessante verificare da quali regioni siano arrivate le domande, perché scopriremmo quasi certamente un’elevata concentrazione in alcune realtà. Capiamoci, non è mica una colpa volere tentare di ottenere un posto pubblico, quando non si possiede un’occupazione o se ne ha una insoddisfacente o precaria. Qui, torniamo a interrogarci semmai su quale futuro possa avere l’Italia, se l’unica speranza rimasta ai trentenni e quarantenni di oggi sarebbe quella di vincere un concorso pubblico.

E tra qualche mese, c’è da giurarci, torneranno le polemiche sulle migliaia di supplenti costretti a lasciare le loro terre al Sud per occupare una cattedra al Nord, come se fossero gli studenti a dover seguire la residenza degli insegnanti e non viceversa. Immancabili saranno le migliaia di richiesta di trasferimento dei prof meridionali da Nord a Sud, magari esibendo un genitore malato, avvalendosi della popolarissima legge 104. No, questo paese così com’è non ha futuro, non può nemmeno ambire alla speranza. Serve una rivoluzione culturale dal basso, che difficilmente potrà avvenire in presenza di milioni di aspiranti dipendenti pubblici. (Leggi anche: Posto fisso intramontabile, generazione perduta appresso ai concorsi pubblici)

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