Superbonus 110% trasformato da incentivo a boomerang per il rilancio economico

Lavori condominiali a costo zero con il Superbonus del governo, il quale sta riuscendo, però, a trasformare l'incentivo in un rallentamento della ripresa per l'edilizia.

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Lavori condominiali a costo zero con il Superbonus del governo, il quale sta riuscendo, però, a trasformare l'incentivo in un rallentamento della ripresa per l'edilizia.

Una delle migliori idee, se non la migliore in assoluto, partorita dal governo Conte in questi mesi di tentata rianimazione della nostra economia è stato il Superbonus del 110% per i lavori condominiali e per le case singole, in relazione sia all’Ecobonus che al Sismabonus. I lavori di riqualificazione energetica e per mettere in sicurezza gli edifici dai sismi possono essere più che totalmente detratti dalle tasse in 5 anni da parte dei proprietari degli immobili, di fatto rendendo gli interventi “gratis”. E poiché, specie nei condomini, l’assenza di liquidità immediata anche di una minoranza di proprietari impedisce quasi sempre alle assemblee di approvare i lavori, l’esecutivo ha ripreso un’idea che c’era già con il bonus facciate del 90%, ovvero quella di cessione del credito alle imprese.

Pos e superbonus: come funzionano e quando entrano in vigore le misure

In pratica, i condomini cedono tutti i rispettivi crediti fiscali alle imprese che si aggiudicano i lavori e queste a loro volta se li fanno finanziare dalle banche attraverso prestiti per il 110% della fattura, compensandoli con i crediti d’imposta dei 5 anni successivi. Questo meccanismo consente ai condomini di effettuare finalmente i lavori senza spendere un euro e, quindi, potendo concretamente approfittare degli incentivi, mentre le imprese avranno certezza di ricevere i pagamenti e di non dovere attendere, come spesso capita, anche anni per riscuoterli. E le banche potranno finanziare le imprese attingendo a quel 10% in più rispetto al 100% del costo detraibile, nei fatti prendendosi gli interessi.

Gli intoppi con il Superbonus 110%

Non saranno tante le imprese a poter sfruttare questo Superbonus 110%, perché è fin troppo ovvio che quelle di minori dimensioni per fatturato o nate da poco in banca troveranno la porta sbarrata.

Per questo, si stanno muovendo da settimane le grandi società, che potendo avere accesso al credito stanno rivolgendosi ai condomini per promuovere la cessione del credito, offrendo loro la possibilità di sub-appaltare i lavori a una ditta di fiducia. Tutto bello, se non fosse che il governo ha come al solito pasticciato.

La misura sarebbe dovuta entrare in vigore dall’1 luglio, insieme a tutte le altre contenute nel Decreto “Rilancio”, ma manca ad oggi la conversione in legge, che presuppone l’approvazione di Camera e Senato entro il 18 luglio, sperando che i provvedimenti presentati non blocchino il tutto. A quel punto, bisognerà attendere i decreti attuativi, perché una cosa è una legge astratta, un’altra la sua esplicazione pratica. Non è finita, perché l’Agenzia delle Entrate dovrà emanare chissà quante circolari per chiarire i contenuti del Superbonus. Insomma, se ne parlerà a settembre. E va da sé che nessuno inizierà a chiedere un solo euro in banca o ad iniziare i lavori senza conoscere la legge nei dettagli. Troppo alto il rischio di ritrovarsi “fregati” dallo stato.

Ed ecco che anche quei condomini che avevano già deciso di effettuare lavori, nell’attesa di saperne di più sul decreto stanno rinviandoli. Di fatto, quello che avrebbe dovuto essere un volano per il rilancio della nostra economia dopo l’emergenza Covid si è trasformato nel solito boomerang all’italiana. L’edilizia rimane uno dei comparti più pro-ciclici per l’economia domestica e sostenerla crea sempre giro d’affari e posti di lavoro. Partendo da ottime intenzioni, il governo Conte si è perso strada facendo e adesso non sembra più capace di rassicurare sui tempi, spronando al rinvio dei lavori e ritardando così la ripresa.

Il rischio di un boomerang

Non è un problema da poco, tant’è che in Parlamento già si discute di estendere la misura al 2022, anche perché i tempi tecnici per tradurre i provvedimenti in lavori di riqualificazione energetica o di messa in sicurezza degli edifici sono più stretti che mai.

Bisogna tenere in considerazione, ad esempio, che gran parte di questi interventi avvengono durante la bella stagione per ovvie ragioni, ma così facendo il governo sta impedendo alle imprese di partire proprio nelle settimane clou e quando il Superbonus diverrà operativo rischia di non venire sfruttato subito per un fattore tipicamente climatico, specie nelle regioni del nord.

E’ l’esempio di come il governo non ne faccia una giusta anche quando si fa venire una felice idea. Sono quasi 25 milioni gli appartamenti in Italia, per cui la misura riguarderebbe una porzione enorme della popolazione e con benefici che non si limitano all’aspetto immediatamente economico, riguardando tra l’altro i risparmi energetici delle famiglie, l’ecosostenibilità, la sicurezza degli edifici e l’esternalità positiva di ambienti più gradevoli nelle nostre città. E quest’ultimo aspetto ha un impatto anche sul turismo, perché case vecchie e mal curate sono percepite negativamente dagli stranieri che visitano i nostri borghi. Passare dalle parole ai fatti deve essere imperativo, altrimenti stiamo rischiando di frenare la ripresa di un comparto trainante della nostra economia. Il governo deve capire che gli effetti annuncio hanno non solo un’efficacia espansiva, ma possono rivelarsi un boomerang.

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